Germania, Belgio, Irlanda

Germania: il processo di integrazione L’attuale dibattito sull’immigrazione e sull’Islam in Germania ha raggiunti toni d’allarme e ciò impedisce il processo di integrazione. Lo denuncia Alois Glück, Presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk), in un’intervista all’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna. “Chi agisce solo in base all’umore – ha detto Glück -, non fa che aiutare i populisti di destra”. “Gli immigrati e i musulmani che sono già integrati o vogliono farlo vengono messi sullo stesso piano e criticati. Nessun riconoscimento per ciò che fanno. E nella popolazione si diffondono immagini e idee negative, come se ogni musulmano fosse un problema e fosse sospetto. Il grande compito dell’integrazione viene gravato pesantemente da una discussione così indifferenziata”. Circa l’attività della Chiesa al riguardo, Glück ha sottolineato che “le Chiese svolgono un importante lavoro d’integrazione concreta tramite i propri servizi sociali”. “Ciò che conta – ha aggiunto – è affrontare apertamente e sinceramente problemi e diversità di vedute” e che “i rappresentanti dell’Islam in Germania devono misurarsi maggiormente con ciò che devono cambiare e su come creare la fiducia”. Belgio: le precisazioni di mons. Léonard sull’Aids”Con il mio libro, non avevo assolutamente intenzione di scioccare nessuno, ma desideravo far conoscere i principi a cui tengo e mostrare un atteggiamento di rispetto verso ogni persona e per ogni situazione. Mi dispiace che questo non sia stato capito. Per questo oggi voglio dire a tutti e in particolare ai malati di Aids e ai sieropositivi che sono vicino a loro con rispetto e amore”. Così il capo della Chiesa cattolica belga nonché arcivescovo di Malines-Bruxelles, mons. André-Joseph Léonard risponde alle critiche che alcune sue dichiarazioni riguardo alla malattia dell’Aids avevano suscitato anche all’interno della Chiesa. Il pensiero dell’arcivescovo sull’Aids è contenuto in un libro-intervista pubblicato proprio in questi giorni in Olanda nel quale l’arcivescovo definiva la malattia come “una sorta di giustizia immanente” che arriva quando “si maltratta la natura profonda dell’amore umano”. Per far capire il suo pensiero e rispondere alle critiche, l’arcivescovo ha indetto una conferenza stampa per precisare che no, “l’Aids non è una punizione di Dio per un cambiamento del comportamento sessuale “. Il testo della conferenza stampa è stato diffuso nella serata del 15 ottobre dalla Conferenza episcopale belga e sul sito Catho.be appare anche un’intervista audio. Mons. Léonard nega di aver voluto stigmatizzare i sieropositivi. “Ho l’impressione – ha detto – che sia stato mal capito il termine tecnico di ‘giustizia immanente’, come se io considerassi l’Aids in tutti i suoi aspetti come una malattia che sarebbe una punizione”. Ed aggiunge: “Voglio sottolineare che nel libro non si giudicano le persone, ma si esprimono delle considerazioni su alcune pratiche. Nella stessa pagina dove è presente il passaggio citato sull’Aids, è stato anche detto che i malati di Aids e i sieropositivi non devono in alcuno modo essere oggetto di discriminazione. Queste persone devono piuttosto essere accolte, come ogni altra persone; qualunque sia l’origine della malattia, non devono essere lasciate sole ma incoraggiate e rispettate”.Irlanda: appoggio dei vescovi alla visita apostolicaI Vescovi irlandesi “hanno accolto con favore la Visita Apostolica, senza qualificazione e riconoscono in essa un esempio di come il Papa vuole sostenere la Chiesa irlandese in un momento difficile”. Nota di precisazione quella scritta nei giorni scorsi dal portavoce della Conferenza episcopale irlandese, Martin Long, riguardo ad un articolo apparso sul giornale cattolico “The Irish Catholic”, il 7 ottobre. Nell’articolo si lascia intendere che durante l’incontro a Roma per la preparazione della Visita Apostolica, i quattro arcivescovi irlandesi hanno posto ai visitatori apostolici e ai rappresentanti della Santa Sede dei paletti riguardo ai termini dell’investigazione vaticana, delimitandola cioè esclusivamente alla gestione degli abusi sessuali ad opera del clero e alla futura formazione nei seminari. Martin Long ha precisato nella nota diffuso il 13 ottobre che titolo e servizio dell’Irish Catholic erano “gravemente fuorvianti”. Ed ha aggiunto: “L’incontro a Roma la scorsa settimana tra alti funzionari del Vaticano, i quattro Visitatori Apostolici e i quattro Arcivescovi irlandesi è stato positivo e costruttivo. Non c’è stato assolutamente alcun tentativo da parte dei vescovi, come invece è stato supposto dal titolo e dall’articolo, di cercare di limitare il mandato dei visitatori apostolici”. I vescovi infatti hanno pubblicamente assicurato la loro piena collaborazione e il loro supporto alla visita annunciata a marzo da Papa Benedetto nella sua Lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda. Così scriveva il Santo Padre: “La Visita, che ha lo scopo di aiutare la Chiesa locale nel suo cammino di rinnovamento, sarà realizzata in collaborazione con i competenti uffici della Curia Romana e la Conferenza Episcopale Irlandese”.