Comece: morto mons. Josef Homeyer La Chiesa in Europa “perde uno dei suoi più ardenti artigiani” mentre l’Europa “dal canto suo perde un grande europeo”: mons. Adrianus van Luyn, presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), ricorda il suo predecessore, mons. Josef Homeyer, vescovo emerito di Hildesheim, scomparso il 30 marzo. Membro della Comece dal 1990, mons. Homeyer ne assunse la guida dal 1996 per tredici anni, accompagnando l’ampliamento dell’Ue verso est, la fase costituente, l’avvio della moneta unica e di una maggiore integrazione economica e politica. Mons. Van Luyn (vescovo di Rotterdam) sottolinea “l’impegno senza sosta” di mons. Homeyer “per una più efficace presenza delle conferenze episcopali presso le istituzioni comunitarie”, con uno sguardo particolarmente attento “ai paesi dell’Europa centrale e orientale” per prepararli, anche con l’appoggio delle Chiese, all’adesione all’Ue, avvenuta nel 2004. “La sfida di coniugare la libertà con la solidarietà e il senso di responsabilità in politica, nell’economia e nella società, sono idee che costituirono il filo conduttore dei suoi anni di presidenza alla Comece”. Mons. Van Luyn segnala inoltre come il vescovo Homeyer fosse “convinto della necessità di affermare l’eredità cristiana nel Preambolo” della Costituzione Ue oltre ad esplicitare i “valori comuni quale bussola” per la politica e l’attività economica europea.Mosca: in preghiera per le vittimePreghiere per le vittime e i loro familiari, per il popolo russo, per il bene della città di Mosca. Subito dopo gli attentati che hanno colpito il 29 marzo due stazioni della metropolitana di Mosca nell’ora di punta, le Chiese preferiscono esprimere, nel dolore, il silenzio della preghiera. Di “dolore nel cuore” parla il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill che ha dato incarico al clero di “visitare i feriti negli ospedali”. Ed aggiunge che “purtroppo non è la prima volta” che la Russia è vittima di simili attacchi terroristici e che “il pericolo è in agguato per tutti noi in qualsiasi momento”. “Ma la risposta a questo pericolo non deve essere la paura, il panico e la rabbia. Ma “l’unità del nostro popolo”. Appena saputo degli attentati, all’arcidiocesi cattolica della Madre di Dio di Mosca si è fatto un giro di telefonate per sapere se qualcuno della comunità cattolica fosse stato colpito. Le esplosioni sono infatti avvenute in un momento in cui, tra l’altro, a quell’ora vengono celebrate le messe in due chiese vicine alle zone colpite. “Ma per fortuna – dice al telefono mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca – abbiamo trovato tutti lì, è stata una questione di minuti”. Poi confessa: “Qualunque cosa venga detta in questo momento risulta fuori luogo”. Lo “sconcerto” è forte. “Viviamo in questo popolo” e attentati di questo genere – fa osservare l’arcivescovo – “vanno a colpire la gente innocente e semplice”. L’unica cosa che l’arcivescovo si sente di dire è che le Chiese cattoliche di Mosca e Pietroburgo anticiperanno la celebrazione della Messa crismale, si pregherà per le vittime, “per il bene di questo popolo e di questa città”.Francia: calorosa difesa del PapaDifesa totale per l’operato di Benedetto XVI contro i casi di pedofilia nella Chiesa. Scendono in campo anche i vescovi francesi e con loro il presidente della Conferenza episcopale francese, il card. André Vingt-Trois che al termine dell’Assemblea plenaria di primavere da Lourdes si lancia in una calorosa difesa del Papa. “Di fronte alla campagna di diffamazione e calunnia, che è stata organizzata per offuscare l’immagine del Papa – ha detto -, abbiamo voluto inviargli un messaggio di solidarietà e di comunione. Sappiamo tutti con quale vigore egli ha agito, prima come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi come Sommo Pontefice, per mettere a disposizione dei vescovi i modi per affrontare con forza e chiarezza le situazioni penali”. Nel messaggio al papa, i vescovi francesi scrivono: “Noi tutti proviamo vergogna e rammarico per gli atti abominevoli perpetrati da alcuni sacerdoti e religiosi. Ci uniamo alle vostre parole forti destinate alle vittime di questi crimini. Coloro che hanno commesso questi atti sfigurano la nostra Chiesa, feriscono le comunità cristiane ed estendono il sospetto su tutti i membri del clero”. “Constatiamo anche – scrivono i vescovi al Papa – che questi inaccettabili fatti sono utilizzati in una campagna volta ad attaccare la vostra persona e la vostra missione al servizio del corpo ecclesiale. Noi tutti soffriamo per questi attacchi sleali e indegni e ci teniamo a dirvi che portiamo con lei la pena che provocano queste calunnie che vi colpiscono ed esprimiamo la nostra comunione e il nostro sostegno”. “In questo anno sacerdotale e nel momento in cui celebreremo presto la Settimana Santa e la Messa Crismale, vogliamo rinnovare la nostra fiducia nei nostri sacerdoti. Noi li incoraggiano nella loro fedeltà al dono ricevuto e alla missione loro affidata da Cristo nella sua Chiesa”.Polonia: accuse al Papa “infondate”Dopo gli arcivescovi presidenti delle Conferenze episcopali di Francia, Inghilterra e Galles, anche il primate della Polonia, l’arcivescovo Henryk Muszynski, scende in campo e prende le difese del Papa, esprimendo la sua “unità spirituale” con Benedetto XVI in un comunicato pubblicato sul suo sito web il 29 marzo, “di fronte ad un attacco mediatico senza precedenti contro Benedetto XVI”. “Credo – ha aggiunto – che tutte le insinuazioni secondo cui Benedetto XVI abbia cercato di nascondere e tacere i casi dolorosi di questo tipo di abuso siano completamente infondate e difficili da capire se non come una forma di attacco diretto alla persona e alla dignità del Papa e come n tentativo di screditare la Chiesa cattolica”. Mons. Muszynski si dice anche “sorpreso che un caso avvenuto 30 anni fa, rispetto ad un sacerdote morto il cui caso fu presentato alla Congregazione per la dottrina della fede nel 1996, sia utilizzato contro il Papa, che all’epoca ne era prefetto”. L’arcivescovo fa riferimento ad un caso di abuso avvenuto negli Stati Uniti negli anni ’70 sul quale hanno dato informazioni dettagliate sia l’Osservatore Romano, sia il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.