francia

Le tre promesse

I religiosi e le religiose in assemblea a Lourdes

“Le tre grandi promesse che tutti noi ci facciamo non sono che una. La comunanza dei beni, il celibato, il riferimento a un ministero di comunione sono una forma di povertà che ognuno e ognuna di noi ha scelto liberamente. Ciò va contro corrente oggi”. Lo ha detto frère Alois, priore di Taizé, intervenendo all’assemblea generale della conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia che si chiude oggi, 26 novembre, a Lourdes. Un segno visibile. Rammentando la visita a frère Marcellin, priore della Grande Chartreuse, un anno dopo la tragica morte di frère Roger, frère Alois riferisce di avervi visto “monaci che sono come i Padri del deserto e vivono senza pretese”, quasi “un segno dell’assoluto”. Una spiritualità che consiste nell’offrire “la propria umanità a Dio e accettare che Dio faccia il resto”. “Questa visione della vita religiosa – spiega il priore di Taizé – permette di capire” che “le promesse” che pronunciamo “implicano una rinuncia” e “non possono essere vissute senza volgersi costantemente a Cristo”. Impegni che fanno “di noi un segno concreto, visibile, di qualcosa che ci trascende, il segno di Cristo presente nel mondo. Vivendoli, cerchiamo di rendere accessibile Cristo”. A Taizé, racconta, “i giovani sono sensibili a questo segno, anche se non lo esprimono. Vedono spesso in noi uomini e donne che hanno trovato un certa pienezza. Spesso non vedono la lotta che c’è dietro, le debolezze, ma quello che percepiscono è giusto. Spetta a noi ricambiarli con tutta la nostra energia”.Forza per amare. “Per resistere in una promessa di tutta la vita – prosegue frère Alois – bisogna osare vivere in un’attesa” orientata non solo verso il futuro, “ma anche verso Dio” nel presente: bisogna avere “il coraggio di credere che il vuoto può essere già abitato da Dio oggi, che noi possiamo già vivere nella gioia dell’attesa”. E vivere le promesse pienamente non è “cercare un perfezionismo che sarebbe contrario al Vangelo, ma è piuttosto un invito a essere vigili” contro la tendenza a “voler bastare a noi stessi, a voler garantire la nostra sicurezza materiale, a delimitare un campo all’interno del quale vogliamo decidere da soli”. Le promesse “sono una fonte della gioia del Vangelo, perché, per viverle, siamo ricondotti costantemente alla comunione con Cristo”. Dall’altro lato, “ci fanno partecipare alla lotta di Cristo per il mondo”. Tutto ciò, sottolinea il monaco, “è vero in particolare per la promessa del celibato, un impegno che ha bisogno di attenzione interiore affinché il nostro ‘sì’ possa crescere al ritmo della nostra esistenza”. “Non possiamo parlare del celibato senza parlare della lode – afferma -: lodare Dio per la vita che ci ha donato, per il nostro essere, corpo, anima e mente”. Noi “siamo della terra” e “la sessualità è una realtà allo stesso tempo bella e fragile. Riguarda la parte più intima del nostro essere. Naturalmente ci sono ferite, sensi di colpa. Ma sappiamo pure che la sessualità è anche una forza per amare, per ammirare. Nella nostra fedeltà al celibato, e ciò vale anche per la fedeltà nel matrimonio, ci ritroviamo in quella situazione di tensione e di bellezza costituita, come nel Vangelo, dall’unirsi della terra e del cielo”. Sensibilità per la bellezza. “Infine – esorta frère Alois – , facciamo attenzione a non trascurare in noi la sensibilità per la bellezza. È essenziale prestarle attenzione, meglio ancora coltivare questa sensibilità”. E poi l’importanza dell’ascolto. “A Taizé – rammenta – frère Roger ci ha spesso ricordato che non siamo maestri spirituali che hanno raggiunto la meta, ma uomini d’ascolto”. Per questo “dobbiamo dare la priorità all’ascolto di quanti ci vengono affidati”. “So quanto il superamento di sé e la santità vengano vissuti, spesso silenziosamente, da molti cristiani, siano essi laici, religiosi, religiose o sacerdoti – prosegue il monaco -. Ma tutti noi proviamo anche la tentazione di fermarci, di sistemarci, di restare a metà strada. Frère Roger ricordava allora che c’è una scelta da fare tra la mediocrità e la santità. C’è gioia nell’ascoltare l’assoluto della chiamata di Cristo: ‘Siate santi!’. Forse non è perché è lontana da noi che abbiamo tanta difficoltà a raggiungere la santità, ma perché è molto più vicina di quanto pensiamo. Dio la pone dinanzi a noi in ogni momento”. Allora “quale ‘superamento’ mi viene chiesto ora? Non si tratta necessariamente di ‘fare di più’ – spiega frère Alois -. Ciò che ci viene chiesto è di amare di più. E poiché l’amore non si esprime in primo luogo nei sentimenti ma negli atti, in un’attenzione piena di delicatezza per il nostro prossimo, noi possiamo procedere senza attendere un solo minuto. Noi non seguiamo un ideale, seguiamo una persona, Cristo. E la nostra promessa ha origine nel perdono e nella riconciliazione che Dio ci offre. Attraverso la vita di Cristo, vediamo che Dio non si stanca mai di riprendere il cammino con noi. Neanche noi possiamo stancarci di dover sempre ricominciare, affinché, nella nostra vita, la terra e il cielo si uniscano”.