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Per formare il consenso necessario a una politica davvero europea
I lunghi anni di contrasti che hanno interessato il Trattato di Riforma, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, ci hanno insegnato che lo sviluppo dell’Unione europea dipende essenzialmente dalla volontà dei suoi Stati membri. Infatti, per il momento, l’Unione europea è un insieme di Stati sovrani, la cui sovranità, a dire il vero, nell’era della globalizzazione, non è altro che un titolo giuridico, che è garantito sempre meno da un potere reale e tuttavia continua a conferire agli Stati membri la qualità di “Signori dei Trattati”. Fin quando i Membri saranno convinti di poter attuare la propria politica nell’ambito dell’Unione europea o attraverso il sostegno di quest’ultima, in modo migliore rispetto a quanto avviene con un’azione individuale, rimarranno interessati all’organizzazione di questa unione. Soltanto con il loro assenso – e ciò significa: solo con l’assenso di tutti gli Stati membri – possono essere apportate modifiche alle Istituzioni europee, alle loro competenze e ai procedimenti di formazione del pensiero e dell’iter decisionale. Infine ciò ha valore anche per la legislazione, sebbene in questo caso siano possibili decisioni maggioritarie e anche il Parlamento europeo possa esprimere il proprio parere.La dimensione della necessità di un’unità politica e di un’integrazione non viene valutata dappertutto allo stesso modo e nello stesso tempo. Gli interessi degli Stati membri non sono stati identici sin dall’inizio e, anche se fossero obiettivamente identici, apparirebbero spesso molto differenti da un punto di vista soggettivo e nazionale e contrapposti l’uno all’altro persino da nazione a nazione. Sono diverse soprattutto le idee in merito a quanto debba essere vincolante questa unione e in che modo debba essere realizzata. Tali concetti vengono definiti da ogni rispettiva cultura politica, dalle tradizioni nazionali e dalle esperienze storiche.Queste osservazioni probabilmente sembrano banali. Tuttavia, di tanto in tanto, dobbiamo richiamare alla mente il loro significato per comprendere il carattere del processo di unificazione europea. Dobbiamo capire soprattutto che tempo, pazienza e tenacia sono indispensabili per dar forma a quel consenso, necessario per una decisione, che si sviluppa tra i detentori del potere decisionale e in definitiva anche tra le opinioni pubbliche e i soggetti presenti all’interno degli Stati membri. Ciò avviene a seguito di incessanti colloqui ed argomentazioni, attraverso delucidazioni vicendevoli e traduzioni, attraverso discussioni, sensibilizzazioni, richieste di informazioni e spiegazioni che hanno luogo nell’ambito di una molteplicità di commissioni. Chi disprezza queste “chiacchiere interminabili” e chiede a gran voce una leadership forte, va incontro ad un equivoco sulle possibilità di leadership all’interno di un sistema politico, la cui identità non è ancora consolidata e quindi non conosce un leader e non lo può ancora accettare.Non si tratta proprio di una leadership forte, ma di continue chiacchiere interminabili che fondano il consenso sulla comprensione e sull’accordo e creano il compromesso che porta all’unificazione e all’unità. Quindi per lo sviluppo del compromesso e del consenso sono necessarie le Istituzioni preposte e le procedure, in modo che esse promuovano e garantiscano la canalizzazione e la formalizzazione dei contrasti al fine di un cammino comune che porta ad un risultato.Il Trattato di Lisbona ha dato vita ad alcune nuove procedure ed Istituzioni, che offrono ulteriori possibilità di ricondurre nella stessa direzione i responsabili degli Stati membri. Uno dei più importanti rinnovamenti è rappresentato dall’introduzione della carica di Presidente permanente del Consiglio europeo. I Capi di Stato e di Governo hanno compiuto una scelta saggia decidendo di affidare questo incarico all’attuale Premier belga, il discreto e riservato Ministro Herman Van Rompuy. Questo intelligente ed esperto esponente del partito Cristiano-Democratico sa stare ad ascoltare e spesso ha dato prova di essere in grado di riunire spiriti e temperamenti divergenti tra loro adottando compromessi ragionevoli. Anche nella nuova fase della politica europea non ci saranno gli autori risoluti, che maggiormente servono all’unificazione, ma coloro che con pazienza sanno convincere di saper compiere gli sforzi necessari per comprendere i propri partner e sono pronti ad accordarsi con essi nell’interesse della comunità.