cattolici-ortodossi

Una voce per l’Europa

Il comunicato finale adottato dal Forum di Rodi

Si è svolto in “un clima di fraternità e di ascolto” il Secondo Forum Cattolico-Ortodosso che ha riunito a Rodi dal 18 al 22 ottobre 17 delegati del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa della Chiesa cattolica (Ccee) e 17 rappresentanti delle Chiese ortodosse in Europa. In un comunicato diffuso dal Ccee, si sottolinea come il clima sereno in cui si sono svolti i lavori “conferma la reciproca stima e la volontà della Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse in Europa di lavorare in comune per testimoniare insieme il Vangelo di Cristo ed i valori che l’adesione ad esso comporta in un’Europa segnata dalla secolarizzazione ed in cerca della sua identità”. L’incontro si è concluso con l’adozione di un testo comune attraverso il quale i partecipanti “intendono offrire alle Chiese d’Europa un contributo ed una voce comune sul tema della presenza delle Chiese nella società europea”. Il prossimo anno il Terzo Forum Cattolico-Ortodosso si svolgerà a Lisbona, su invito del card. Patriarca José da Cruz Policarpo.La voce delle Chiese. L’auspicio é di “poter partecipare più attivamente ai dibattiti etici e morali che impegnano il futuro della società”. E’ contenuto in un comunicato finale (4 pagine, divise in 10 paragrafi), frutto di 4 giorni di lavoro sul tema delle relazioni Stato e Chiese. “Ci sembra importante ribadire – scrivono cattolici e ortodossi – che i nostri Paesi d’Europa non possono recidere le loro radici cristiane senza distruggersi e che le sfide etiche sono determinanti per il nostro futuro in un mondo globalizzato”. Rifacendosi quindi al tema del Forum, le Chiese scrivono: “In Europa, il sistema della separazione con cooperazione tra la Chiesa e lo Stato è il più diffuso. La separazione va intesa come distinzione dei campi politico e religioso, e non nel senso di un’ignoranza reciproca, impossibile da attuare. Lo Stato e la Chiesa sono, ognuno nel proprio campo, indipendenti ed autonomi l’uno rispetto all’altra. Indipendenza e autonomia reciproca debbono consentire una cooperazione specifica e armonica tra le due istituzioni.”.Campi di azione comune. Il comunicato entra nei dettagli. Le Chiese desiderano far “sentire la loro voce”, in particolare sulle questioni legate alla vita, alla famiglia fondata sul matrimonio. Ribadiscono il loro impegno per le persone emarginate, per i migranti, anche per la “protezione dell’identità culturale e linguistica delle nazioni europee”. Ed aggiungono: “Le Chiese hanno il dovere di risvegliare le coscienze su tutti questi punti e di difendere la dignità della persona umana creata a immagine di Dio. Si riafferma in particolare il diritto all’obiezione di coscienza per il personale medico che nessuno può costringere a praticare atti di aborto o di eutanasia”. Nel comunicato vengono affrontati anche argomenti delicati. “I partecipanti al Forum – si legge nel testo – esprimono la convinzione che una posizione di Chiesa dominante o di Chiesa di Stato non deve comportare nessuna discriminazione giuridica per le altre Chiese e per i membri di gruppi religiosi minoritari ai quali la piena libertà religiosa deve essere garantita, compreso il diritto di diffondere la propria fede utilizzando mezzi rispettosi della libertà delle persone”. Altro tema scottante, la restituzione dei beni confiscati alle Chiese. “In alcuni Paesi d’Europa – si legge nel comunicato -, le Chiese attendono ancora la restituzione dei beni che sono stati confiscati loro dal regime comunista, cosa che consentirebbe di compiere la missione pastorale, caritativa e sociale che si prefiggono”.Appelli. Ai paragrafi 9 e 10 c’é una serie di appelli. “Facciamo appello ai cittadini dei nostri Paesi affinché siano attenti al pericolo che rappresenterebbe una società secolarizzata senza punti di riferimento morali e senza un progetto degno della persona umana”. Le Chiese aggiungono: “questi valori sono insiti nell’essere umano stesso. Sono precedenti al diritto e allo Stato”. La “la libertà religiosa è al centro dei diritti fondamentali della persona, poiché garantisce agli uomini la possibilità di cercare liberamente la verità e di attenervisi”. Il secondo appello contenuto nel comunicato di Rodi, si rivolge ai membri delle Chiese perché “si impegnino, per quanto possibile, a tutti i livelli della vita sociale, affinché la visione cristiana dell’uomo e della società umana continuino ad ispirare i comportamenti delle persone e le scelte dei legislatori. Si tratta di rivitalizzare il patrimonio dei valori cristiani e di applicarli alle esigenze e ai bisogni attuali della società europea”. Il testo si conclude con un appello finale ai rappresentanti politici. “Chiediamo – scrivono ortodossi e cattolici – ai nostri rispettivi governi ed ai responsabili della vita politica di impegnarsi con decisione a garantire la libertà religiosa in Europa e a promuoverla nel mondo protestando contro qualsiasi forma di discriminazione basata sulla religione. Dinanzi al fenomeno difficilmente gestibile del multiculturalismo in Europa, ricordiamo l’urgenza per ogni società di trovare nei principi universali dell’etica naturale il fondamento di ogni coesistenza armonica. Ribadiamo la nostra disponibilità a lavorare in cooperazione con le autorità pubbliche dei nostri Paesi, per il bene comune”.