VIOLENZA VERSO I CRISTIANI
La Comece ha accolto con favore la risoluzione del Parlamento Ue
“La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana”. Lo aveva detto il Papa, domenica 10 gennaio dopo la recita dell’Angelus, a pochi giorni dall’assassinio, il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, di sei cristiani copti e di un poliziotto in Egitto. Di qui l’appello di Benedetto XVI: “Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno – lo ribadisco – alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili”. Alle uccisioni in Egitto sono seguiti in questo gennaio diversi attacchi contro chiese e luoghi di culto in Malaysia. Per questo il segretariato della Commissione episcopati Comunità europea (Comece) accoglie con favore l’adozione da parte del Parlamento europeo, lo scorso 21 gennaio, di una risoluzione di condanna dei recenti attentati contro le comunità cristiane in questi due Paesi.Egitto e Malaysia. In una nota diffusa il 26 gennaio, la Comece definisce tali violenze “gravi attentati ai diritti dell’uomo” e chiede all’Ue una “determinata ed efficace azione diplomatica”. Il segretariato Comece afferma che l’Ue “deve aiutare le minoranza religiose – comprese le comunità cristiane – oggi perseguitate nel mondo” e rammenta che “dal 75 all’85% le persecuzioni religiose colpiscono i cristiani” e che “ogni anno 170mila di loro perdono la vita a causa della fede”. Questa risoluzione del Pe – sottolinea ancora la Comece – fa eco alla risoluzione adottata lo scorso 16 novembre dal Consiglio dei ministri Ue, nella quale si riaffermano “il fermo impegno dell’Ue a promuovere e proteggere la libertà di religione e di fede” e “l’intenzione di conferire priorità a tali questioni come parte integrante della politica comunitaria dei diritti dell’uomo”. Sulla base di queste ferme prese di posizione, la Comece invita l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri, Catherine Ashton, a “tradurre questa priorità nell’azione del nuovo Servizio europeo d’azione esterna (Eeas) di cui è responsabile e che sta per essere istituito”. Per aiutare i decisori europei ad implementare concrete misure per promuovere la libertà religiosa nelle relazioni esterne dell’Ue, i vescovi Comece hanno creato un gruppo di esperti incaricato di redigere un Memorandum sulla promozione della libertà religiosa nel mondo. Il testo, che traccia la situazione delle persecuzioni religiose e propone una serie di raccomandazioni all’attenzione delle istituzioni europee, dovrebbe essere adottato nel corso della prossima plenaria Comece (14-16 aprile 2010), e successivamente presentato ai responsabili Ue. Iraq. Da anni sensibile alle sofferenze dei cristiani in Medio Oriente, la Comece non è nuova a iniziative del genere. Nel novembre 2008 il segretario generale Piotr Mazurkiewicz esprimeva soddisfazione per le conclusioni del Consiglio giustizia e affari interni che nei giorni precedenti aveva invitato da Bruxelles gli Stati membri ad accogliere rifugiati iracheni. “Gli Stati membri – auspicava Mazurkiewicz – dovrebbero ora assumersi la responsabilità comune di raggiungere l’obiettivo indicato dal Consiglio di accogliere circa 10 mila rifugiati particolarmente vulnerabili all’interno dell’Unione europea nel 2009”. Al tempo stesso, il segretario aveva rivolto un appello all’Ue a ai suoi Paesi membri a “sollevare – nei loro contatti con il governo dell’Iraq – il tema cruciale della protezione della comunità cristiana, oggi minacciata di estinzione, e delle altre minoranze religiose”. Intanto da dicembre 2009 ad oggi a Mosul si sono registrati attacchi a chiese, il rapimento di una studentessa cristiana e un attentato dinamitardo contro un bus che trasportava studenti cristiani a scuola.Altri 14 Paesi. Non solo Egitto, Malaysia e Iraq. Secondo l’ultimo rapporto “La libertà religiosa nel mondo”, pubblicato nel 2008 dall’associazione “Kirche in Not” (Aiuto alla chiesa che soffre), a soffrire di violazioni alla libertà religiosa e spesso di violenze sono le minoranze – soprattutto cristiane – di Arabia Saudita, Bhutan, Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord, Laos, Maldive, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Sudan, Turkmenistan e Yemen. Alla fine del 2009 l’agenzia vaticana Fides ha pubblicato l’elenco degli “operatori pastorali” che hanno perso la vita in modo violento nel corso dell’anno: 37, tra cui 30 sacerdoti, 2 religiose, 2 seminaristi, 3 volontari laici. 23 di essi sono stati uccisi in America; 11 in Africa; 2 in Asia e uno in Europa. “Quasi il doppio – commenta Fides – rispetto al 2008, e il numero più alto registrato negli ultimi dieci anni”. E intanto, con riferimento alle recenti violenze in Egitto, Malaysia, Pakistan e Iraq, anche The Wall Street Journal chiede maggiore attenzione per le minoranze cristiane: “Il mondo ignora la persecuzione dei cristiani nel mondo musulmano… Pochi gruppi hanno sofferto quanto i cristiani in terra musulmana. Meno ancora hanno ricevuto così poca attenzione”.