ITALIA
Mezzogiorno: un nuovo documento dei vescovi
“L’allargamento dell’Unione europea ha posto il Mezzogiorno di fronte a nuove opportunità ma anche a rischi inediti: da un lato, ha permesso l’accesso a canali finanziari e commerciali più ampi, dall’altro ha accresciuto la concorrenza, a causa dell’ingresso massiccio di Stati a basso reddito medio, più attraenti per le imprese in ragione del minor costo della manodopera”. È quanto si legge nel documento della Conferenza episcopale italiana dal titolo “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, diffuso il 24 febbraio, a 20 anni dalla pubblicazione del documento “Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno”. “Purtroppo i dati statistici – proseguono i vescovi italiani – mostrano che il Mezzogiorno non coglie gran parte delle nuove opportunità per una scarsa capacità progettuale, una ancor più bassa capacità di mandare a effetto i progetti e mantenere in vita le nuove realizzazioni e, comunque, una radicale fragilità del suo tessuto sociale, culturale ed economico e, non per ultimo, la frequente mancanza di sicurezza. Eppure le sue vaste risorse, tuttora non valorizzate, potrebbero diventare opportunità di sviluppo nel grande mercato europeo, aprendo maggiori possibilità di sbocco per le imprese meridionali e promuovendo una nuova centralità geografica del Mediterraneo”. Come esempi virtuosi, il testo cita università e centri di ricerca, ma anche imprese ed entità amministrative, che “hanno già stabilito in questi anni una serie di rapporti con realtà rivierasche affini sia europee sia nord-africane”. In questa prospettiva, la Chiesa italiana considera quella del Mediterraneo “una vera e propria opzione strategica per il Mezzogiorno e per tutto il Paese, inserito nel cammino europeo e aperto al mondo globalizzato”.Per un federalismo “solidale, realistico e unitario”. “La prospettiva di riarticolare l’assetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti, se il federalismo accentuasse la distanza tra le diverse parti d’Italia. Potrebbe invece rappresentare un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un gioco di squadra”. È la posizione della Cei sul federalismo, espressa nel nuovo documento. “Un tale federalismo, solidale, realistico e unitario – affermano i vescovi – rafforzerebbe l’unità del Paese, rinnovando il modo di concorrervi da parte delle diverse realtà regionali, nella consapevolezza dell’interdipendenza crescente in un mondo globalizzato”. Un “sano federalismo”, per la Cei, “rappresenterebbe una sfida per il Mezzogiorno e potrebbe risolversi a suo vantaggio, se riuscisse a stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”. Tuttavia – ammoniscono i vescovi – “la corretta applicazione del federalismo fiscale non sarà sufficiente a porre rimedio al divario nel livello dei redditi, nell’occupazione, nelle dotazioni produttive, infrastrutturali e civili”. Sul piano nazionale, per la Cei, “sarà necessario un sistema integrato di investimenti pubblici e privati, con un’attenzione verso le infrastrutture, la lotta alla criminalità e l’integrazione sociale”. Questo perché: “un Mezzogiorno umiliato impoverisce e rende più piccola tutta l’Italia”, è la posizione della Chiesa italiana, secondo cui l’imminente ricorrenza del 150° anniversario dell’unità nazionale “ci ricorda che la solidarietà, unita alla sussidiarietà, è una grande ricchezza per tutti gli italiani, oltre che un beneficio e un valore per l’intera Europa”. Il Progetto Policoro. Tra i “segnali concreti di rinnovamento e di speranza che hanno per protagonisti i giovani, i vescovi citano in particolare il “Progetto Policoro”, avviato nel 1995 dalla Chiesa italiana “con l’intento di affrontare il problema della disoccupazione giovanile, attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, promuovendo e sostenendo l’imprenditorialità giovanile e costruendo rapporti di reciprocità e sostegno tra le Chiese del Nord e quelle del Sud, potendo contare sulla fattiva collaborazione di aggregazioni laicali che si ispirano all’insegnamento sociale della Chiesa”.Bisogna osare il coraggio della speranza: il nuovo documento della Cei si conclude con questo appello, che chiama in causa sacerdoti, “quanti lavorano a servizio del Vangelo e dei poveri”, consacrati e consacrate, famiglie, giovani, ma anche “uomini e donne di buona volontà, cercatori di giustizia e di pace”. L’obiettivo: “ricercare il bene comune nel rispetto della dignità di ogni persona, senza cedere a paure ed egoismo che alimentano miopi interessi di parte e mortificano la nostra tradizione solidaristica”.