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Perché anche in Europa?

La povertà interroga il ricco e vecchio continente

Domenica 14 febbraio, il Santo Padre Papa Benedetto XVI ha visitato l’Ostello dedicato a “Don Luigi Di Liegro”, primo direttore della Caritas diocesana di Roma. Durante la visita, il Papa ha incontrato spiritualmente tutti i poveri d’Europa, esprimendo ad solidarietà essi e ponendosi come esempio per tutti noi.Come segno di tale comunione, Comece e Caritas Europa hanno sollecitato incontri analoghi tra i vescovi e i poveri in quella stessa domenica, che è il giorno in cui si celebrano i santi patroni d’Europa Cirillo e Metodio.A seguito di tale invito, si sono svolti vari incontri in oltre 60 diocesi in tutta Europa. Nel suo discorso ai poveri riuniti alla Stazione Termini, il Papa ha detto: “La mia visita avviene nell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, indetto dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea. Venendo in questo luogo come vescovo di Roma, la Chiesa che fin dai primi tempi del cristianesimo presiede alla carità, desidero incoraggiare non solo i cattolici, ma ogni uomo di buona volontà, in particolare quanti hanno responsabilità nella pubblica amministrazione e nelle diverse istituzioni, ad impegnarsi nella costruzione di un futuro degno dell’uomo, riscoprendo nella carità la forza propulsiva per un autentico sviluppo e per la realizzazione di una società più giusta e fraterna”.Il Papa ha sottolineato la giustizia e la fratellanza come valori fondamentali per la pacifica convivenza delle nostre società, in cui, secondo Eurostat, 85 milioni di persone soffrono privazioni materiali e un bambino su cinque vive in condizioni di povertà. Viene da chiedersi:Com’è possibile ciò nella parte più ricca del pianeta? Una domanda simile fu posta agli abitanti di Londra da T. S. Eliot: “Quando lo Straniero dice: che cosa significa questa città? Vi stringete l’uno all’altro perché vi amate? Che cosa risponderete? ‘Noi abitiamo tutti insieme per far soldi l’uno dall’altro’ oppure ‘Questa è una comunità’?”Secondo la dottrina sociale della Chiesa, non soltanto la necessità naturale (“naturalis necessitas”), ma anche la carità (“naturalis impetus ad societatem”) è una delle forze primarie che ci portano a vivere insieme. L’amicizia civile e la fratellanza sono anche fattori reali, che garantiscono la stabilità di una società (“per amicitiam videntur conservari civitates”). Necessità significa che abbiamo bisogno l’uno dell’altro per garantire i nostri interessi. La carità si riferisce esclusivamente alla generosità. “Per promuovere una pacifica convivenza che aiuti gli uomini a riconoscersi membri dell’unica famiglia umana – ha detto Benedetto XVI -, “è importante che le dimensioni del dono e della gratuità siano riscoperte come elementi costitutivi del vivere quotidiano e delle relazioni interpersonali. Tutto ciò diventa giorno dopo giorno sempre più urgente in un mondo nel quale, invece, sembra prevalere la logica del profitto e della ricerca del proprio interesse”.Il tempo di Quaresima offre una buona occasione per mettere in pratica una conversione nelle nostre micro-relazioni (con gli amici, con i parenti e all’interno dei piccoli gruppi) e nelle nostre macro-relazioni (sociali, economiche e politiche). Convertirsi significa – ha sottolineato il Papa – “andare controcorrente”, contro questo stile di vita artificiale e incoerente che così spesso ci domina e ci rende prigionieri della mediocrità. Non soltanto la Quaresima ma tutto l’Anno europeo per la lotta alla povertà può costituire l’occasione per introdurre più carità nella nostra vita sociale e per prendere sul serio le parole di Gesù: “io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato”.