Belgio: la “conferenza” di mons. LéonardUna conferenza di 75 minuti di fronte ad una platea gremita. L’arcivescovo di Malines-Bruxelles è stato l’ospite giovedì 21 ottobre della tribuna delle “Grandi Conferenze cattoliche” che si svolgono presso l’antica sede del Palazzo dei Congressi di Bruxelles. Durante la sua conferenza, l’arcivescovo ha trattato diversi temi, anche di attualità. Ha parlato dei media, visto che ne è stato, soprattutto nell’ultimo periodo, un grande protagonista. Il vescovo ha detto di amare i media, tanto da accettare sempre gli inviti a parlare. “Non dobbiamo chiuderci in noi stessi”, ha commentato. La trasmissione radiofonica “Rispondi alla domanda” messa in onda da Rtbf gli ha dato, per esempio, la possibilità di parlare a 500 mila persone. La stampa, dunque – ha aggiunto l’arcivescovo – è “un organo di democrazia di cui dobbiamo rallegrarci. Ma a volte – ha aggiunto -sono i media a creare l’evento” come è successo nell’ultimo caso del libro-intervista che ha suscitato una grande polemica in Belgio per la risposta data dall’arcivescovo sull’Aids. Libro – ha fatto notare mons. Léonard – tra l’altro, uscito in francese nel 2006 e improvvisamente andato quest’anno sulle cronache di tutti i giornali quando è stato tradotto in olandese. Per questo, l’arcivescovo si definisce a volte “deluso” dai giornalisti quando gli eventi non sono sufficientemente analizzati, quando non si racconta un fatto conoscendolo in profondità. Mons. Léonard è quindi tornato a parlare del caso Aids. Ha spiegato che dopo aver risposto al giornalista che “l’Aids non è una punizione di Dio”, ha affermato anche che l’AIDS, nella sua prima apparizione – e “senza giudicare nessuno “, potrebbe essere una sorta di “giustizia imminente” volendo però dire che “le nostre azioni hanno delle conseguenze”. Frase che ha scatenato una dura polemica in Olanda e in Belgio, motivo per cui l’arcivescovo ha di nuovo ribadito che “i malati di AIDS sono persone da amare ed accogliere”. Nei 75 minuti della Conferenza, l’arcivescovo ha anche affrontato il tema del celibato dei sacerdoti. “La scelta del celibato da parte di tutti i candidati al sacerdozio – ha detto mons. Léonard – è libera ed è fatta per amore a Dio e al servizio della sua Chiesa”. L’arcivescovo ritiene quindi che non si debba cambiare questa scelta nella Chiesa latina in quanto “un celibato ben vissuto allarga il cuore, come un matrimonio ben vissuto”. Ciò non esclude tuttavia che un giorno la Chiesa possa aprire all’ordinazione di uomini sposati, come già esiste per la Chiesa d’Oriente, ma non dovrebbe essere fatto ora per due motivi. Intanto perché non è così che la Chiesa risolve la mancanza di vocazioni in Europa. E poi sarebbe assurdo credere che l’abolizione del celibato obbligatorio possa risolvere il problema della pedofilia all’interno della Chiesa. “L’85% dei casi di abusi sui minori – ha ricordato l’arcivescovo – avvengono all’interno delle famiglie, non per questo però si dovrebbe eliminare il matrimonio”. Francia: il vero significato della festa dei SantiEventi musicali, incontri per giovani. Così la Francia si appresta a celebrare anche quest’anno la notte del 31 ottobre, la festa di Ognissanti. Sul sito della Conferenza episcopale francese, si danno informazioni e materiali per meglio conoscere questa festa istituita da Papa Gregorio IV che nel 835 decretò che in tutto il mondo si celebrasse la festa dei Santi. La Festa è oggi conosciuta come festa di Halloween ed è vissuta come evento commerciale. Per ridare quindi significato alla celebrazione, la conferenza episcopale ha pubblicato una serie di riflessioni che negli anni hanno scritto i vescovi. C’è anche un pensiero di mons. Bernard Podvin, portavoce dei vescovi francesi. “La festa di Tutti i Santi – dice – è una delle grandi feste dell’anno liturgico, per celebrare che Dio solo è Santo. E onorare la moltitudine di coloro che hanno conosciuto la gioia di accogliere la sua Parola nella loro vita. La santità è ancora per l’oggi! Perché alla santità tutti sono chiamati”. Svizzera: congratulazioni a mons. KochL’elevazione al rango di cardinale di mons. Kurt Koch, arcivescovo, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani è “un riconoscimento speciale” per la sua attività fino ad oggi svolta. I vescovi accolgono con queste parole la decisione annunciata nei giorni scorsi da papa Benedetto XVI di elevare anche l’arcivescovo svizzero al rango di cardinale. “L’accesso del vescovo al Collegio dei Cardinali – scrivono i vescovi svizzeri – manifesta anche l’importanza del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, di cui il vescovo Koch è presidente a partire dall’estate del 2010. Dal momento della sua elezione a vescovo della diocesi di Basilea mons. Kurt Koch è stato un membro della Conferenza episcopale svizzera (Ces) e presidente dal 2007 al 2009. Durante i quindici anni del suo episcopato, è stata una figura chiave per il lavoro della Ces. Al centro della sua opera teologica e della sua attività episcopale, vi è l’approfondimento e la trasmissione della fede e – soprattutto – l’ecumenismo”.