L’Ue in breve

Anno contro la povertà: i sindacati parte attivaAnche la Confederazione europea dei sindacati (Ces-Etuc) “prenderà parte attiva” all’Anno europeo contro la povertà. L’organizzazione che raccoglie la gran parte delle sigle sindacali del continente promuoverà nel corso dell’anno una serie di iniziative di studio, sensibilizzazione e mobilitazione “perché la povertà e l’esclusione sociale sono ancora radicate nell’Ue”, mentre la recessione ha influito pesantemente sulla situazione delle categorie meno avvantaggiate e dei lavoratori. “La Strategia di Lisbona ha fallito nel tentativo di sradicare la povertà”, si legge in un documento Ces-Etuc. “Combattere la povertà non vuol dire solo trovare dei rimedi ma anche intervenire in anticipo per rafforzare e migliorare il sistema di protezione sociale”. I sindacati europei, guidati dall’inglese John Monks, insistono inoltre sulla urgenza di creare posti di lavoro e di “assicurare un salario dignitoso a tutti, indipendentemente dalla loro situazione sociale, professionale e personale”. Una riflessione specifica viene riservata alla necessità di fornire “servizi sociali e sanitari accessibili a tutti”. La Confederazione europea dei sindacati integrerà la mobilitazione nell’ambito dell’Anno contro la povertà con una mobilitazione particolare, nel 2010, per la difesa dell’occupazione.Frontex: sicurezza e lotta alla tratta di esseri umaniLa gestione dell’immigrazione attraverso l’Agenzia Frontex “ha finora sofferto della mancanza di risorse e di un coordinamento insufficiente tra autorità nazionali”. La Commissione Ue, muovendo da questa indicazione di fondo, ha presentato in settimana una proposta diretta a potenziare Frontex, lo strumento comunitario, con sede a Varsavia, che si occupa della gestione delle frontiere esterne. “L’obiettivo è rafforzare il quadro giuridico per assicurare il pieno rispetto dei diritti fondamentali durante le attività di Frontex e migliorare la capacità operativa dell’Agenzia nel sostenere gli Stati membri”. Il potenziamento dell’Agenzia si inserisce nel quadro del Programma di Stoccolma (sicurezza, giustizia e affari interni), approvato a dicembre dal Consiglio europeo. Concretamente Frontex coordina la cooperazione tra le pattuglie nazionali di frontiera, provvede alla formazione delle guardie di frontiera, accentra i dati sulla sorveglianza provenienti dai Paesi Ue e assiste gli Stati nelle operazioni congiunte di rimpatrio. La Commissione propone (la decisione spetterà congiuntamente a Parlamento e Consiglio) che gli Stati membri mettano a disposizione dell’Agenzia “più attrezzature e personale”; Frontex dovrebbe in futuro “dirigere le operazioni di pattugliamento alle frontiere insieme ai Paesi dell’Unione”. Cecilia Malmstrom, commissario agli Affari Interni, afferma: “La proposta spiana la strada a una maggiore solidarietà e cooperazione tra i Paesi Ue. Potremo così affrontare meglio i problemi dell’immigrazione irregolare e della tratta di esseri umani, rafforzando le garanzie per il pieno il rispetto dei diritti umani”. Frontex, istituita nel 2005, dispone di un organico di 220 persone e riceve annualmente dal bilancio comunitario una dotazione di 80 milioni di euro. Islanda verso l’Ue: parere positivo della Commissione”L’Islanda aderisce ai valori comuni dell’Ue, quali la democrazia, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani”. La Commissione ha espresso il suo parere – richiesto dal Consiglio nel luglio scorso, pochi giorni dopo la presentazione della domanda di adesione da parte del governo di Reykjavík – a proposito della possibile candidatura dell’isola a far parte dell’Europa comunitaria. Il via libera ai negoziati deve provenire dallo stesso Consiglio. Il commissario all’allargamento, Stefan Fule, ha affermato: “Questo parere è un passo importante nel processo di adesione e fornisce all’Islanda degli orientamenti circa gli sforzi da compiere per diventare membro dell’Unione”. “Sono certo – ha aggiunto Fule – che il Paese raccoglierà con determinazione le sfide indicate in questo parere”. Per far parte dell’Ue occorre che un Paese dimostri di rispettare i criteri economici e politici fissati dalla stessa Unione a Copenaghen nel 1993, recependo inoltre nel proprio sistema giuridico l’intero diritto comunitario (acquis). La candidatura islandese è stata letta a Bruxelles come il pieno convincimento da parte del governo nazionale che l’Ue rappresenti un aggancio concreto per la stabilizzazione economica e finanziaria: l’Islanda è stata infatti uno dei Paesi che hanno maggiormente risentito della recessione e degli squilibri dei mercati finanziari. Sullo stesso tema è intervenuto anche Jerzy Buzek, presidente dell’Europarlamento, nel corso della sessione plenaria del 24-25 febbraio, spiegando: “Gli ideali comunitari stanno raggiungendo i più lontani angoli del continente e ispirano speranza, prospettiva e solidarietà”. Buzek ritiene positivo che “una delle più antiche democrazie parlamentari nel mondo possa trovare posto nella famiglia Ue”.