EDITORIALE
Per costruire il futuro dell’Unione europea
Il futuro dell’Unione europea dipende anche dal riuscire a mantenere vivo nella memoria collettiva e nella consapevolezza degli europei il ricordo della sua storia, dei motivi che ne determinarono l’origine.Il significato storico dell’unificazione europea per gli Stati e per i popoli che partecipano a questo processo è evidente. La riconciliazione tra vicini una volta nemici e belligeranti ha determinato la pacificazione e la liberazione del continente, riportando l’Europa nella politica e nell’economia mondiale. In tal modo sono state create le premesse per ricostruire i paesi e le città distrutti dalla guerra e dall’accecamento ideologico, superando infine anche la divisione. Il superamento dei confini e lo sviluppo di un mercato comune hanno liberato forze che hanno determinato un enorme slancio dell’industria e del commercio, nonché un benessere generale. Tutto ciò si basa su una grande azione politica e culturale. Dobbiamo essere grati e riconoscenti verso i politici, i diplomatici e i funzionari della generazione dei fondatori per tutto questo.Questa storia di successo non si deve tuttavia solo alla saggezza e alla lungimiranza dei Padri fondatori della Comunità europea: essa è anche frutto di un’ampia armonia tra la democrazia rappresentativa e le forze della società civile, che con grande impegno si sono adoperate negli sforzi per l’unificazione, in qualità di movimento europeo. La solidità e la sostenibilità di questi sforzi, compiuti nell’arco di ben 60 anni, vengono garantiti da forme originali di istituzionalizzazione che conferiscono all’Unione europea un ordinamento quasi federale, destinato tuttavia a rimanere precario se non si riuscisse a completare questo ordinamento e a conferire all’Unione una Costituzione che garantisca il suo futuro democratico e federale, anche in considerazione delle nuove sfide causate dalla globalizzazione. Per essere completato, tale ordinamento necessita il sostegno continuo e sempre nuovo delle cittadine e dei cittadini. Col trascorrere del tempo, con l’aumento della distanza temporale dalla fondazione, che fu una risposta alla guerra e alla repressione, si rischia che le motivazioni e gli stimoli del movimento di unificazione finiscano pian piano nel dimenticatoio: lo confermano i risultati di sondaggi condotti negli ultimi anni in diversi Paesi dell’Unione.L’andamento e i risultati delle consultazioni referendarie in Francia, nei Paesi Bassi e in Irlanda, relative al progetto di una Costituzione europea e al Trattato di Lisbona hanno evidenziato come dimenticare la storia consenta agli oppositori dell’unificazione di mobilitare facilmente le maggioranze, con l’ausilio di slogan nazionalistici e populistici, per ostacolare il processo ed eventualmente trasformarlo nel suo contrario. Tutto ciò va contrastato al fine di salvaguardare la dinamica del processo e garantire il consenso costante degli europei. E ai nuovi Stati membri entrati a far parte dell’Unione solo a pochi anni dalla riunificazione, devono essere trasmesse le conoscenze sull’origine e la storia dell’Unione. Tra gli impulsi di questo processo vi è stata anche una risposta eticamente motivata alle ideologie atee e distruttive del nazionalismo, del fascismo e del comunismo. Con l’istituzione della Comunità europea, a queste aberrazioni si intese contrapporre una manifestazione concreta di riconciliazione, di solidarietà, di giustizia, di libertà e di pace, ossia una comunità di popoli e di Stati finalizzata a creare il proprio futuro collaborando con i propri vicini e aiutandosi reciprocamente. Continuare a ricordare tutto questo e rappresentarlo in modo convincente, all’intera opinione pubblica, soprattutto ai giovani, è pertanto una priorità del momento ed è un compito per tutti i responsabili della politica, dell’amministrazione, delle scuole e università e certamente anche della Chiesa.