REPUBBLICA MOLDOVA
Intervista con mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau
La fragile situazione politica della Moldova, che da un anno è senza Presidente della Repubblica. La povertà e la forte spinta migratoria verso l’estero, soprattutto da parte delle donne e quindi il dramma dei figli lasciati soli in patria. Il fenomeno della tratta e il recente fenomeno del “turismo sessuale”. Di questo parla mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau, in questa intervista a SIR Europa. Lo abbiamo contattato mentre era a Roma, con i 16 vescovi romeni di rito romano e greco cattolico per la visita “ad limina apostolorum” dal Papa. Si terrà poi quest’anno a Chisinau l’incontro delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa che su iniziativa del Ccee si svolgerà dal 25 al 28 febbraio ed avrà per tema: “I diritti dei cattolici nella società dove sono in minoranza. Il contributo dei cattolici alla realizzazione del bene comune nella società: difficoltà e nuove sfide”. Come è oggi la situazione politica del Paese dopo le drammatiche vicende che avete vissuto lo scorso anno con le elezioni?“Quanto è avvenuto in Moldova nell’aprile dello scorso anno ha rappresentato un momento di cambiamento del Paese, confermato dalle elezioni ultime che hanno visto la sconfitta del Partito Comunista, che pur essendo risultato il partito con maggior consenso da parte del Paese ha dovuto subire la maggioranza dei quattro altri partiti che hanno rappresentato l’opposizione nella fase elettorale ed oggi sono la Governo. Purtroppo la stabilità non è stata ancora raggiunta, perché non essendo il Parlamento riuscito ad eleggere il Presidente della Repubblica, posto vacante da quasi un anno, si dovrà andare a nuove elezioni dopo l’estate. L’attuale Governo ha fatto una scelta di chiara adesione all’Europa, cercando subito nell’Unione Europea un alleato forte, ma rimane pur sempre il legame storico con la Russia, che è pur sempre nella visione popolare un punto di riferimento”. Qual è l’aspetto della povertà che più la preoccupa?“La Moldova è sottoposta ad una fase di crisi, come la gran parte dei Paesi europei, anche se risulta essere un Paese di riferimento per la delocalizzazione degli investimenti europei all’estero, primo Paese fra tutti l’Italia. Il ministero dell’Economia moldavo ha nei giorni scorsi evidenziato una fase di lenta crescita. È certo che l’economia locale trae forza dalle rimesse degli emigrati – un quarto della popolazione è all’estero – che da sempre hanno rappresentato un prodotto interno che ha mosso molto il settore agricolo e immobiliare, oltre alla piccola industria. Tutto ciò non è servito ad abbattere la soglia della povertà, che vede ancora oggi un altro quarto del Paese in condizioni di forte disagio sociale. L’emigrazione rappresenta per la popolazione un obiettivo ed i Paesi di maggiore interesse sono la Russia e l’Italia: cifra significativa è rappresentata dai venticinquemila visti rilasciati nel corso del 2009 ai cittadini moldavi dall’Ambasciata di Italia a Chisinau. La spinta migratoria viene dal fatto che la popolazione ha paura della povertà, dovendo vivere con uno stipendio medio di circa centottantadue euro al mese. La povertà sociale coinvolge molto i ragazzi, che possono essere definiti orfani sociali essendo le loro madri badanti in Italia: ogni badante o assistente familiare in Italia è una madre assente dalla famiglia moldava. Teniamo conto che il 68% dell’emigrazione è composta da donne. Altra fascia sociale drammaticamente povera sono gli anziani, che rappresentano un passato dimenticato ed abbandonato. È facile comprendere quanto la Chiesa cattolica moldava sia impegnata in questi settori d’impegno sociale”.Sul fenomeno della tratta, cosa ha da dire? Ha qualche appello da fare?“Il fenomeno del traffico degli esseri umani, e in particolare per scopi sessuali, ha rappresentato la grande sofferenza di questo stupendo Paese, che ha visto tante giovani ragazze vittime di sistemi criminali e svendute lungo le strade dell’Europa da parte di uomini senza scrupoli. La Chiesa cattolica ha tanto lavorato in Moldova nel contrasto alla tratta, basti pensare all’opera meritoria della Fondazione Regina Pacis, andando per le strade, parlando ai politici e agli studenti, riportando in famiglia tante giovani, creando per loro attività lavorative. Il fenomeno si è molto ridimensionato, perché molto si è lavorato con una pastorale della strada intensa. Un appello sento di dover fare all’Europa: non aspettiamo che queste ragazze diventino vittime lungo le strade per ricordarci di loro, ma andiamo loro incontro in Moldova per dare loro la speranza che non muore mai. Al ridimensionamento del fenomeno della tratta ha fatto seguito la crescita del turismo sessuale, che vede la Moldova Paese meta di personaggi che fanno un uso personale, oggetto di mercato, della donna. Oggi la Chiesa cattolica sta lavorando molto sul concetto della dignità della donna e sulla rivalutazione della sua femminilità come valore”. Di cosa ha più bisogno il popolo moldavo? “Oggi i moldavi vogliono ampliare conoscenze e relazioni, vogliono uscire dalla piccola dimensione di un Paese per troppo tempo periferia dell’Unione Sovietica, vogliono conoscere l’Europa e comprendere anche la funzione che la Chiesa ha assunto nei diversi percorsi di europeizzazione. I moldavi vogliono conoscere il Vangelo e cercano la catechesi o il dialogo con preti preparati; vogliono gli oratori perché i loro ragazzi non stiano per le strade, ma in ambienti sicuri; vogliono le azioni di carità per trovare pane e speranza; vogliono le scuole materne con progetti educativi e forme educative nuove; vogliono certezze e ben sanno che la Chiesa cattolica, con l’impegno costante di sacerdoti e religiosi, può dare queste certezze, senza necessariamente chiedere di lasciare il credo ortodosso”.Cosa significa essere Chiesa di minoranza?“I cattolici in Moldova rappresentano circa l’1% della popolazione. La Chiesa cattolica in Moldova è dunque una minoranza, ma l’essere minoranza è anche una grande opportunità e certamente un grande dono di Dio, perché educa all’umiltà della pastorale, dove l’efficacia dell’azione è data dalla capacità di far valere la personale credibilità. Chi si avvicina alla Chiesa cattolica, e forse sceglie di esserne parte, lo fa per la novità della proposta, per la concretezza dell’impegno, per la coerenza che ben si coniuga con le scelte evangeliche. Capita spesso di sentirsi additare per scelte nella vita e nell’impegno, e la diversità, frutto di sacrificio e di coerenza, trasforma la minoranza nel “seme che muore” per produrre i suoi frutti. Oggi la Chiesa cattolica in Moldova sta seminando tanto, ma i frutti verranno raccolti da altri pastori ed in altri periodi della storia. Non dobbiamo aver paura di essere minoranza, perché questo è un grande dono che Dio ci ha fatto, ma dobbiamo aver paura di non essere il ‘seme che muore’, cioè di non dare al popolo moldavo quanto è giusto che riceva da noi, per crescere nella dimensione umana e cristiana”.Che cosa vi aspettate dall’Europa?“La Moldova attende di entrare in Europa. Oggi è solo un Paese di prossimità e rappresenta il confine tra l’Unione europea e l’ex blocco sovietico. Il cammino verso il possibile ingresso è ancora lungo e soprattutto vanno risolte le problematiche interne sulle quali l’Unione Europea sta molto incalzando: la situazione della regione separatista della Transnistria, i fenomeni della corruzione e dell’emigrazione irregolare, la tracciabilità dei confini con la Romania e l’Ucraina, la certezza del diritto. Si tratta di problemi molto delicati che un Paese che vuol far parte dell’Europa deve almeno affrontare con scelte chiare. I moldavi vorrebbero essere liberi di camminare in Europa, però sono tuttora regolamentati dal regime dei visti, anche se è già stato sottoscritto un accordo di facilitazione. L’ingresso in Europa va preparato, soprattutto attraverso l’abbattimento delle numerose sacche di povertà, oltre alla risoluzione di problemi concreti a beneficio della popolazione. Ma dall’Europa si attendono i valori, soprattutto per la tutela della famiglia, per il rispetto della vita, per una maggiore democrazia e rispetto della dignità umana. Non basta immettere denaro, su cui bisogna anche vigilare, perché bisogna anche comunicare scelte politiche e sociali che devono essere parte concreta di un Paese che vuol definirsi democratico”. SchedaLa Chiesa cattolica è ufficialmente in Moldova dal 1993. Ha il suo vescovo dall’anno 2000 e oggi è una diocesi al servizio del popolo moldavo, che ha una forte tradizione cristiana. I cattolici in Moldova rappresentano circa l’1% della popolazione. Oltre alle diciassette Parrocchie distribuite in tutto il Paese, che svolgono un’attenta attività pastorale grazie alla presenza di sacerdoti e religiosi provenienti da diverse nazioni, c’è una quotidiana “pastorale sulla strada” fatta di disponibilità verso chi ha bisogno, servizi socio-assistenziali competenti, dialogo con la gente comune, disponibilità verso tutti. È questa la pastorale più efficace che porta i moldavi a conoscere la Chiesa cattolica e soprattutto il suo spirito missionario, che non punta al proselitismo, ma al dialogo religioso, alla conoscenza reciproca, alla condivisione di programmi pastorali e soprattutto all’amicizia che è il punto di partenza di ogni miglior azione ecumenica. Qualche dato: su una popolazione di 4 milioni di persone, i fedeli laici cattolici sono 20 mila. Sono seguiti da 18 sacerdoti diocesani e 16 sacerdoti religiosi. 422 sono i religiose e le religiose e 17 le parrocchie. Nel seminario, studiano 5 seminaristi.