CLIMA

Che aria tira in Europa?

Summit Ue l’11 febbraio sul “dopo-Copenaghen”

Molti hanno parlato di “fallimento”, altri di “mezzo insuccesso”. Solo alcune voci ottimiste hanno asserito che Copenaghen ha dato qualche buon risultato. In realtà la Conferenza sui cambiamenti climatici, svoltasi nella capitale danese dal 7 al 19 dicembre, ha prodotto un accordo in extremis che ribadisce alcune mete per la tutela ambientale senza peraltro fissare compiti e tempi precisi. Nonostante ciò, l’Ue ha formalizzato a fine gennaio il proprio sostegno al documento finale, ribadendo l’impegno per la riduzione delle emissioni. I 27 leader dell’Unione valuteranno il dopo-Copenaghen durante il summit dell’11 febbraio a Bruxelles.Contenere il riscaldamento climatico. “L’Ue è determinata ad attuare” quanto stabilito a Copenaghen “per avanzare verso l’accordo necessario a contenere il surriscaldamento del pianeta”: José Manuel Barroso, presidente della Commissione, nell’esplicitare il sostegno al documento finale della Conferenza Onu, ha affermato che esso “costituisce una base su cui costruire” una battaglia comune per limitare gli effetti del riscaldamento climatico sull’ambiente umano e naturale. Stavros Dimas, commissario per l’ambiente, ha fatto eco: “Occorre agire subito per rendere operativi gli elementi centrali dell’accordo, come i finanziamenti rapidi per i Paesi in via di sviluppo, la lotta contro la deforestazione e lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie a basse emissioni di carbonio”. Il testo finale scaturito dal vertice di dicembre – il quale avrebbe dovuto preparare una strategia per il dopo-Kyoto – è stato steso l’ultimo giorno dai leader di 28 Paesi sviluppati e in via di sviluppo e dalla Commissione europea; questi Paesi sono responsabili di oltre l’80% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Il passo successivo era quello di dichiarare, entro il 31 gennaio, se i sottoscrittori desiderassero essere associati all’accordo, rendendo contemporaneamente noti i propri obiettivi di riduzione delle emissioni. Uno sforzo per la mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra era stato domandato anche ai Paesi non ancora sviluppati.Punto primo: ridurre le emissioni. Nella lettera firmata dalla Commissione e dalla presidenza del Consiglio, l’Ue ribadisce la volontà di “portare avanti i negoziati per raggiungere l’obiettivo strategico di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto al livello preindustriale”, allo scopo di imbrigliare i cambiamenti climatici e le loro pericolose ricadute. Nella missiva spedita dall’Ue all’Onu viene ribadita la linea dei 27 secondo cui per rispettare l’obiettivo dei 2 gradi occorre che le emissioni mondiali, raggiunto probabilmente un picco entro il 2020, scendano poi “almeno al 50% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050 e in seguito continuino a decrescere progressivamente”. A questo scopo, e conformemente alle conclusioni del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) costituito dalle Nazioni unite, “entro il 2020 i Paesi sviluppati dovrebbero contrarre le loro emissioni del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 e sempre entro la stessa scadenza i Paesi in via di sviluppo dovrebbero scendere al di sotto del tasso di crescita delle emissioni attualmente previsto (15-30%)”. Per l’Ue è necessario definire al più presto un quadro internazionale “giuridicamente vincolante” per il periodo successivo al 1° gennaio 2013, quando scadrà la prima fase di impegno del Protocollo di Kyoto. L’Ue riafferma peraltro la volontà di ridurre le emissioni del 20% entro il 2020, soglia che potrebbe essere portata al 30% qualora gli altri Paesi sviluppati si impegnassero “a ridurre le emissioni in misura analoga”. I negoziati promossi dalle Nazioni Unite proseguiranno con nuovi incontri nella tarda primavera 2010.Controllo sulla gestione dei rifiuti. I cambiamenti climatici non sono certo l’unico fronte sul quale cerca di muoversi l’Ue in campo ambientale. Il 1° febbraio è stata la volta di un intervento riguardante lo smaltimento dei rifiuti, prodotti in misura crescente nel vecchio continente. “Si stima che nell’Ue siano prodotti ogni anno 2,6 miliardi di tonnellate di rifiuti, circa 90 milioni dei quali sono classificati come pericolosi”, si legge in un dossier presentato dalla Commissione: “Controllare che la gestione dei rifiuti avvenga in modo sicuro e nel rispetto dell’ambiente rappresenta una delle sfide ambientali più importanti cui l’Ue deve far fronte attualmente”. Lo studio raccomanda l’istituzione di un’agenzia specifica a livello comunitario, “incaricata di affrontare i problemi di base legati alle carenze nell’attuazione e nell’applicazione della legislazione europea sui rifiuti”. Negli ultimi anni “il problema si è aggravato a seguito dell’aumento della produzione e dei trasferimenti dei rifiuti nell’Unione allargata”. Dimas ha spiegato: “Il rispetto della normativa Ue è essenziale se vogliamo conseguire l’obiettivo principale della legislazione”, “ossia proteggere la salute dei cittadini europei e preservare l’ambiente”.