PARLAMENTO UE

Due grandi impegni

Diritti umani nel mondo e patrimonio europeo

La voce dell’Europa si alza per denunciare la compromessa situazione dei diritti umani in diversi Paesi del mondo, come Iran, Afghanistan, Guinea Conakry, Yemen, Cina. Dall’1 al 26 marzo si svolge a Ginevra, in Svizzera, la sessione annuale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite. Il Parlamento Ue è presente con una delegazione, che porterà in discussione i punti principali di una risoluzione adottata dall’Assemblea.Diritti dell’infanzia, no alla tortura. Il testo approvato dagli eurodeputati denuncia la violazione di diritti e libertà fondamentali nel mondo e pone l’accento in particolare sui diritti dell’infanzia e sulla persistenza del ricorso alla tortura. I delegati a Ginevra sono Laima Liucija Andrikiene (Lituania), Eduard Kukan (Slovacchia), Richard Howitt (Regno Unito). Il Parlamento sottolinea, nella sua risoluzione, la necessità di affrontare con particolare attenzione altri temi: “Il chiarimento delle regole di detenzione nel quadro della lotta al terrorismo”, la soluzione del conflitto a Gaza tra palestinesi e israeliani, la candidatura di Teheran a far parte del Consiglio Onu per i diritti umani, cui il Parlamento si oppone esplicitamente. Laima Liucija Andrikiene ha sottolineato inoltre che “fra i temi sollevati dall’Eurocamera figura l’impatto della crisi economica” (povertà, emarginazione sociale) “sulla situazione dei diritti umani nel mondo”.Più deputati e funzionari. Il Parlamento europeo si prepara nel frattempo alla prossima sessione plenaria che si terrà a Strasburgo dall’8 all’11 marzo, dove si parlerà, fra l’altro, di politica estera e di concorrenza. L’Assemblea si sta anche attrezzando ad accogliere 18 nuovi eurodeputati, secondo quanto previsto dal Trattato di Lisbona. Sempre in riferimento al Trattato, tenuto conto dell’aumento dei poteri e delle competenze che spettano all’Assemblea, il Parlamento ha deciso di ampliare i suoi organici con l’assunzione di 150 funzionari, che andranno soprattutto a rafforzare i ranghi delle commissioni parlamentari e dei gruppi politici. La spesa aggiuntiva, a carico del bilancio dell’istituzione, si aggira attorno ai 13 milioni di euro l’anno.Strasburgo: presentazione di Epe. La prossima settimana, a margine dei lavori, verrà presentata a Strasburgo l’iniziativa dell’Etichetta del patrimonio europeo (Epe). Nella sede del Parlamento sarà presente la commissaria cipriota, delegata alla istruzione e cultura, Androulla Vassiliou. L’intento prefissato per Epe è di “accrescere il senso di appartenenza dei cittadini a una identità europea e a uno spazio culturale comuni”: il progetto vedrà dunque il “battesimo ufficiale” dopo una lunga fase di preparazione. L’Ue intende in questo modo “attirare l’attenzione” su luoghi e monumenti-simbolo, che “celebrano l’integrazione europea, così come gli ideali e la storia dell’Unione”. Per vedersi attribuire questa etichetta, “i siti del patrimonio devono valorizzare la loro dimensione europea”. Quelli sinora selezionati (64 luoghi in 18 Paesi, 17 Stati Ue più la Svizzera) possono apporre all’entrata un’insegna con il logo Epe. Alcuni di essi rimandano alle origini del processo politico di integrazione, come ad esempio la casa di Robert Schuman a Scy-Chazelles (Lorena, Francia), che ne conserva le memorie. Nell’elenco dei siti che rientrano nel progetto del marchio Epe figurano anche i cantieri navali di Danzica (Polonia), dove si sviluppò, attorno al sindacato Solidarnosc, una delle più estese proteste popolari che portarono al crollo del blocco sovietico.Da Cluny alla cattedrale di Cracovia. Altri luoghi che hanno finora ottenuto il marchio Epe confermano le “radici” storiche dell’Europa: fra questi l’abbazia di Cluny, il Palazzo dei papi ad Avignone (entrambi in Francia), la cattedrale di Cracovia (Polonia). Altre “tappe” di questo possibile viaggio nella storia dell’integrazione segnalano arte e cultura: vi figurano siti archeologici, palazzi arcivescovili, castelli, monumenti come l’acropoli di Atene (Grecia) o il centro storico di Riga (Lettonia). L’iniziativa dell’Etichetta europea è stata preceduta da una consultazione on line che ha visto la risposta di 220 organizzazioni di 26 nazioni. Da questa è emerso, come spiega un documento della Commissione Ue, “che l’89% di coloro che hanno risposto ritiene che l’Epe possa avere l’effetto di rafforzare la cittadinanza europea attraverso una maggiore sensibilizzazione dell’eredità comune, l’incoraggiamento a visitare i siti in questione e la formazione riguardo al patrimonio culturale” continentale. La stessa Commissione riconosce che “la consultazione non ha avuto successo nel coinvolgere un elevato numero giovani”; d’altro canto si ritiene che “l’etichetta può e deve considerare l’impegno nei confronti dei giovani cittadini come un obiettivo centrale”, sul versante storico, informativo, educativo e civile.