CONSIGLIO D'EUROPA
La Corte europea dei diritti dell’uomo dopo la Conferenza di Interlaken
Pieno sostegno alla Corte di Strasburgo e alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani quale fondamento della giurisprudenza della Corte stessa; impegno rafforzato per la difesa dei diritti e delle libertà fondamentali in tutta Europa, nel quadro di una piena applicazione del principio di sussidiarietà; necessaria riforma della Corte, oberata da una giacenza di 120mila carichi pendenti. La Conferenza di Interlaken (Svizzera), svoltasi il 18 e 19 febbraio, ha posto alcuni punti fermi per un rilancio dell’organismo di giustizia nel più ampio quadro delle attività del Consiglio d’Europa dal quale dipende.Applicare la Convenzione. La Conferenza era stata promossa e organizzata dalla Confederazione elvetica, attualmente alla presidenza semestrale del Comitato dei ministri, massimo organo politico del Consiglio d’Europa, che, fondato nel 1949 con sede a Strasburgo, raccoglie 47 Paesi del vecchio continente. La Corte è l’organismo cui è demandato il compito di applicare e far rispettare la "Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali", elaborata nell’ambito del Consiglio ed entrata in vigore nel 1953. La Corte ha uno sguardo ad amplissimo raggio e si occupa dei casi più disparati a tutela dei diritti individuali e collettivi, della libertà di pensiero e di religione, per la difesa delle minoranze, spaziando, geograficamente, dalla Germania alla Svezia, dalla Turchia fino all’Azerbaigian, la Bosnia-Erzegovina, la Russia o la Georgia. Di recente è giunta sulle prime pagine dei giornali per la sentenza sulla esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche in Italia mentre sta per pronunciarsi sul problema dell’aborto sollevato da cittadine irlandesi. Troppi casi pendenti. Con la Dichiarazione di Interlaken (costituita da 7 pagine, con alcuni principi basilari, un "piano d’azione" corredato da un elenco di misure a breve e medio termine; disponibile al sito www.coe.int) i 47 Stati "ribadiscono la loro volontà di garantire l’avvenire a lungo termine della Corte" e la sua effettiva capacità di azione. "L’obiettivo della conferenza precisa una nota della presidenza di turno CdE – era di preparare il terreno per la futura riforma della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il varo di una dichiarazione congiunta segna la riuscita della conferenza". Il testo finale prevede "di riequilibrare il rapporto tra i casi in entrata e quelli evasi, di smaltire gli attuali 120mila casi pendenti e di garantire che i nuovi ricorsi possano essere sbrigati in tempo ragionevole". S’impone inoltre la volontà di "ottimizzare l’applicazione delle sentenze della Corte nei singoli Paesi e, di rimando, garantire un controllo efficace in materia da parte del Comitato dei ministri". Micheline Calmy-Rey, capo del dipartimento svizzero degli affari esteri e presidente del Comitato dei ministri CdE ha commentato: "A Interlaken abbiamo gettato le basi per la riforma della Corte". Il segretario CdE, Thorbjorn Jagland, ha aggiunto: "Salveremo la Corte perché non abbiamo altra scelta. Sono gli europei a chiederlo". Una riforma necessaria. A Interlaken era naturalmente presente anche il presidente della Corte di Strasburgo, Jean-Paul Costa, il quale ha dichiarato: "La Corte, pur mantenendo la propria indipendenza, è disposta a percorrere con determinazione la via tracciata a Interlaken". La Dichiarazione pone in evidenzia il "contributo straordinario della Corte alla protezione dei diritti dell’uomo in Europa", diritti che si sono ampliati ed evoluti rispetto agli anni ’50, epoca in cui fu stesa la Convenzione. D’altro canto si riconosce che l’interpretazione e l’applicazione del dettato della Convenzione deve tener conto di una interpretazione uniforme e rispettosa delle specificità nazionali e del principio di sussidiarietà, chiamando in causa, per la stessa tutela dei diritti e delle libertà essenziali, gli Stati e i sistemi giuridici nazionali. Via libera al Protocollo 14. Sempre da Interlaken è giunta la notizia che la Russia ha depositato lo strumento di ratifica del Protocollo n. 14 alla Convenzione, già ratificato dagli altri 46 Stati CdE. In questo modo il Protocollo potrà entrare in vigore il 1° giugno 2010. "Si tratta di un’eccellente notizia per tutti gli europei", ha commentato Jagland. "La Corte potrà ora trattare in maniera più efficiente i numerosi ricorsi pervenuti e contribuire, in tal modo, al rafforzamento dei diritti fondamentali all’interno del nostro continente". L’entrata in vigore del Protocollo 14 "apre inoltre la strada all’adesione dell’Unione europea alla Convenzione", resa possibile con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Tale Protocollo introduce novità relative alle decisioni di ammissibilità dei ricorsi, ai nuovi criteri di ammissibilità (oltre alle condizioni già esistenti, quali l’aver già percorso i diversi gradi di giudizio nazionali), ai maggiori poteri del Comitato dei ministri per avviare un’azione giudiziaria davanti alla Corte in caso di inottemperanza alla sentenza da parte di uno Stato.