COMECE

Rilanciare l’idea

Le Chiese per l’Europa nelle parole del vescovo Gianni Ambrosio

Credere nell’Ue, agire per la “casa comune”, facendo risuonare chiaramente e con convinzione, all’interno della società europea e nelle sedi istituzionali, l’eco del Vangelo. Mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e rappresentante della Conferenza episcopale italiana presso la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) è intervenuto venerdì 19 marzo al convegno intitolato “Fare l’Europa. Le radici e il futuro”, svoltosi dal 18 al 20 marzo a Piacenza (Italia) e promosso dalla Federazione italiana dei settimanali cattolici (186 giornali), da “il nuovo Giornale”di Piacenza e da SIR Europa.Dialogo strutturato. Il vescovo Ambrosio ha concentrato il suo intervento soprattutto su due aspetti: la linea di marcia intrapresa in questa fase dall’Unione europea, sia sul piano dei problemi e delle riforme interne sia riguardo le sfide che essa deve affrontare nel contesto globalizzato; la necessità di un dialogo strutturato tra le chiese presenti nel vecchio continente e la stessa Unione, così da arricchire il cammino di quest’ultima con il vissuto di comunità credenti che possano contribuire a “dare un’anima” all’Europa, come invocato quasi un ventennio fa, nel pieno della svolta del Trattato di Maastricht, dall’allora presidente della Commissione Ue, Jacques Delors. A proposito di tale dialogo (che dev’essere “aperto, trasparente e regolare”), finalmente sancito dall’articolo 17 del Trattato di Lisbona, Ambrosio ha affermato: “Il dialogo comporta l’ascolto reciproco, il confronto costruttivo, la discussione aperta” tra Ue e Chiese presenti in Europa. I “deficit di crescita”. Mons. Ambrosio ha quindi dedicato un’ampia parte della sua riflessione a individuare quali possano essere gli ambiti in cui l’integrazione europea è maggiormente sollecitata a fornire risposte convincenti e praticabili, orientate al “bene comune europeo” e non solo rispondenti agli interessi dei singoli Stati. Ampia l’analisi centrata sulla strategia “Europa 2020”, all’ordine del giorno in questa fase nelle sedi istituzionali di Bruxelles e Strasburgo, che si occupa della crescita economica in relazione alla competitività, alla conoscenza, alla ricerca, senza tralasciare il cambiamento climatico, l’energia, l’istruzione, la lotta contro la povertà. “Il deficit di crescita riguarda l’economia – ha puntualizzato l’oratore -: certamente in questo contesto di grave crisi economica il presidente della Commissione Barroso non può che partire da tale situazione nella sua dichiarazione programmatica. Gli altri obiettivi, qualitativi e sociali, di Europa 2020 sono per molti aspetti legati alla crescita economica. Ma non si può ignorare il rischio che essa, quanto mai necessaria, sia di fatto l’unico vero punto dell’attuale strategia Ue. È lecito chiedersi se il graduale declino dell’Europa”, di cui peraltro parla Barroso, “possa venir superato solo con l’auspicata crescita economica, dopo che lo stesso presidente parla del futuro europeo a rischio”. Per Ambrosio “vi sono anche, come è ben evidente, altri deficit di crescita” e “sarebbe opportuno indicarli e affrontarli con le varie espressioni della società civile europea e con le chiese e le comunità religiose”. Radici, storia, valori. “Si tratta innanzitutto – ha chiarito il vescovo italiano – di rilanciare l’idea stessa di Europa, si tratta di rendere l’Europa più vicina ai cittadini, di ricuperare, adattandola alla nuova realtà europea, quell’idealità che ha dato origine al processo di unificazione europea”. Qui sono giunti i richiami alle intuizioni dei “padri” dell’integrazione (Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer), al portato storico della caduta del Muro di Berlino e delle successive acquisizioni. “L’avventura europea, intrapresa con audacia da persone lungimiranti, ha fatto sì – ha spiegato mons. Gianni Ambrosio – che i cittadini europei si incontrassero e imparassero a conoscersi meglio. Così, rileggendo insieme la loro storia, i cittadini europei hanno scoperto quello che avevano e hanno in comune, percependo meglio anche le loro differenze, viste però su questo fondamentale sfondo comune. Molte diffidenze legate al passato non sono ancora superate, certo, e il processo di conoscenza reciproca, di collaborazione, di politica comune è ancora lungo. E tuttavia l’idea europea sembra indiscussa, il destino comune europeo appare segnato”. Risulta peraltro evidente che l'”idea di Europa unita” si configuri oggi “meno evidente”; gli ostacoli non mancano e occorre pensare a difficoltà nuove, come il declino demografico, il nodo della tutela della famiglia e della vita, la povertà che persiste, il dialogo tra le diverse culture, l’interreligiosità… Da qui l’invito a “rilanciare culturalmente l’integrazione europea favorendo la centralità delle persone e della società civile”, e ad andare oltre l’idea “dell’homo economicus, chiuso in se stesso, per favorire l’immagine di un uomo europeo che riconosce i suoi legami con gli altri, con le sue radici, con la sua storia, con i suoi valori”.