PARLAMENTO UE
Bilancio 2011 e sostegni alla famiglia
Via libera al bilancio 2011, sì alle proposte di modifica della legislazione comune per i congedi di maternità, istituzione del servizio diplomatico Ue, reddito minimo europeo. La sessione plenaria dell’Assemblea dei 27, svoltasi a Strasburgo dal 18 al 21 ottobre, non ha riservato particolari sorprese, nonostante fossero in agenda provvedimenti rilevanti. Il lavoro svolto precedentemente nelle commissioni parlamentari aveva dipanato quasi tutti i nodi da sciogliere. Bilancio, avanti con le trattative. Il Parlamento ha anzitutto approvato in prima battuta il bilancio per il prossimo anno, rispettando il quadro finanziario pluriennale e fissando a 130 miliardi di euro i pagamenti e a 143 miliardi gli stanziamenti d’impegno, ricalcando di fatto le cifre chieste dalla Commissione. Ora si apre una fase di trattative con il Consiglio (dove sono rappresentati i governi dei 27 Stati aderenti) e, in caso di compromesso, il bilancio sarà definitivamente approvato a metà novembre. Gli eurodeputati hanno insistito affinché i documenti contabili confermassero stanziamenti adeguati per sviluppo regionale, ricerca, innovazione, educazione, infrastrutture e reti energetiche. Le relatrici, la popolare polacca Sidonia Jedrzejewska, e la verde tedesca Helga Trupel, hanno sostenuto “la necessità di finanziamenti sufficienti” per avviare il nuovo Servizio europeo d’azione esterna, nonché investimenti per “aumentare la competitività dell’Unione e favorire il superamento della crisi”. Il Parlamento ha chiesto alle altre istituzioni Ue di iniziare immediatamente le discussioni sulle prospettive finanziarie pluriennali, per una migliore programmazione delle future politiche Ue. La crisi economica e le difficili situazioni dei bilanci nazionali non hanno consentito aumenti dei fondi comunitari. Il budget 2011 ha assunto d’altro canto un’importanza particolare in quanto per la prima volta il Parlamento si collocava sullo stesso piano rispetto al Consiglio quale autorità di bilancio.Congedi per mamme e papà. L’aula ha poi dato il benestare al testo legislativo sul congedo di maternità, portandolo dalle 14 settimane attuali a 20 settimane, tutte remunerate al 100% dello stipendio. I deputati hanno inoltre approvato l’introduzione del congedo di paternità (che dovrà essere di almeno due settimane). Al momento del voto finale, però, l’emiciclo si è diviso: i voti a favore sono stati 390, 192 i contrari e 59 le astensioni. Il progetto, ha spiegato la relatrice Edite Estrela, vuole “stabilire le regole minime a livello europeo”, mentre gli Stati membri (che devono ora affrontare l’argomento in sede di Consiglio, dove sono previste forti resistenze) “resterebbero liberi di introdurre o mantenere i regimi di congedo più favorevoli alle lavoratrici” di quelli previsti dalla direttiva comunitaria. Estrela aveva spiegato nel corso del dibattito: “La maternità non può essere vista come un fardello sui sistemi nazionali di sicurezza sociale, ma rappresenta un investimento per il futuro”. Nel testo sono previste indicazioni volte a proibire il licenziamento delle donne in caso di gravidanza; le donne devono poter tornare al loro impiego precedente “o a un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità di prima del congedo”.Più poteri, maggiore responsabilità. “Dobbiamo difendere la maternità”, che è “il primo passo per superare la crisi demografica dell’Europa”: Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Ue, si è ricollegato al provvedimento parlamentare sui congedi intervenendo in aula con un discorso di metà mandato. Otto i punti affrontati da Buzek nel suo intervento: crisi economica, solidarietà europea, politica energetica e ambientale, politica estera (l’Assemblea ha dato il via libera al Servizio di azione esterna, che “rappresenterà il volto e gli interessi dell’Unione nel mondo”), diritti umani, diritti delle donne, applicazione del Trattato di Lisbona e bilancio. Ampia la digressione storica. “Dopo la seconda guerra mondiale si è rafforzato nel continente uno spirito di solidarietà e di collaborazione che ha consentito 60 anni di pace. Occorre operare per una società solida e aperta e ricordare sempre che democrazia e pace non possono mai essere date per scontate”. Per questo “dobbiamo sempre dire no al populismo che mina le basi della nostra convivenza”. Sul tema dei diritti umani il presidente dell’Eurocamera ha affermato: “So che davanti a me ci sono 735 difensori dei diritti umani, e alle mie spalle ce ne sono altri 500 milioni”. Sulle riforme istituzionali ha osservato: “Con il Trattato di Lisbona i poteri legislativi del Parlamento sono raddoppiati”, accrescendo “il nostro impegno e la nostra responsabilità”. Il politico polacco non ha mancato di rilevare la necessità di “approfondire il metodo comunitario, evitando di cedere alla tentazione” di far guidare l’Unione europea dai governi nazionali.