PARLAMENTO UE

Iraq, proteggere i cristiani

Risoluzione dell’assemblea sulla libertà religiosa

Il Parlamento europeo “esprime la sua profonda preoccupazione per i recenti attacchi, che condanna con forza, contro comunità religiose cristiane e di altre fedi in Iraq e per l’abuso della religione da parte di quanti hanno commesso tali atti”. È uno dei passaggi della risoluzione urgente che l’Assemblea Ue ha approvato in chiusura di sessione plenaria, giovedì 25 novembre, dedicata a due temi differenti e “non sovrapponibili”: la pena di morte in Iraq (con il caso particolare dell’ex braccio destro di Saddam Hussein, Tarek Aziz) e le persecuzioni contro i cristiani. Proteggere le minoranze “vulnerabili”. Con la risoluzione, l’Eurocamera chiede “alle autorità irachene di aumentare drasticamente i loro sforzi volti a proteggere i cristiani e altre minoranze vulnerabili, di potenziare la lotta contro la violenza interetnica e di fare il possibile per portare gli autori di crimini dinanzi alla giustizia, in conformità con i principi dello Stato di diritto e le norme internazionali”. Allo stesso tempo “ribadisce il suo pieno sostegno alla popolazione dell’Iraq ed esorta tutte le entità politiche irachene a lavorare insieme contro la minaccia della violenza e del terrorismo; sottolinea che il diritto di tutti i gruppi religiosi a riunirsi e praticare il proprio culto liberamente deve essere tutelato; deplora i deliberati attacchi contro località dove si riuniscono civili, tra cui i luoghi di culto”. Il testo, peraltro votato in un’aula semideserta (alla presenza di 68 deputati su un totale di 736), esprime inoltre solidarietà alle famiglie delle vittime, “si compiace della dichiarazione del ministero iracheno degli Affari Esteri, del 2 novembre 2010, che invita le autorità specializzate e tutte le forze di sicurezza a rimanere fermi contro ogni tentativo di separare i cittadini iracheni su base confessionale o razziale, ad assicurare protezione ai cittadini iracheni e tutelare la pratica religiosa”. Il principio della libertà religiosa. Il Parlamento europeo invita quindi il Consiglio e la Commissione Ue, e in particolare la vicepresidente della Commissione, nonché Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Catherine Ashton, “in vista della preparazione del primo accordo di partenariato e di cooperazione tra l’Unione europea e l’Iraq, ad affrontare come questione prioritaria il problema della sicurezza dei cristiani all’interno del territorio iracheno”. L’eurodeputato Mario Mauro è il relatore per il Parlamento di Strasburgo per questo accordo di partenariato, oltre ad essere rappresentante speciale Osce per la lotta alle discriminazioni contro i cristiani: “Lo scopo di questa risoluzione – spiega – è far sì che venga riaffermato anche in Iraq il principio della libertà religiosa, che è alla base di tutte le altre libertà e di ogni sistema democratico”. Questo “vuole essere un segnale forte, indirizzato al neo-governo iracheno, affinché prenda in mano la situazione e ristabilisca il rispetto delle minoranze nella vita civile del Paese”.Diritti umani e principi democratici. Le recenti stragi di cristiani e le persecuzioni cui sono sottoposti a Baghdad e in altre città, argomenta Mauro, “dimostrano come i tormenti dei cristiani iracheni siano il paradigma di una situazione che forse non è mai stata tanto instabile” nel Paese tra i due fiumi. “È una persecuzione senza fine, che dal 2003 ad oggi ha provocato centinaia di morti. Molti cristiani hanno lasciato il Paese, alimentando l’imponente esodo iniziato dopo l’inizio della guerra; altri, in una situazione in cui a tutti viene chiesto di schierarsi da una parte o dall’altra, hanno preferito convertirsi all’Islam. Trattati alla stregua di un capro espiatorio, da sfruttare o da eliminare, non possono professare la loro fede liberamente, alle donne viene imposto il velo e le croci vengono tolte dalle chiese”. Ecco perché il testo di questa risoluzione “ha nel suo contenuto politico quelle richieste – a livello di diritti umani e principi democratici – che sono le condizioni che l’Ue chiederà per concludere il primo accordo di cooperazione con l’Iraq di cui sono relatore per il Parlamento europeo”. Ostaggi della lotta per il potere. Il contenuto di tale accordo, che arriverà in Commissione parlamentare Affari Esteri nei prossimi mesi, “non può ridursi ai soli aspetti economici; noi chiederemo con forza il rispetto delle condizioni politiche contenute nella risoluzione” votata. I cristiani, aggiunge Mauro, “sono purtroppo nell’Iraq di oggi ostaggio di una lotta per il potere iniziata dopo la caduta di Saddam Hussein, e associati all’immagine dell’Occidente, diventano loro stessi il pretesto per le violenze terribili” che subiscono e per soprusi come la confisca delle loro proprietà da parte dei loro aggressori. L’Unione europea, conclude il deputato, “non può rimanere inerme davanti alla carneficina quotidiana perpetrata ai danni della comunità cristiana di tutto l’Iraq”.