L’Ue in breve

Progetto Teeb: quanto vale la biodiversità? Anche la natura e gli ecosistemi hanno il loro valore economico. E i costi della perdita di biodiversità sono “troppo alti perché la nostra società possa permetterseli”. Tali indicazioni emergono da una relazione contenente i risultati di un progetto di studio durato tre anni e dedicato all’esame dei benefici che il mondo deriva “gratuitamente dalla natura”. Il progetto, denominato Teeb (The Economics of Ecosystems and Biodiversity), ha analizzato il valore economico degli ecosistemi e della biodiversità in Europa. Il progetto ha fatto riferimento ai risultati di innumerevoli studi e ha preso in esame metodologie di valutazione, strumenti politici ed esempi di azioni provenienti da tutto il mondo. La Commissione europea è uno dei principali finanziatori dello studio, gestito dall’Onu. Il commissario Janez Potocnik ha dichiarato il 20 ottobre dinanzi ai dati finali di Teeb: “Sebbene il valore intrinseco della natura ci sia senza dubbio chiaro, è altrettanto importante riconoscerne il valore economico nella battaglia per arrestare la perdita di biodiversità. Rifletteremo su come inserire e attuare all’interno delle nostre politiche le analisi sviluppate dal progetto”.Commissione: “Rispettare la Carta dei diritti”Pieno rispetto del dettato della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: è l’obiettivo che si pone una strategia, adottata il 19 ottobre dalla Commissione su indicazione del Parlamento Ue, resa necessaria da quando, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Carta ha assunto valore vincolante nei 27 Stati aderenti. La Commissione verificherà in particolare “la conformità di tutte le leggi Ue con la Carta a ogni livello del processo legislativo comunitario” e poi “durante l’attuazione negli Stati membri”. L’Esecutivo si impegna inoltre a moltiplicare le informazioni a favore dei cittadini e pubblicherà una relazione annuale sull’applicazione della Carta “per monitorare i progressi realizzati”. Viviane Reding, vicepresidente della Commissione, specifica: “La Carta è l’espressione dei nostri valori e del nostro patrimonio costituzionale comune” e “deve orientare tutte le politiche dell’Unione”. Per questo la Commissione, “attraverso la direzione generale giustizia, controllerà con grande cura che la Carta sia rispettata in tutte le proposte di atti legislativi” comunitari, “in ogni singola modifica introdotta dal Consiglio e dal Parlamento europeo e dagli Stati membri nell’attuare il diritto dell’Unione”. Da Eurostat una fotografia della popolazioneUna “fotografia numerica” dell’Europa e del mondo per sottolineare la Giornata mondiale delle statistiche che si è celebrata il 20 ottobre. L’iniziativa è di Eurostat, servizio dell’Ue, che ha raccolto i propri dati e quelli relativi ai Paesi terzi in una nuova pubblicazione che apre lo sguardo sui cinque continenti. “Il mondo conta 6,9 miliardi di abitanti nel 2010 – vi si legge -. I Paesi più popolati sono la Cina (1.350 milioni di persone, pari al 20% della popolazione planetaria), l’India (1.210 milioni, 18%), gli Stati Uniti (320 milioni), l’Indonesia (230) e il Brasile (200)”. Con i suoi 500 milioni di cittadini “l’Ue rappresenta il 7% della popolazione della Terra”. Il volume è una miniera di informazioni. Ad esempio si pone in evidenza come nel “1960 si riscontrava un tasso di mortalità infantile di 116 casi ogni mille nati nel mondo, mentre ora il dato è sceso a 47 casi”. In Europa il dato era mezzo secolo fa pari a 36 casi su mille, oggi è passato a 4,5. La “speranza media di vita” nel mondo si assesta a 67,6 anni, mentre nell’Ue siamo a 79,2. Ma in Giappone la vita media arriva a 82,7 anni e nell’Africa del Sud si ferma a 51,6. Tra le innumerevoli tabelle figura quella della ricchezza lorda. “Il Pil mondiale era di 41.200 miliardi di euro nel 2008. Con un Pil complessivo di 12.500 miliardi, l’Ue rappresenta il 30% del totale, contro il 23% degli Usa e il 7% della Cina”.Stop al mefedrone, l'”ecstasy legale”La Commissione europea propone di “dichiarare illegale una pericolosa droga assimilabile all’ecstasy, ancora legale in 12 Paesi” dell’Unione europea. Si tratta in sostanza di “metter fine alla libera circolazione del mefedrone nel territorio europeo, sottoponendo tale droga a misure di controllo”. Il mefedrone (noto anche come “ecstasy legale”) è attualmente vietato in 15 Paesi aderenti ed “è associato ad almeno 37 casi di decesso nei soli Stati di Irlanda e Regno Unito”. Viviane Reding, commissario per la giustizia, chiarisce: “Il mefedrone è una droga pericolosa venduta via internet e per strada che ha già mietuto molte vittime. Esorto pertanto i Governi ad attivarsi rapidamente per controllare e dichiarare illegale tale sostanza”. “Abbiamo la responsabilità di proteggere i giovani da nuove sostanze psicoattive pericolose come questa”. La proposta, che ora passa al vaglio di Consiglio e Parlamento, vieterebbe la produzione e la commercializzazione del mefedrone, e prevedrebbe sanzioni penali in tutto il territorio comunitario.