RASSEGNA DELLE IDEE
Economia europea: un contributo di Jérôme Vignon (Ssf)
“In passato è spesso accaduto che l’Unione europea sia progredita nelle avversità”; dunque “non è vietato sperare che la messa in opera di un coordinamento straordinario di fronte all’attuale dittatura dei mercati finanziari generi la possibilità di cooperazioni economiche rafforzate più durature”. L’auspicio è di Jérôme Vignon, presidente delle Settimane sociali di Francia (Ssf). In una riflessione sul quotidiano cattolico francese “La Croix” (23/02), Vignon indica “tre visioni” per il governo economico dell’Europa.“Governance economica” e “comportamenti virtuosi”. “In uno dei suoi primi interventi pubblici, il nuovo presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy auspicava la costituzione” di un “governo economico per l’Unione europea” rammenta Vignon. Per questo, osserva, “i commentatori vedono nell’organizzazione dell’aiuto straordinario alla Grecia (alla quale l’Ue ha assicurato solidarietà ma ha chiesto misure rigorose per ridurre almeno del 4% il deficit entro il 2010, ndr) la realizzazione di questa idea, anche se le modalità ne rimangono ancora vaghe”. “Per valutare le conseguenze potenziali dell’inusitata solidarietà tra i membri dell’Eurogruppo” occorre “ritornare alla storia dell’idea di governo economico, strettamente legata alla genesi dell’Unione economica e monetaria”, il cui lancio “venne deciso dal Consiglio europeo nel 1989, sotto la presidenza di turno spagnola e su proposta dell’allora presidente della Commissione Ue Jacques Delors”. Secondo Vignon “in questa visione, che ancora oggi prevale con il nuovo trattato dell’Unione, il governo economico esercitato dall’Eurogruppo presieduto da Claude Juncker consiste in una governance economica, vale a dire nell’esercizio da parte di molti di una vigilanza destinata a garantire comportamenti virtuosi per mezzo di linee guida che vengono adeguate ogni anno e di un patto di crescita e di stabilità che contenga gli scivolamenti”. Cooperazione rafforzata. Successivamente, di fronte al “languore europeo” di fine anni’90 che ha accompagnato “i primi passi dell’euro”, Vignon rammenta le “voci levatesi da più parti”, in particolare quella di Jacques Delors, per raccomandare di procedere verso un “governo economico” inteso come “atteggiamento proattivo di cooperazione all’interno dell’Eurogruppo”. Non certo “per rilanciare le discipline budgetarie” spiega, bensì per “trarre vantaggio dalla complementarietà fra le economie nazionali: incoraggiare più rigore presso alcune”, avviare “in modo concertato difficili riforme fiscali”, definire “un calendario a lungo termine di riforme strutturali come l’allungamento della durata della vita lavorativa”, trovare un accordo sul “finanziamento di grandi investimenti strutturali su scala europea”. Entrare in questa logica, osserva il presidente delle Settimane sociali, “avrebbe implicato il riconoscimento all’Eurogruppo di un ruolo leader” nel quadro giuridico vincolante della “cooperazione rafforzata”. Visione tuttavia rigettata, perché considerata “eccessivamente federalista dalla stragrande maggioranza degli Stati in occasione dei lunghi negoziati per la Convenzione presieduta da Valéry Giscard d’Estaing”.Una logica “di solidarietà”. Oggi, secondo l’autore dell’articolo, si assiste ad una “terza visione implicita del governo economico”. La criticità della situazione ha portato alla messa in campo di un “dispositivo temporaneo” che “implica una solidarietà finanziaria eccezionale con dei Paesi minacciati, in cambio di maggiore ‘virtù’ da parte loro, anche se il termine è un eufemismo”. Come non rallegrarsi, afferma Vignon, “del fatto che oggi si manifesta una logica di solidarietà”, ancorché legata a interessi ben precisi, “non mostrata in un precedente Consiglio europeo nel marzo 2009, che aveva visto l’Ungheria e alcuni Paesi baltici lasciati in balia del Fondo monetario internazionale?”. In periodi difficili come il 1978, “il serpente monetario europeo (sistema comunitario di cambio creato nel 1972 con lo scopo di assicurare un’area di stabilità monetaria all’interno della Comunità europea, precursore dell’istituzione del Sistema monetario europeo del 1978 e primo passo verso l’unione monetaria e, infine, l’euro, ndr) è stato il frutto del rifiuto della dittatura di mercati eccessivamente speculativi, fonte di una crisi che ha messo a rischio i meccanismi della politica agricola comune”. Sull’esempio di quella procedura, che ha segnato l’inizio delle attività di coordinamento delle politiche economiche nazionali degli Stati Cee, il “coordinamento straordinario” messo attualmente in pratica può dare vita a “cooperazioni economiche rafforzate più stabili e durature”. “Si tratta – conclude Vignon – di una responsabilità all’altezza di un Consiglio europeo che ormai beneficia della continuità delle proprie decisioni e di un Consiglio dell’Eurogruppo dotato di specifica capacità di regolazione”.