Turchia, Spagna, Ucraina

Turchia: solidarietà per le vittime del terremoto “Le notizie che abbiamo sono poche e frammentate. Il sisma ha colpito una zona di antica presenza cristiana. Stiamo cercando di saperne di più per poter organizzare con la Caritas Turchia un primo soccorso alle popolazioni colpite”. È quanto ha dichiarato a SIR Europa mons. Luigi Padovese, presidente dei vescovi di Turchia, parlando del sisma che ha colpito una zona vicino la città di Elazig, nella Turchia centro-orientale. Ad una prima scossa di 6 gradi Richter avvertita alle 04:32 locali (le 03:32 in Italia) e durata un minuto, si sono succedute altre 30 scosse di assestamento di intensità minore. Per il momento le vittime sarebbero 57 con 60 feriti, ma il bilancio è provvisorio in quanto sotto le macerie ci sarebbero diverse persone. Molte delle vittime erano residenti del villaggio di Okcular, gravemente colpito anche il villaggio di Yukari Kanatli. Nell’area continuano ad arrivare squadre di soccorritori, per la ricerca di eventuali superstiti. Proprio in questi giorni si sta svolgendo in Turchia, ad Istanbul l’incontro annuale del Comitato congiunto del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e la Conferenza delle Chiese Europee (Kek). “Informati” del terremoto che ha colpito il territorio vicino alla città di Elazig (Sud-Est della Turchia, in un comunicato i partecipanti all’incontro “assicurano al Governo e alle persone della Turchia, specialmente quelle colpite da questo tragico evento, la loro simpatia e preghiera”. Spagna: “immensa gioia” per la visita del PapaIl viaggio del Papa è un invito a “recuperare le nostre radici cristiane” che riflette l’interesse per “certi aspetti fondamentali della storia della Chiesa e del cattolicesimo in Spagna” e la preoccupazione “per temi e problemi del nostro tempo, non solo per come vengono vissuti in Spagna ma anche nel resto d’Europa e del mondo”. Durante l’omelia della domenica (7 marzo) il card. Antonio María Rouco Varela, presidente della Conferenza episcopale spagnola e arcivescovo di Madrid, ha espresso “immensa gioia” per la visita di Benedetto XVI in Spagna prevista nel mese di novembre. Il Papa celebrerà l’Anno Santo Giacobeo a Santiago de Compostela come pellegrino della fede, per poi consacrare la Cattedrale della Sacra Famiglia di Barcellona. La storia della Spagna è inconcepibile senza “la predicazione del primo Apostolo che venne fin qui”, ha aggiunto il card. Rouco Varela, e la visita del Santo Padre presuppone “un richiamo molto forte affinché il processo di evangelizzazione non si affievolisca in alcun momento” ma si caratterizzi, invece, “come anima e midollo dell’azione pastorale della Chiesa, e come invito per tutti gli spagnoli a recuperare le loro radici cristiane”. Per il card. Rouco Varela, la fede in Spagna ha sviluppato “in primo luogo una cultura etica e morale, sempre centrata sul riconoscimento indiscutibile della dignità dell’uomo e della persona umana e di tutti quegli aspetti che ad essa attengono: la vita, la famiglia, il bene comune, la solidarietà, la giustizia e soprattutto l’esistenza concepita e vissuta all’insegna dell’amore di Cristo”.Ucraina: il cappellano dei giovani e dei militariLa Chiesa cattolica ucraina “ha finalmente riconquistato la sua libertà, ed oggi la cura pastorale non è preclusa ad alcuna confessione religiosa”. Rispetto alla Chiesa ortodossa, “i cattolici tendono ad andare incontro alla gente, e non aspettano che qualcuno vada da loro a fare domande sulla fede”. Padre Stepan Sus, 29 anni, responsabile della cappellania dell’Accademia militare di Lviv, la più grande del Paese, racconta la propria esperienza all’associazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre. Insieme ad un altro sacerdote e a un diacono, padre Sus si dedica all’apostolato tra i soldati ed insegna filosofia all’Accademia. All’inizio, spiega – “molti soldati non avevano che un’idea rudimentale della fede, o addirittura nessuna”. Oggi invece, “superato l’iniziale scetticismo, partecipano regolarmente alle sessioni catechistiche e alla celebrazione della Liturgia divina, e molti si ritrovano in gruppi di preghiera”. I sacerdoti tengono anche catechesi per le famiglie dei militari, aiutati da 35 seminaristi. Un impegno a 360 gradi che “ha importanti conseguenze: molti soldati si fanno battezzare. E quattro giovani hanno lasciato il servizio militare e sono entrati nel seminario dello Spirito Santo per divenire sacerdoti”. Il giovane cappellano si occupa anche di pastorale giovanile, e racconta di avere lanciato un’iniziativa a favore di 300 bambini orfani o abbandonati: “Attualmente – spiega – è sostenuta da 50 giovani volontari e da alcuni soldati che tentano di far sentire loro il calore di una casa e di una famiglia”. “Servire il prossimo – conclude – è per questi giovani cristiani un modo concreto di vivere e dare testimonianza della propria fede”.