PARLAMENTO UE
Europa e violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa
Diritti violati nei quattro angoli del mondo, tratta degli esseri umani, minoranze religiose da tutelare. Nel corso della sessione plenaria dell’Europarlamento, svoltasi dal 18 al 21 gennaio a Strasburgo, sono state affrontate diverse situazioni problematiche che interrogano l’Ue quale attore sulla scena internazionale.Tutelare la libertà di religione. Gli eurodeputati, prendendo in considerazione una serie di dati raccolti da Europol che indicano l’aumento della tratta per scopi sessuali (riguardando per l’80% le donne ma anche i minori), hanno espresso la necessità di rafforzare la legislazione e l’azione delle forze dell’ordine. Dall’emiciclo è emersa l’indicazione di perseguire i “clienti” delle prostitute per colpire alla radice lo sfruttamento degli esseri umani. L’aula ha quindi affrontato vari casi di negazione dei diritti individuali, sociali e politici nel mondo: sotto i riflettori sono finiti Yemen, Iraq, Iran, Turchia (questione curda), Egitto e Malaysia. Soprattutto in questi ultimi due Paesi si sono registrati numerosi attacchi alle minoranze cristiane. In una risoluzione approvata ad ampia maggioranza, sostenuta da tutti i gruppi politici, si afferma che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione costituiscono nel loro insieme “un diritto umano fondamentale, garantito dagli strumenti giuridici internazionali”. Per tale ragione l’Europarlamento condanna “tutte le forme di violenza, discriminazione e intolleranza basate sulla religione e sul credo, contro le persone religiose, gli apostati e i non credenti”. Nel documento si osserva che anche l’Europa “non è esente da casi di violazione” della libertà di religione. Gli eurodeputati chiedono quindi al Consiglio, alla Commissione e all’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri di prestare “particolare attenzione alla situazione delle minoranze religiose, comprese le comunità cristiane” nel quadro delle relazioni e della cooperazione dell’Unione con i Paesi terzi. Attacchi ai cristiani in Egitto e Malaysia. Il Parlamento sostiene a questo proposito “tutte le iniziative volte a promuovere il dialogo e il rispetto reciproco tra comunità”, e invita le autorità religiose “a promuovere la tolleranza e ad adottare iniziative contro l’odio e contro la radicalizzazione violenta ed estremista”. La risoluzione a tutela della libertà di religione in Europa e nel mondo si sofferma in particolare su due realtà nazionali. Anzitutto si osserva che negli ultimi anni in Egitto “hanno avuto luogo atti ricorrenti di violenza contro cristiani copti”, cui si esprime la “solidarietà” dell’Eurocamera. Al governo del Cairo si chiede di “garantire la sicurezza personale e l’integrità fisica dei cristiani copti e dei membri di altre minoranze religiose del Paese” e di operare affinché tali gruppi possano beneficiare “di tutti i diritti umani e libertà fondamentali – compreso il diritto di scegliere liberamente la propria religione e di cambiarla – e di evitare qualsiasi discriminazione contro gli stessi”. La risoluzione afferma inoltre la “preoccupazione per i recenti attacchi contro chiese e luoghi di culto in Malaysia” e manifesta “solidarietà alle vittime”. Anche alle autorità malesi si intima di garantire la sicurezza personale a ogni persona e la libertà di culto. Il testo esorta “le autorità a rispettare la sentenza dell’Alta corte della Malaysia sul diritto dei cristiani di utilizzare la parola Allah per riferirsi a Dio e chiedono al governo malese di non tentare di ripristinare tale divieto”. Iran, sanzioni o dialogo politico? Ampio il dibattito svoltosi sul caso dell’Iran, alla presenza dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton. I deputati hanno fatto riferimento alle “repressioni violente”, alle detenzioni “arbitrarie”, ai “soprusi del regime contro i cittadini”, così come alla mancanza di cooperazione sul programma nucleare. La Ashton ha però tenuto a sottolineare che “l’Iran non è solo violenza e barbarie”. C’è “una società civile viva, il livello educativo delle donne è elevato, esiste un dibattito pubblico, i giovani sono attivi”. D’altro canto – ha ammesso l’esponente britannica – quella iraniana è una società “sotto minaccia, come si è visto durante le elezioni dello scorso anno, che molti ritengono illegittime”. A Teheran vige “un regime che non rispetta le norme e gli standard internazionali sui diritti civili e politici” e dunque l’Ue deve attivarsi a tutela della democrazia e delle singole persone. Tra i deputati, il popolare spagnolo Ignacio Salafranca ha domandato se “non sia il momento di imporre sanzioni supplementari all’Iran”. Invece la presidente della delegazione parlamentare per le relazioni con l’Iran, la verde tedesca Barbara Lochbihler, ritiene che “nuove sanzioni potrebbero solo arrecare danno alla società e non portare a un cambio di governo”; occorre piuttosto “dialogo politico” e vigilanza sul fronte dei diritti e della sicurezza.