CONSIGLIO EUROPEO
“Europa 2020”, cambiamenti climatici e solvibilità delle Grecia
“Europa 2020” e seguito della Conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici: Herman van Rompuy, presidente “stabile” del Consiglio europeo, alla sua prima convocazione di un summit dei 27, segnala due soli punti all’ordine del giorno per la riunione dei capi di Stato e di governo del 25 e 26 marzo a Bruxelles. Come sempre nel periodo che precede un vertice, le diplomazie sono al lavoro per preparare le discussioni e le decisioni che, di fatto, i leader politici saranno chiamati a suggellare. Ma sull’appuntamento della prossima settimana aleggia il problema della solvibilità della Grecia, ci si domanda cosa sia concretamente la strategia “Europa 2020” e come dovrà proseguire l’azione per la salvaguardia dell’ambiente, tenuto conto degli scarsi risultati cui si era giunti nella capitale danese.Meno parole, più fatti. “Il presidente del Consiglio europeo – si legge nella bozza di programma del rendez-vous di fine marzo – intende limitare l’ordine del giorno ai punti che saranno effettivamente esaminati” dai leader Ue. Ovvero: inutile scrivere tanti argomenti quando se ne possono oggettivamente trattare ben pochi in un lasso di tempo limitato (i summit non durano mai più di un giorno di lavoro, inframmezzato da cene ufficiali, conferenze stampa, incontri bilaterali…). Van Rompuy precisa: “Sulla scorta della comunicazione della Commissione intitolata Europa 2020, il Consiglio sarà invitato a esprimere il suo accordo sul quadro generale della nuova strategia dell’Unione per la crescita e l’occupazione. In particolare sarà invitato” a convenire su “un numero limitato di obiettivi quantitativi a livello” comunitario “che saranno poi tradotti in obiettivi nazionali differenziati”. In tale ambito il Consiglio “valuterà gli sforzi che l’Ue e gli Stati membri stanno compiendo per far fronte all’attuale crisi economica”. Il presidente sottolinea in particolare gli aspetti legati a vigilanza e regolamentazione finanziarie: il Consiglio si occuperà, in questo contesto, della preparazione del prossimo G20. Nel frattempo gli occhi restano puntati sulla situazione ad Atene e sulla proposta di istituire un Fondo monetario europeo per intervenire a favore di Paesi dell’area euro in eventuale difficoltà. Seguirà un dibattito sul dopo – Copenhagen, “per quanto riguarda il processo negoziale a livello internazionale”.Il contributo del Parlamento Ue. Anche l’Europarlamento ha voluto contribuire al dibattito su “Europa 2020” che dovrà prendere il posto della fallita Strategia di Lisbona. L’Assemblea nel corso dell’ultima plenaria ha infatti approvato una risoluzione, sollecitando un “approccio ambizioso” alla crisi attraverso un “maggior coordinamento delle politiche economiche nazionali”, unito a sanzioni e incentivi per garantire l’attuazione di Ue2020. Si invoca dunque un ritorno agli investimenti nella formazione, nella conoscenza, nella ricerca applicata, volti alla creazione di un’economia sostenibile e posti di lavoro di qualità. Parole per la verità risuonate tante altre volte nei palazzi dell’Unione, alle quali si aggiungono richieste esplicite per assicurare la stabilità dell’euro, intensificare la vigilanza finanziaria, completare il mercato unico e sostenere le piccole e medie imprese. Per non parlare degli inviti a “promuovere la formazione”, “riformare i sistemi di sicurezza sociale”, “aumentare la flessibilità dei lavoratori e dell’età pensionabile”.Coordinare le politiche economiche. “Bisogna rafforzare la governance economica europea nel quadro della nuova strategia Europa 2020”: volendo ribadire alcuni punti fermi per affrontare l’emergenza della crisi e i casi di squilibri finanziari, i leader dei tre principali gruppi politici all’Europarlamento – Popolari, Socialisti e democratici, Liberaldemocratici – avevano addirittura firmato un documento congiunto. Joseph Daul, Martin Schulz e Guy Verhofstadt, nel presentare la risoluzione comune poi effettivamente approvata in emiciclo, avevano spiegato che “la strategia di Lisbona è fallita per la mancanza di impegno politico degli Stati membri”. I tre eurodeputati chiedevano al Consiglio europeo di passare dal “metodo aperto di coordinamento”, che non avrebbe sinora portato risultati perché fondato sulle sole pressioni tra i governi in materia di politiche economiche, “a strumenti vincolanti”. Daul, Schulz e Verhofstadt chiedevano inoltre alla Commissione “di utilizzare tutte le basi giuridiche del nuovo trattato volte a migliorare il coordinamento economico e a svolgere attività di supervisione dei piani d’azione nazionali”. I tre gruppi avevano poi richiamato le linee dell’economia sociale di mercato, la necessità di procedere verso la creazione di posti di lavoro “durevoli e di qualità”, il sostegno alle Pmi e al settore della ricerca. La stessa risoluzione passata in aula afferma che “il consolidamento di bilancio e le politiche economiche devono essere strettamente coordinate” proprio per favorire il completamento del mercato unico, la crescita equilibrata, dare lavoro agli europei nel quadro di una economia “verde”.