UE - DIVORZIO BREVE
Sulla proposta legislativa si pronuncerà l’Europarlamento
Norme per la “certezza del diritto” nel caso in cui una “coppia internazionale” intendesse divorziare. Sotto queste “indicazioni” marcia spedita la nuova legislazione europea che consentirà ai coniugi che hanno cittadinanze diverse oppure vivono in Paesi diversi o in un Paese di cui non sono cittadini, di scegliere la legge nazionale applicabile al divorzio. In questo modo si intende – secondo la Commissione Ue – limitare il “forum shopping”, ossia la scelta opportunistica del foro più favorevole, e tutelare al contempo il coniuge più debole nei procedimenti di divorzio. L’accordo, raggiunto il 3 dicembre da 14 Stati aderenti all’Ue (Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Ungheria), si fonda sulla cosiddetta “cooperazione rafforzata”. Nel presentare la novità, la commissaria Viviane Reding, che si occupa del settore giustizia, ha dichiarato: “La fine di un matrimonio è un’esperienza dolorosa per chiunque, ma per le coppie internazionali si aggiungono le complicazioni legate alla mancanza di chiarezza delle leggi nazionali”. La Commissione aveva avanzato la sua proposta nel marzo scorso; il Parlamento europeo ha approvato la procedura di cooperazione rafforzata il 16 giugno 2010 e i governi dei Paesi Ue hanno adottato la decisione del Consiglio che autorizza la cooperazione rafforzata il 12 luglio 2010. Ora i ministri della giustizia hanno approvato la proposta della Commissione relativa a un regolamento che specifica le norme da applicare ai divorzi internazionali. “Stando a questa proposta – si legge in una nota dell’Esecutivo -, le coppie potranno scegliere di comune accordo, durante il matrimonio, la legge applicabile a un eventuale divorzio”. Questa possibilità “aumenterà la certezza del diritto e aiuterà a tutelare i coniugi e i figli contro procedimenti complicati, lenti e dolorosi”.La proposta legislativa dovrà avere ancora un semaforo verde dall’Europarlamento e dal Consiglio Ue, per poi entrare in vigore 18 mesi dopo.Questione delicata. “È una questione abbastanza delicata – sostiene Pietro Boffi, responsabile del Centro documentazione del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) -: andrebbe sottolineato moltissimo che la fine di ogni matrimonio è un’esperienza dolorosa e non una semplice acquisizione di diritti perché se siamo onesti con noi stessi dobbiamo dire che queste sono esperienze che toccano il profondo delle persone, l’intimo, la vita con conseguenze spesso legate al discorso dei figli e a questioni economiche”. “Spesso – prosegue Boffi – si arriva a una situazione drammatica, complicata e pericolosa per la stabilità delle persone e della società. In questo contesto, se si fa qualcosa per evitare che le conseguenze siano ancora più dannose, va bene, nel senso di non andare a peggiorare ulteriormente le cose”. Il responsabile del Centro documentazione del Cisf chiarisce: “È come quando si propone la mediazione per evitare i conflitti tra coniugi che si separano rispetto ai figli: mediazione, che non deve essere e non è di per sé pensata in origine come una facilitazione al divorzio, bensì come mezzo per evitare che le conseguenze possano rovinare l’intera esistenza delle persone. Una volta che è chiaro che siamo in una situazione di dramma, ciò che la può rendere meno complicata e difficile e più sopportabile è una cosa positiva”. Infatti, “quando i conflitti diventano internazionali, anche con i famosi ‘furti’ di bambini sottratti, queste peregrinazioni in giro per l’Europa o il mondo da parte di genitori che non vedono i figli da anni rovinano tutta l’esistenza. Quindi, dare un po’ più di certezza al diritto e una possibilità di avere una via di uscita di per sé è positivo”. Si può accettare, dunque, nella misura in cui “non si vuole penalizzare ulteriormente persone in difficoltà, non si vuole torturarle con procedure giudiziarie defatiganti, costose, perché chi ci rimettono sono sempre le persone di più basso stato sociale, con meno risorse sia intellettuali sia economiche. Per Boffi, “sarebbe sbagliato, invece, se si andasse verso una banalizzazione del divorzio”. Se obiettivo di questa proposta legislativa è stabilire quale legge applicare in caso di divorzio, sottolinea infine Boffi, “ci potrebbe essere il problema che i coniugi conoscano fino in fondo la legislazione in tema di divorzio del Paese prescelto. Comunque, se una persona fa quel passo, quantomeno è avvertito che avrà a che fare con quel tipo di procedura”.