COMMISSIONE UE

La ripresa è ancora lontana

Economia e occupazione: il realismo delle Previsioni intermedie

Modesti segnali di ripresa per quanto riguarda il Pil – ma non l’occupazione -, sui quali grava una complessiva situazione di incertezza. La fotografia dell’economia europea è delineata dalle Previsioni intermedie rese note il 25 febbraio dalla Commissione Ue. Germania e Francia riprendo il cammino, mentre la Spagna segnala ancora una condizione recessiva. Punti interrogativi anche per esportazioni e investimenti.“Serve una crescita forte e sostenibile”. “Per quanto stia prendendo corpo, la ripresa economica dell’Ue rimane fragile”: la Commissione europea lo afferma nelle Previsioni intermedie elaborate sui dati aggiornati e provenienti dalle maggiori economie comunitarie: Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia, che insieme rappresentano quasi l’80% del Prodotto interno lordo dell’Unione. L’Esecutivo ritiene che nel 2010 il Pil “dovrebbe crescere dello 0,7% sia nell’Ue27 che nell’area euro” (16 Stati aderenti che adottano la moneta unica). “Anche le proiezioni sull’inflazione rimangono in gran parte immutate”, rispetto alle previsioni di novembre, “all’1,4% nell’Ue27 e all’1,1% nell’area dell’euro”. Olli Rehn, commissario agli affari economici e monetari, al suo esordio nel nuovo incarico, ha affermato: “Riportare l’economia europea sulla via di una crescita forte e sostenibile dovrebbe essere il nostro principale obiettivo. Per conseguirlo, dobbiamo operare su due fronti: sul rilancio dell’economia e sul risanamento delle finanze pubbliche”. Secondo Rehn, “la nuova strategia Europa 2020, volta alla modernizzazione delle nostre economie” (in fase di elaborazione, sarà al centro del summit dei 27 a fine marzo) “dovrebbe andare di pari passo con il risanamento delle finanze pubbliche, in modo tale da creare i presupposti per una crescita sostenibile e la creazione di occupazione”.La situazione Paese per Paese. Nel documento elaborato dai servizi economici della Commissione si legge che nel corso del terzo trimestre 2009 il Pil reale “ha ripreso a crescere, ponendo fine alla recessione più lunga e più profonda della storia” comunitaria. “Le misure eccezionali messe in atto nell’Ue per far fronte alla crisi hanno svolto un ruolo importante”, imprimendo “all’economia una inversione di tendenza”. Durante il quarto trimestre, “tuttavia, e come previsto nell’autunno 2009, la graduale scomparsa degli effetti di alcuni fattori temporanei ha provocato un rallentamento della crescita”. Rehn ha dunque tratteggiato un quadro che, pur mostrando talune luci, resta carico di ombre. I dati sono fra l’altro molto diversi da Paese a Paese e fra i diversi settori produttivi. Se ad esempio si considera la crescita del Pil, Germania e Francia delineano un +1,2% che lascia ben sperare; per i Paesi Bassi si evidenzia invece +0,9%. In linea con il dato medio Ue è l’Italia (+0,7%) e, appena sotto, si colloca il Regno Unito (+0,6%). Sorprendente il dato polacco, che, sopravanzando tutti, arriva a +2,6%. Resta infine “sotto zero” la realtà economica spagnola (-0,6%). Export, investimenti, occupazione. Gli economisti notano comunque una “progressiva espansione dell’attività”; “sebbene – aggiungono subito – di recente i dati reali, specialmente quelli relativi alla produzione industriale e alle vendite al dettaglio, siano stati meno incoraggianti”. L’export potrebbe risultare un fattore di traino: “Un ambiente esterno migliore del previsto potrebbe rilanciare le esportazioni”. Restano invece piuttosto fermi gli investimenti: “Nel 2010, a causa dell’aggiustamento nel settore dell’edilizia abitativa richiesto in numerosi Stati membri, anche gli investimenti nel settore immobiliare rischiano di essere scarsi”. C’è poi il capitolo dei servizi finanziari e dei budget: “Da inizio 2009 le condizioni dei mercati finanziari sono migliorate, ma l’assestamento dei bilanci non è terminato e l’incertezza è ancora tanta”. Si passa quindi all’analisi del problema occupazionale, collegato alla realtà sociale: “Scarse prospettive d’investimento implicano solitamente un indebolimento del mercato del lavoro, che rischia a sua volta di frenare il consumo privato”.Indicatori mondali “incoraggianti”. Infine il quadro internazionale. Per la Commissione, nel corso del secondo semestre 2009 l’attività economica mondiale “si è dimostrata più solida di quanto previsto in precedenza, soprattutto nei Paesi emergenti dell’Asia”. Escludendo l’Ue, il Pil reale a livello mondiale nel 2010 “dovrebbe crescere del 4,25% circa”. Per il breve termine “gli indicatori mondiali sono incoraggianti”. Ma “più in là, a causa della progressiva scomparsa dell’effetto delle misure di stimolo” provenienti dai bilanci nazionali, “la crescita mondiale dovrebbe attraversare una fase di debolezza”. Occhi puntati, quindi, su Cina e India, oltre, naturalmente, all’economia statunitense.