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Il più importante compito etico e sociale dell’Ue
Il valore della solidarietà o della carità al centro dell’agire e del pensare politico per preservare la libertà e la giustizia. È quanto ha messo in evidenza Hans-Gert Poettering, presidente emerito del Parlamento europeo e presidente della Fondazione “Konrad Adenauer” intervenendo, il 4 febbraio, alla presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima “La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo”.La determinazione con cui l’Europa e il mondo hanno reagito alla crisi finanziaria dimostra che la collaborazione internazionale è in grado di superare sfide enormi. Altrettanta fermezza è necessaria nella lotta contro la povertà nel mondo. L’Europa e la comunità internazionale hanno l’obbligo morale di assumersi maggiori responsabilità. Il 2010, in quanto “Anno europeo per la lotta contro la povertà e all’esclusione sociale”, offre il contesto ideale perché l’Unione Europea rafforzi e renda più efficace il proprio impegno nei confronti dei più poveri del pianeta. È proprio in questo campo che la politica deve adottare il Messaggio di Quaresima del Santo Padre: abbiamo nuovamente bisogno di uno spirito di solidarietà europeo. E più che mai abbiamo bisogno di uno spirito di solidarietà europeo con tutti i popoli e con tutte le culture di questo mondo comune. Questi sono i due più importanti compiti sociali ed etici che l’Unione europea deve affrontare. Ciò non riguarda esclusivamente la fornitura di mezzi materiali, per quanto ciò sia di estrema importanza, ma si tratta innanzitutto di un rinnovamento spirituale che l’Unione europea deve realizzare: si tratta di affrontare i compiti che ci attendono in uno spirito di solidarietà e sfruttare le possibilità che abbiamo in un’Europa relativamente ricca e privilegiata, in modo che la giustizia possa realizzarsi per il maggior numero possibile di persone. Laddove si esperisce la giustizia, anche il valore della libertà si rafforza. “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”, così si espresse Papa Paolo VI nel 1967 nella sua enciclica “Populorum progressio”. Credo che oggi dobbiamo fare un ulteriore passo avanti e dire: “la solidarietà è il nuovo nome della pace”. Nell’esprimere questo concetto, riportiamo la libertà e l’uguaglianza in corretto equilibrio con la solidarietà. È così che la lotta per la giustizia trova la propria radice etica più profonda, la radice della fratellanza e, formulata alla maniera cristiana, della carità. In questo senso, leggo lo scopo del Santo Padre e la sua interpretazione del Messaggio Quaresimale del 2010 in uno spirito di giustizia.La solidarietà non è astratta, essa deve essere concreta. Oggi ci rendiamo conto che i Paesi ricchi diventano sempre più ricchi e i Paesi poveri diventano sempre più poveri. Due miliardi di persone vivono con meno di un dollaro e mezzo al giorno. Per quanto auspicabile, non pensiamo che i Paesi ricchi aumentino a breve gli aiuti allo sviluppo. Dobbiamo quindi tentare anche nuove strade. Il progetto “Unitaid”, che è strettamente collegato all’Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite, mira a combattere l’Hiv, la malaria, la tubercolosi e altre malattie, in 93 dei Paesi più poveri del mondo. Gran parte dei finanziamenti sono raccolti tramite l’applicazione di una piccola quota extra sui biglietti aerei. Grazie a una quota extra di uno o due dollari a biglietto, negli ultimi tre anni e tre mesi è stato possibile raccogliere un totale di 1,5 miliardi di dollari nei 15 Paesi aderenti all’iniziativa. Vorrei proporre di estendere questa iniziativa a tutti i Paesi e a tutte le linee aeree. I passeggeri possono permettersi di pagare questa piccola maggiorazione sul prezzo dei biglietti. Con qualche altro miliardo, potremmo contribuire ad alleviare le miserie del mondo. D’altra parte, sono profondamente convinto che il compito della solidarietà globale non sia soltanto una preoccupazione di ordine materiale. Giustizia e pace, ridistribuzione e riconoscimento tra i popoli e gli stati di questo mondo esisteranno soltanto se agiremo secondo solidarietà e in fratellanza, anche nel nostro dialogo sulla fede e sulla base della nostra cultura. Così facendo, parleremo anche dell’interpretazione della giustizia che è insita nelle varie culture e nelle varie religioni. La lettera ebraica della Sedaqah, di cui ha parlato il Santo Padre nel Messaggio di Quaresima, riguarda anche – se ho ben capito – l’idea di fedeltà nei confronti della propria comunità. Questa antica idea ebraica può aiutarci a ripensare il senso che attribuiamo agli obblighi reciproci e il giusto equilibrio di diritti e doveri. Nell’Islam, la nozione di giustizia deriva naturalmente dal Corano. L’Europa secolare scoprirà anche, nel corso del dialogo interreligioso e interculturale, che la nozione di giustizia nelle altre culture è chiaramente influenzata dalla religione. In una certa misura, è ciò che è successo anche per l’influenza cristiana sulla nozione di giustizia e – tra l’altro – anche sulla nozione di libertà e di solidarietà. In molti casi, abbiamo dimenticato il nesso tra giustificazione religiosa e idee politiche. Ci farà bene riscoprire i tesori di questa tradizione – anche attraverso il dialogo interculturale e interreligioso. Questo non ha niente a che fare con il fondamentalismo, ma ha molto a che fare con la rilevanza senza tempo delle nostre radici. Se riusciremo ad aggiornare le nostre radici culturali e religiose, saremo in grado di creare buone politiche con un senso di responsabilità cristiana – anche in un’Unione europea prevalentemente secolare.