COMECE
I temi dell’ultimo numero di Europe Infos
A novembre il numero di Europe Infos, bollettino della Commissione degli Episcopati della Comunità europea (Comece) in collaborazione con il Jesuit European Office (Ocipe) si occupa ancora di Rom con un’editoriale del gesuita Frank Turner. Johanna Touzel fa una relazione dell’incontro che il 12 ottobre scorso si è svolto tra rappresentanti delle Chiese e la presidenza dell’Ue passata al Belgio. Touzel presenta in modo sintetico anche il documento che la Comece insieme ad alcune altre organizzazioni di Chiese ha presentato alle istituzioni europee in materia di lotta alla povertà; José Ramos Ascensão del segretariato Comece attira invece l’attenzione sul tema della protezione della vita umana, minacciata da un provvedimento che difende gli animali dall’utilizzo per scopo di ricerca a scapito delle cellule staminali dell’embrione umano. A firma di Vincent Legrand è invece un pezzo su “libertà di religione nella politica estera dell’Ue con i Paesi confinanti”.La persecuzione dei cristiani. Il 5 ottobre scorso si è svolta al parlamento europeo una conferenza sulla “Persecuzione dei cristiani” per iniziativa della Comece, in collaborazione con i deputati europei Konrad Szymanski (Ecr) e Mario Mauro (Ppe). Le statistiche dichiarano che “almeno il 75% di tutte le persecuzioni per motivi religiosi avvengono a danno di persone di fede cristiana”: alla luce di questo dato si capiscono facilmente i motivi di una tale conferenza che Stefan Thönissen sintetizza sulla rivista. Se stanno scomparendo le ideologie politiche anti-religiose, aumentano le ideologie religiose intolleranti (Berthold Pelster, Aiuto alla Chiesa che soffre). Circa 100 milioni di cristiani sono vittime di violenza, soprattutto in Corea del Nord, Iran, Arabia saudita, Somalia, Maldive, Afghanistan, Yemen, Mauritania, Laos e Uzbekistan (Arie de Pater, Odi). Molto toccanti sono le testimonianze delle persone direttamente colpite dalla persecuzione, come il vescovo sudanese Hiiboro Kussala e mons. Louis Sako, arcivescovo Caldeo di Kirkuk, Iraq, che ha raccontato come la “comunità cristiana sia in pericolo di estinzione” con i suoi 900 morti dall’invasione del 2003 e le oltre cinquanta Chiese attaccate. I deputati europei Szymanski e Mauro hanno quindi presentato una Dichiarazione per chiedere che la libertà religiosa rientri negli accordi con i Paesi terzi in particolare con clausole vincolanti sulla libertà religiosa. Per poter essere adottata, la dichiarazione dovrà avere le firme di 380 parlamentari entro tre mesi.Ue, Africa e obiettivi del millennio. L’Ue deve guardare a sud per trovare soluzioni se vuole raggiungere gli obiettivi del Millennio entro il 2015. Questo messaggio arriva da una delegazione di vescovi e rappresentanti della società civile africana che sono stati in visita in Europa poco prima che si svolgesse a New York il summit dell’Onu sugli obiettivi del Millennio per lo sviluppo. La lentezza nel ridurre la povertà e combattere la fame indica che le correnti modalità dello sviluppo non funzionano. Jean Saldanha, Cidse, riferisce che la delegazione africana “ha sottolineato la necessità di ripensare le relazioni tra Ue e Africa, per dare all’Africa la possibilità di determinare il proprio avvenire”. Il continente africano ha un gran numero di recenti democrazie piene di giovani che desiderano costruirsi una vita dignitosa nei propri Paesi d’origine. La domanda che arriva dall’Africa è: l’Europa è disposta a fare tutto il possibile per concretizzare le aspirazioni di questi giovani? Una richiesta concreta: esigere la trasparenza sulle transazioni delle materie prime africane da parte delle imprese europee. Su questo punto l’Europa nicchia: a settembre, la prima serie di consultazioni sulla revisione della Direttiva relativa agli obblighi di trasparenza delle imprese non è riuscita a includere menzione dell’obbligo delle imprese di rendere conto delle proprie attività, Paese per Paese. I giovani e l’impiego. Il tasso di disoccupazione giovanile (al di sotto dei 25 anni) in Europa è pari al 21%, vale a dire circa 23 milioni di persone, nonostante i bassi tassi di natalità creino una situazione apparentemente favorevole per i giovani. Questa contraddizione è stata al centro di una tavola rotonda organizzata dai gesuiti dell’Ocipe e Ucsia a Bruxelles. Commenta José Ignacio Garcia sj, che nell’attuale contesto di crisi le misure in favore dell’occupazione giovanile sono risultate onerose e poco efficaci. Motivo per cui il principio della selettività è stato appoggiato dai governi che si sono concentrati sui più deboli: giovani, donne, handicappati, gruppi marginalizzati… Una misura ad esempio è la creazione di sistemi di garanzia per i giovani – concetto che la Commissione europea ha incluso nella sua nuova strategia COM (2010) 477. Questi sistemi dovrebbero in maniera differente, rappresentare un impegno politico per assicurare ai giovani l’accesso al mercato del lavoro o una formazione complementare o ancora forme di apprendistato subito dopo il percorso di studio, senza attendere quindi che si ritrovino in condizione di disoccupazione, quando la reintegrazione diviene più faticosa e onerosa.