Euromed: le decisioni dell’Assemblea di AmmanLa situazione in Medio oriente, soprattutto relative al conflitto tra israeliani e palestinesi; i rapporti di collaborazione fra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; l’organizzazione istituzionale interna: sono tra i temi principali della sessione plenaria dell’Assemblea parlamentare euromediterranea (Apem) svoltasi ad Amman, in Giordania, dal 12 al 14 marzo. Dibattiti fitti e qualche scontro politico hanno caratterizzato questa nuova tappa dell’Assemblea che raccoglie rappresentanti degli Stati di Europa, Asia e Africa. In un documento approvato dai deputati dei Paesi aderenti, si chiede all’Unione dei Paesi del Mediterraneo (Ump) di proporre un calendario per l’istituzione di uno Stato palestinese, “possibilmente entro 2 anni, che includa Gaza e la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est”. A Israele – la delegazione dello Stato ebraico ha espresso la propria contrarietà su questo punto – si intima invece di sospendere gli insediamenti di coloni: “La continua espansione degli insediamenti sta distruggendo la fiducia tra le parti, minando l’autorità dei negoziatori palestinesi e pregiudicando l’esito dei negoziati sullo status finale”. Dalla delegazioni del Parlamento europeo, presente ai lavori, è stata sottolineata la necessità di fondare ogni possibile soluzione al conflitto sulla “fiducia reciproca”, sui vantaggi della pace e sul “costo e i rischi della non-pace”. In un’altra risoluzione, dedicata ai vantaggi prodotti e potenziali dell’Unione per il Mediterraneo, si parla invece dell’impulso alla crescita economica, per l’affermazione della democrazia e “per affrontare questioni come l’acqua, l’energia e l’immigrazione”. Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Ue, in un suo intervento ha affermato che l’Apem “è un ponte politico sul Mediterraneo, una forma unica di cooperazione” e può “fare avanzare il processo di pace e le economie della regione”. La tre-giorni di Amman non ha portato a risposte certe per quanto riguarda il finanziamento dei progetti euro mediterranei, ha adottato invece raccomandazioni sulla libertà d’espressione e il rispetto per il credo religioso, sulla “conservazione e sostenibilità del mare comune”. L’Assemblea ha quindi accettato due nuovi Paesi membri (Croazia e Montenegro) e ha infine approvato la proposta di istituire un segretariato generale e di dotarsi di un proprio bilancio.La Commissione per il dopo-CopenaghenDare immediata attuazione al testo approvato lo scorso dicembre a Copenaghen e assicurare un’assistenza finanziaria rapida ai Paesi in via di sviluppo. La Commissione Ue ha definito la propria linea per “mantenere l’impulso delle iniziative globali volte ad affrontare i cambiamenti climatici”. Il collegio guidato da José Manuel Barroso ritiene inoltre che l’Ue debba insistere per “concludere un accordo valido e giuridicamente vincolante a livello mondiale”. “La Commissione è decisa a mantenere l’impulso a favore dell’azione di lotta ai cambiamenti climatici in tutto il mondo”, ha affermato Barroso. La comunicazione adottata dal collegio “definisce una strategia chiara, riguardante le fasi successive necessarie per dare rinnovato vigore ai negoziati internazionali e coinvolgere i nostri partner in questo percorso. Intendo chiedere al prossimo Consiglio europeo”, fissato per il 25 e 26 marzo, “di sostenere la strategia, anche sulla base di ulteriori consultazioni che la commissaria Hedegaard avvierà, su mia richiesta, con i principali partner internazionali”. Connie Hedegaard ha detto in proposito: “I cambiamenti climatici potranno essere contenuti solo con l’intervento di tutti i principali emettitori. Naturalmente, nessuno più di me si augura di poter giungere a risultati conclusivi in Messico; tuttavia, i segnali che giungono da varie capitali dei principali” Stati inquinatori “non rendono questo obiettivo molto probabile”. A Copenaghen “il mondo ha avuto un’opportunità unica e non è stata sfruttata nella sua interezza: adesso – ha aggiunto la commissaria danese – dobbiamo garantire i passi necessari e fare del nostro meglio per ottenere dei risultati specifici e importanti a Cancún e per garantire il raggiungimento di un accordo sulla forma giuridica al più tardi in Sudafrica”, prossime tappe dei negoziati per il dopo-Kyoto. “L’esempio più convincente di leadership che ora l’Europa può dare è l’adozione di interventi concreti e decisi per trasformare l’Ue nella regione più compatibile con il clima al mondo; ciò ci permetterà anche di rafforzare la sicurezza energetica, di stimolare una crescita economica più ecocompatibile e di creare nuova occupazione”. La comunicazione propone una tabella di marcia per il processo negoziale che ripartirà ad aprile. Consapevole delle difficoltà che permangono in materia, la Commissione indica il 2011 come data possibile per un accordo operativo per contrastare i cambiamenti climatici.