L’Ue in breve

Mercato del lavoro: le proposte della CommissioneDa quando è deflagrata la crisi economica (2008), l’Unione europea ha perso oltre 5 milioni e mezzo di posti di lavoro. I disoccupati “ufficiali” sono ormai 23 milioni, ossia il 10% della forza lavoro. Ma nelle economie dei Ventisette si riscontrano altri problemi in questo campo: dalla precarietà di alcune professioni alle rigidità contrattuali, dalla carente formazione in alcuni ambiti alle differenze di mansioni e di salari tra donne e uomini. Fino alle moltiplicate difficoltà di accesso al mondo del lavoro per i giovani. Il tutto con connesse conseguenze sulla capacità di innovazione, con ricadute sulle famiglie e le giovani coppie, con difficoltà crescenti per i sistemi pensionistici e di welfare. Nel contempo, alcuni datori di lavoro segnalano difficoltà di reclutamento, soprattutto per colmare posti che richiedono qualifiche elevate, come nelle tecnologie dell’informazione e nei servizi sanitari. Per queste ragioni, il 23 novembre la Commissione ha avviato una iniziativa-faro denominata “Agenda per nuove competenze e per l’occupazione”, inserita nella strategia Europa 2020. “Essa delinea 13 interventi volti a riformare i mercati del lavoro, migliorare le competenze e renderle consone alla domanda del mercato al fine di accrescere l’occupabilità”. Ne è convinto László Andor, commissario per l’occupazione e gli affari sociali, che afferma: “La nostra priorità è far sì che le persone abbiano un lavoro. Non possiamo permetterci un tasso di disoccupazione vicino al 10%”. Tale iniziativa vorrebbe tra l’altro “assicurare entro il 2020 che il 75% degli uomini e delle donne tra i 20 e i 64 anni sia occupato”. Le azioni concrete, da realizzare in tutti gli Stati Ue riguardano la riforma del mercato del lavoro (“flessicurezza”), incentivi per investire nella formazione, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la riduzione degli oneri amministrativi o la riduzione della fiscalità per le imprese che assumono.Corpo volontario europeo di aiuto umanitarioSelezionare, preparare e inviare volontari nelle regioni del pianeta che vivono situazione di calamità o di urgenza umanitaria. È l’obiettivo principale che l’Esecutivo Ue assegna al Corpo volontario europeo di aiuto umanitario, previsto dal Trattato di Lisbona, proposto nei giorni scorsi mediante una “comunicazione”, documento politico che esamina il volontariato in Europa e definisce le esigenze del Corpo volontario, indicando le condizioni per contribuire agli interventi umanitari dell’Ue27. “Il Corpo permetterà di esprimere l’impegno dell’Unione alla solidarietà e di lavorare fianco a fianco in quanto cittadini” comunitari, ha spiegato Kristalina Georgieva, commissaria responsabile della cooperazione internazionale, degli aiuti umanitari e della risposta alle crisi. “Nell’aiutare le vittime delle catastrofi avremo l’opportunità di contribuire a realizzare una società europea più coesa”. L’intento è di operare a stretto contatto con le organizzazioni e le strutture pubbliche già attivo su tale fronte, nonché con i dispositivi di volontariato esistenti, “per evitare sovrapposizioni e dispersioni di fondi”. La Commissione, sulla base di questa proposta, consulterà gli Stati membri e le organizzazioni attive in sede locale e nazionale. “Nel 2011, proclamato Anno europeo del volontariato – spiega la commissaria -, alcune delle idee finora elaborate verranno sperimentate tramite azioni pilota”, mentre per l’anno seguente è prevista una proposta legislativa.Contrastare lo “stalking” nei 27 Paesi membri”Lo stalking è una forma di persecuzione gravissima, una vera e propria violenza contro le persone, e in particolare contro le donne. E ogni violenza costituisce un reato che, in quanto tale, dev’essere perseguito dalla legge”: Eva-Britt Svensson, eurodeputata svedese, è presidente della commissione per i diritti della donna del Parlamento Ue. Alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), ha lanciato un appello, assieme a un gruppo di deputate di diversi Paesi, affinché “si giunga a una legislazione comunitaria e a leggi severe in tutti gli Stati membri dell’Unione”. Secondo i dati forniti, le persecuzioni sul piano fisico e psicologico definite come stalking (minacce telefoniche, sms ripetitivi, pedinamenti, appostamenti, azioni di violenza fisica verso la vittima predestinata, azioni di vandalismo contro beni o oggetti della vittima) sono un problema diffuso in tutta Europa; le vittime sono per il 90% dei casi donne. Solo nove Paesi hanno attualmente una legge che persegue questo tipo di reato: Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Italia, Germania, Malta, Irlanda, Austria, Gran Bretagna. Svensson ha spiegato che “il Parlamento vuole mandare alla società e alle autorità nazionali ed europee un messaggio forte: non possiamo più tollerare questa violenza”.