IRLANDA
Per rialzarsi dalla tragedia della pedofilia
Lavori e colloqui serrati quelli che il 15 e 16 febbraio i vescovi irlandesi hanno avuto con Benedetto XVI per discutere insieme a lui della “difficilissima situazione” in cui si trova la Chiesa cattolica di Irlanda in seguito alla pubblicazione di due Rapporti governativi sugli abusi sui minori commessi da membri ecclesiastici in strutture religiose. All’incontro con il Santo Padre hanno partecipato i 24 vescovi dell’isola, accompagnati dal card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh e presidente della Conferenza episcopale. Per la Santa Sede, erano presenti oltre ai vertici della segreteria di Stato, anche alcuni capi di dicastero della curia romana, i cardinali Re, Levada, Hummes, Rodé, Grocholewski e l’arcivescovo Coccopalmerio nonché il nunzio apostolico di Irlanda. Un tempo di prova. “Per la Chiesa le prove possono venire dall’esterno o dall’interno. Entrambe sono dolorose, ma quelle che provengono dall’interno sono naturalmente più dure e umilianti”. Lo ha detto il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone nell’omelia pronunciata alla messa celebrata nelle grotte vaticane della basilica di San Pietro con tutto l’episcopato di Irlanda, inaugurando così l’incontro che i 24 vescovi irlandesi hanno avuto con il Santo Padre. “Siete venuti tutti insieme – ha detto il card. Bertone – per ascoltare il Successore di Pietro e presentargli le vostre iniziative circa la difficilissima crisi in atto nella Chiesa del vostro Paese”. Per questo, “invochiamo in modo particolare lo Spirito Santo, affinché questo incontro sia colmo di carità nella verità e susciti rinnovato impegno di comunione e di unità tra i Pastori e con i fedeli loro affidati”. Il cardinale ha ricordato che “la prova da una parte umilia, e dall’altra produce la pazienza e un approfondimento della fede”. Ed ha aggiunto: “Ma non basta essere umiliati, bisogna diventare umili di cuore”. “Solo se si arriva all’umiltà autentica e sincera – ha detto il card. Bertone -, la grazia di Dio può agire in profondità e realizzare una vera rinascita”. Solo la “infinita misericordia di Dio” “può colmare l’abisso più profondo. Lo può fare, però, purché il peccatore riconosca la propria colpa in piena verità”. Il segretario di Stato ha poi messo in guardia l’episcopato irlandese da “un’altra tentazione”: “quella che tende a far perdere la fiducia in Dio, spingendo nello scoraggiamento e nella disperazione”. Ed ha aggiunto: “Sì, le tempeste fanno paura. Anche quelle che scuotono la barca della Chiesa per colpa dei peccati dei suoi membri. Ma da queste tempeste, per la grazia di Cristo, può venire la grazia della conversione e una fede più grande: quando tutta la nostra sicurezza viene meno e ci sentiamo perduti, è più facile affidarci totalmente a Lui, il Signore”. L’indicazione del segretario di Stato ai vescovi di Irlanda quindi è quella di radicarsi nella “umiltà e fiducia”: “ecco – ha concluso – quanto il Signore si aspetta da noi”.La preoccupazione del Papa. “Sono venuto a Roma molte volte nella mia vita, ma mai con le tante preghiere che mi accompagnano questa volta. So che la stessa cosa vale per il Santo Padre ed i membri della Curia. Questo è il terzo incontro su questo argomento nell’arco di sette mesi! Credo che il Santo Padre sia molto preoccupato”. Con queste parole, il card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda ai microfoni di Radio vaticana, ha descritto lo stato d’animo di tutto l’episcopato irlandese. “Questo incontro – ha proseguito – ha avuto una preparazione molto accurata, ma è soltanto un passo di un cammino molto lungo: speriamo che, al nostro rientro in Irlanda, questo si traduca in un processo di pentimento, rinnovamento e riconciliazione, per il bene di tutti. Ovviamente, puntiamo tutti allo stesso obiettivo che è quello della tutela dei bambini. Siamo anche d’accordo sui punti che il Santo Padre ci ha presentato nella visita ad Limina, che devono essere studiati attentamente da tutte le persone coinvolte”.L’ascolto delle vittime. I vescovi irlandesi si erano preparati all’incontro con il Santo Padre, incontrando la scorsa settimana (il 7 febbraio) a Maynooth (vicino a Dublino) i rappresentanti di quattro associazioni di sopravvissuti agli abusi, “Right to Peace”, “Alliance Support Group”, “Irish Soca” and “Right of Place”. Con loro, i vescovi hanno parlato delle loro “preoccupazioni” con l’intenzione – si leggeva in un comunicato della Conferenza episcopale irlandese – di “riferirle al Papa, sia verbalmente che in forma di osservazioni scritte, come ci sono state presentate oggi dai sopravvissuti e che rappresentano direttamente il loro punto di vista”. Nel corso di quell’incontro si è anche convenuto che un gruppo rappresentativo di presuli continuasse a incontrarsi con i sopravvissuti. Non è la prima volta che il Santo Padre incontra i vescovi irlandesi. Lo aveva già fatto l’11 dicembre scorso incontrando in Vaticano il card. Sean Brady, arcivescovo metropolita di Armagh e primate di Irlanda e mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino.