ALBANIA
Le attese del Paese alla luce della “Caritas in Veritate”
Esperti in dottrina sociale della Chiesa e in scienze economiche hanno presentato il 6 marzo a Tirana (Università “Madre del Buon Consiglio”) la lettera enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate”. L’incontro, promosso dalla Conferenza episcopale albanese (Cea) insieme alla Caritas nazionale, era stato annunciato alla plenaria di ottobre dei vescovi albanesi, i quali avevano manifestato l’intenzione di approfondire l’enciclica con un simposio nazionale. Il Santo Padre si è reso presente, in questo simposio, oltre che con le parole del documento, anche attraverso il nunzio apostolico in Albania, mons. Ramiro Moliner Inglès, il quale ha salutato i presenti a nome del Pontefice.Nell’attuale clima, reso teso dalla crisi economica che sta colpendo molti Paesi, il documento di Benedetto XVI si rivela di grande attualità, hanno rilevato i diversi relatori nei loro commenti alla “Caritas in veritate”. Sviluppo integrale, persona umana, fraternità, dono, diritti, doveri, solidarietà, sussidiarietà, collaborazione tra i popoli, tecnica: sono alcune delle parole che hanno accompagnato la presentazione dell’enciclica. Da subito nelle parole dei relatori è emerso il legame stretto con tutta la tradizione della dottrina sociale della Chiesa, in modo particolare nel primo capitolo, nel quale si riprendono i principi basilari della “Populorum progressio” di Paolo VI. In continuità con quanto detto in precedenza, il Papa riafferma che la via maestra della dottrina sociale della Chiesa è l’amore (n.2) ed essa diventa così “la forza propulsiva” per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera (n.1). La mancanza di questo amore rende arida la relazione personale dell’uomo con Dio e con il prossimo, in quanto la sua esistenza garantisce la sostanza a tali relazioni.Lo sviluppo integrale della persona e dei popoli viene ribadito da Benedetto XVI, riprendendo il pensiero di Paolo VI, come una vocazione che richiede la responsabilità di tutti e nessuna struttura politica e sociale la può sostituire. Lo sviluppo è strettamente collegato all’annuncio del Vangelo, in quanto i cristiani solo nell’ambito di questo annuncio partecipano e diventano protagonisti dello sviluppo. Dunque, per il cristiano la partecipazione allo sviluppo è una testimonianza della carità di Cristo attraverso opere di giustizia e di pace (n.15). Non si può pensare che l’attuale crisi si risolva da sé, ma bisogna assumersi la responsabilità di trovare delle risposte concrete. In particolare occorre intervenire urgentemente su alcuni aspetti, quali la povertà, il valore della vita in tutte le sue fasi, i fenomeni migratori, la disoccupazione, l’abuso dell’ambiente, lo sfruttamento senza criterio delle risorse naturali (cibo e acqua). Una risposta concreta a queste problematiche può essere una strada per uscire dalla crisi.I valori del dono e della gratuità sono concetti che contrastano con una logica di commercio e di profitto, ma sicuramente permettono la creazione di legami saldi e umani. L’investimento non solo in strutture che portano profitto, ma anche in quelle che sono destinate ad attività di carattere sociale ed educativo potrebbe essere un modo per garantire un futuro al rapporto tra economia ed etica.Doveri e diritti nel campo dello sviluppo si estendono sulla stessa natura dell’uomo: ecco perché il messaggio di questo documento è valido per tutti e anche per legislatori, economisti, politici che, come in Albania, spesso non sono cristiani. L’applicazione di alcune idee riguardo alla disoccupazione, il principio della sussidiarietà strettamente legato a quello della solidarietà, la creazione di una leadership internazionale con potere effettivo: sono proposte concrete che il Papa offre al mondo. Anche l’economia e la società albanese dopo un periodo in cui il modello di sviluppo era solo quello sovietico comunista mischiato a quello cinese, si sono viste aggredite da un modello neoliberale, a volte senza regole. Quale il modello migliore per un’Albania che spera d’integrarsi nell’Unione europea? Quale contributo possono dare i cristiani? Sono interrogativi che rimangono ancora aperti, ma riflettendo su questo documento i cristiani cattolici in Albania sicuramente sapranno dare delle risposte concrete mediante il loro impegno nella vita sociale e politica del Paese.