Polonia: mobilitazione a favore della vitaMassiccia mobilitazione in Polonia dei movimenti pro-life a favore del diritto alla vita con una serie di iniziative che si stanno promuovendo dal 17 al 25 marzo, giorno in cui la Chiesa polacca celebra nella solennità dell’Annunciazione la “Giornata della Santità della Vita”. Slogan scelto per le manifestazioni e gli incontri di preghiera: “La luce per la vita”. Intanto sabato 20 marzo è terminato nel santuario mariano di Jasna Gora l’annuale pellegrinaggio pro vita, al quale quest’anno hanno partecipato oltre mille persone. In un messaggio, i partecipanti hanno inviato la loro solidarietà a quanti in Spagna sostengono il diritto alla vita e che “con il loro impegno e la loro determinazione testimoniano all’Europa e al mondo come opporsi alla civiltà della morte”. In occasione della Giornata del 25 marzo in alcune città polacche verranno aperte nuove “finestre della vita” dove le madri, in modo del tutto anonimo, possono lasciare i loro figli senza privare i neonati di cure adeguate. Negli ultimi 4 anni in Polonia, grazie soprattutto alla Caritas, sono state aperte 37 “finestre”, nella maggior parte presso le case di varie congregazioni religiose e centri ospedalieri. È stato possibile salvare una trentina di bambini, afferma il direttore della Caritas polacca p. Marian Subocz che promette di aprire al più presto almeno una “finestra della vita” in ciascuna delle 41 diocesi polacche. In una lettera ai fedeli, il vescovo di Opole mons. Andrzej Czaja ha scritto: “La Chiesa per il bene dell’uomo difenderà sempre la vita umana e la sua dignità, ad ogni stadio di sviluppo e dell’esistenza; per il bene delle generazioni future si opporrà sempre a tutte le forme di offesa alla dignità umana così come alle leggi ingiuste che limitano la libertà dei coniugi nelle decisioni riguardanti la trasmissione della vita. Quel compito è un obbligo per ciascuno di noi. È l’Annunciazione e il Vangelo della Vita”. Francia: tra cattolici ed ebrei, amicizia irrevocabileEbrei e cattolici sono uniti da una “amicizia che ha carattere irrevocabile”. Parole decise quelle usate da mons. Jérôme Beau, vescovo ausiliare di Parigi nonché membro del Consiglio episcopale per le relazioni con il giudaismo, per condannare l’incidente accaduto domenica 21 marzo nella Cattedrale Notre-Dame di Parigi. Agli appuntamenti organizzati dalla diocesi parigina nell’ambito delle “Conferenze di Quaresima” era stato invitato il rabbino Rivon Krygier. Era la prima volta che un rappresentante delle comunità ebraiche prendeva la parola nella cattedrale parigina ma dopo una breve presentazione del relatore fatta dall’arcivescovo card. André Vingt-Trois, un uomo ha urlato dalla platea invitando i presenti a recitare un rosario, “in riparazione dello scandalo”. A quel punto una quarantina di persone – aderenti a gruppi di tradizionalisti (Civitas e Mjcf) che ieri hanno rivendicato via web l’incidente – hanno cominciato a urlare “Viva Gesù, via la Croce” e fatti uscire dalla cattedrale hanno esposto un manifesto di 15 metri “Notre Dame non è una sinagoga”. La Conferenza del rabbino è continuata ma si è svolta in una saletta interna della cattedrale e ripresa in video per la platea. “Era la prima volta – ricorda mons. Beau – che un rabbino partecipava ad una conferenza di Quaresima ed era anche la prima volta che questo tema del dialogo interreligioso e della dichiarazione Nostra Aetate fosse affrontato in questo contesto. Questo invito esprime per se stesso il progresso di questo dialogo e del rispetto reciproco”. Il vescovo cerca poi di ridimensionare la portata dell’incidente, ricordando che ad accogliere ed applaudire il rabbino c’erano in cattedrale 1.200 persone. Ed aggiunge: “La linea del Vangelo non cambia! Non faremo mai un passo indietro rispetto al cammino tracciato dal Vaticano II, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. Al contrario, gli applausi con i quali si è salutato l’intervento del rabbino dimostrano l’adesione dei cattolici all’apertura e all’amicizia”.Italia: Cei, appello per un voto responsabileSi è aperto, il 22 marzo a Roma, il Consiglio episcopale permanente della Cei. Nella sua prolusione il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, ha affrontato diversi argomenti: tra questi, oltre alla pedofilia, alle vicende internazionali legate ai terremoti ad Haiti e in Cile, alla recrudescenza degli attacchi ai cattolici, anche i temi della difesa della vita, della riaffermazione dei “valori non negoziabili” in politica e della esigenza che a rappresentare i cittadini ci siano cittadini onesti e possibilmente pervasi dei valori cristiani. Circa il primo aspetto ha rilevato che in Europa nel solo 2008 “quasi tre milioni di bambini non sono nati” a causa dell’aborto, “ossia uno ogni undici secondi”. Ha collegato questa tendenza alla introduzione in Italia della pillola Ru486, che “banalizzerà l’aborto (…) giacché l’idea di pillola è associata a gesti semplici”. Quanto alle imminenti elezioni regionali (28 marzo) ha ricordato valori quali “dignità della persona umana”, “indisponibilità della vita dal concepimento alla morte naturale”, “libertà educativa e scolastica”, “famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna”, come anche “accoglienza verso gli immigrati”, “libertà dalla malavita”. “Si tratta – ha detto – di un complesso indivisibile di beni, dislocati sulla frontiera della vita e della solidarietà”. Quanto, infine, alla onestà nella vita politica, ha ammonito: “non è vero che tutti rubano”, ma se anche ciò accadesse “non si attenuerebbe in nulla l’imperativo dell’onestà”. I lavori del Consiglio permanente dei vescovi proseguiranno fino a giovedì 25 marzo.