L’Ue in breve

Reding: più donne nei posti decisionali”Se l’Europa intende seriamente uscire dalla crisi e diventare un’economia competitiva grazie a una crescita intelligente e inclusiva, dovrà sfruttare meglio il talento e le capacità delle donne; includerle nel lavoro ci aiuterà a uscire dalla crisi”. L’uguaglianza di genere è uno dei punti fermi della strategia “Europa 2020″ di cui ha discusso il Consiglio europeo del 25-26 marzo. Viviane Reding, commissario per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, ritiene sia però necessario elaborare una strategia specifica per l'”uguaglianza di genere” che dovrebbe essere adottata nei prossimi mesi. Presentando uno studio ad hoc, nel corso di una riunione informale dei ministri per la pari opportunità tenutasi proprio il 25-26 marzo a Valencia, la Reding ha ricordato che nei consigli di amministrazione delle maggiori imprese europee quotate in borsa solo un membro su 10 è donna e la guida delle banche centrali europee è monopolizzata da governatori uomini. “Una piena rappresentanza, sia maschile che femminile, nelle alte cariche, gioverebbe all’economia: diversi studi hanno peraltro sottolineato i riscontri benefici della diversificazione di genere dimostrando il nesso positivo tra la percentuale di donne in posizioni chiave e le prestazioni aziendali”. Da uno studio condotto in Finlandia risulterebbe ad esempio che “le imprese dove le donne e gli uomini sono equamente rappresentati nel consiglio di amministrazione sono in media 10% più proficue di quelle dominate da uomini”. La stessa Reding ha quindi lanciato “un appello a tutte le imprese e a tutti governi affinché si impegnino a fondo per far sì che la parità di genere ai posti di comando diventi una realtà concreta. Tengo inoltre a incoraggiare le donne di talento affinché raccolgano la sfida di essere presenti nei consigli di amministrazione e di candidarsi alle alte cariche”. Va inoltre segnalato che la Commissione ha inteso affermare il proprio impegno verso una maggiore parità di genere in tutte le politiche dell’Ue pubblicando il 5 marzo scorso la “Carta delle donne”.Irlanda e Paesi del Nord “regno” dello sportMaschio, istruito, del nord Europa: è il profilo medio del cittadino Ue che svolge con maggiore regolarità attività fisica durante la settimana. Il dato emerge da un’indagine anticipata il 29 marzo da Eurobarometro e dalla Commissione i cui risultati saranno discussi in occasione del Forum europeo dello sport del 19 aprile e nella riunione informale dei 27 ministri dello sport che si terrà a Madrid il 20-21 aprile. Secondo l’istituto demoscopico il 40% dei cittadini comunitari pratica sport almeno una volta alla settimana e il 65% “fa un qualche tipo di esercizio fisico”. Ma un quarto dei cittadini “è quasi completamente inattivo”. “L’Irlanda e i Paesi nordici prendono lo sport più sul serio e infatti il 23% dei cittadini irlandesi fa sport cinque volte la settimana o anche più mentre quelli di Svezia, Finlandia e Danimarca raggiungono i piazzamenti più alti dichiarando di fare esercizio fisico una volta a settimana o più”. All’altra estremità della classifica “soltanto il 3% dei cittadini della Bulgaria, della Grecia e dell’Italia afferma di praticare sport regolarmente”. Androulla Vassiliou, commissario allo sport, dichiara: “Coloro che praticano sport hanno più energia e conducono una vita maggiormente attiva. In una società che invecchia è importante aiutare i cittadini a conservare più a lungo la salute”. Secondo Eurobarometro “gli uomini si dedicano di più a sport ed esercizio fisico rispetto alle donne”. L’indagine individua inoltre “una correlazione tra condizione socioeconomica e attività fisica: il 64% delle persone che hanno lasciato la scuola a 15 anni afferma di non fare mai sport mentre questa percentuale scende al 24% per coloro che hanno lasciato gli studi dopo i vent’anni”. Vassiliou intende, anche sulla base di questi elementi, proporre all’Unione una iniziativa per promuovere l’esercizio fisico in tutti i Paesi aderenti: si tratterebbe di un programma denominato “Sport” che “supporterà i progetti e integrerà le politiche condotti negli Stati membri”. Scorrendo l’indagine si possono riscontare altri risultati di rilievo. Ad esempio i cittadini hanno preferenze diverse per quanto concerne il luogo in cui fare attività fisica: “l’83% degli sloveni preferisce farla all’aria aperta, seguiti dal 76% dei finlandesi e dal 67% degli estoni”, mentre “l’esercizio all’aria aperta entusiasma soltanto il 27% degli intervistati in Grecia, il 28% dei maltesi e il 29% dei romeni”. Ancora: i centri di fitness “sono maggiormente popolari tra gli svedesi (31%) e i ciprioti (22%), mentre soltanto il 2% degli intervistati francesi e ungheresi li apprezza”. Grazie ad Eurobarometro si scopre poi che nel complesso i cittadini ritengono che le loro autorità locali facciano abbastanza per offrire loro opportunità di svolgere esercizio fisico.