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Condividere la sofferenza

Vescovi europei al Sinodo (2)

E’ in corso di svolgimento, in Vaticano (fino al 24 ottobre) l’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi con a tema “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4, 32)”. Nel corso dei loro interventi i padri sinodali hanno posto l’accento sulle difficili condizioni di vita delle comunità cristiane locali, che per questo lasciano la regione, aggravate dal mancato rispetto dei diritti umani, primo fra tutti, quello alla libertà di coscienza e di religione. Al Sinodo partecipano anche i vescovi di Cipro, che fa parte dell’Ue, di Turchia, che aspira ad entrarvi ed un rappresentante della Conferenza episcopale italiana, mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro. Riportiamo in sintesi i loro discorsi. (cfr. SIR Europa n.71 del 15 ottobre)Turchia. “Voglio cancellare le insopportabili calunnie fatte circolare dagli stessi organizzatori del delitto. Perché di questo si tratta: omicidio premeditato, dagli stessi poteri occulti che il povero Luigi aveva, pochi mesi prima, indicato come responsabili dell’assassinio di don Andrea Santoro, del giornalista armeno Dink e dei quattro protestanti di Malatya; cioè un’oscura trama di complicità tra ultranazionalisti e fanatici religiosi, esperti in strategia della tensione”. Ai lavori del Sinodo, il 14 ottobre, è risuonata alta la voce di mons. Ruggero Franceschini, presidente della Conferenza episcopale turca e amministratore apostolico del Vicariato di Anatolia, retto fino al momento del suo omicidio, lo scorso giugno, da mons. Luigi Padovese. “La situazione pastorale e amministrativa del Vicariato dell’ Anatolia è grave – ha lamentato il presidente dei vescovi turchi – I motivi sono le divisioni all’interno della comunità cristiana, già fragile di per sé; la gestione dell’economia di tutto il Vicariato e la gravissima scarsità di personale missionario”. “Alla Chiesa chiediamo quello che ora ci manca: un Pastore, qualcuno che lo aiuti, i mezzi per farlo, e tutto questo con ragionevole urgenza. Siamo una Chiesa antichissima, tanto povera quanto ricca di una tradizione che solo Gerusalemme e Roma possono vantare. Perdonate lo sfogo: vi preghiamo di condividere con noi questa situazione che può essere superata, a breve, almeno in due aspetti: la nomina di un nuovo pastore e un sostegno economico”.Cipro. Davanti alle sfide che provengono dal Medio Oriente, come conflitti, problematico rispetto dei diritti umani, la Chiesa rappresenta “un garante della libertà, la sua presenza è un guadagno non solo per i cristiani stessi, ma per tutti, in particolare per quelli che credono ai valori umani e spirituali. La presenza dei cristiani è veramente un segno e deve essere appoggiata al livello della Chiesa universale e della comunità internazionale”. È quanto ha sostenuto mons. Joseph Soueif, arcivescovo di Cipro dei Maroniti, nel suo intervento al Sinodo per il Medio Oriente. “Si vive oggi un vero conflitto di culture, conflitto di mentalità, conflitto di approccio e di visione”, ha rimarcato il presule maronita, per il quale il cristianesimo ha ancora “tanto da dire, da fare e da offrire” come l’elaborazione di “progetti educativi, sociali che aiutano a cambiare mentalità, a educare ad accettare le differenze, i diritti dell’uomo”. Mons. Soueif ha poi evidenziato come Cipro sia una meta di destinazione per molti cristiani ed ha parlato dell’immigrazione cristiana nell’isola come di “un segno profetico di una testimonianza di cui nessuno di noi sa quali saranno i frutti”. L’emigrazione è “espansione missionaria, che porta la spiritualità dell’Oriente dentro le grandi società secolarizzate. L’esperienza di Cipro mostra che le religioni possono vivere insieme nonostante le ferite; vogliamo che tutte le chiese e le moschee si aprano davanti a tutti e che siano uno spazio d’incontro e di perdono, un luogo di purificazione delle memorie. Vogliamo testimoniare nell’isola che fa da ponte tra Oriente e Occidente i valori del dialogo, la convivenza, per costruire la cultura della pace e dell’amore”. Italia. Nei soli primi sei mesi del 2010 sono partiti 1.600.000 pellegrini diretti in Palestina. Lo ha rivelato mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro, che al Sinodo per il Medio Oriente ha portato in aula “il saluto e la vicinanza spirituale” dei vescovi italiani. “E’ più quanto riceviamo in termini di vita spirituale e di ricerca di fede a favore dei nostri pellegrini, di quanto si riesce a dare con la nostra solidarietà” ha affermato mons. Fontana che ha messo in evidenza come “nella Chiesa italiana trovi una grande attenzione la condizione di vera sofferenza del popolo palestinese e di quella porzione silenziosa di ebrei israeliani che non accettano, in nome della sicurezza, le situazioni discriminatorie che scatenano terrorismo e violenza”. “L’assoluta povertà dei cristiani di Terra Santa e del Medio Oriente – ha proseguito – ha fatto nascere in Italia un sempre più ampio numero di progetti caritativi. Solo nei primi 5 anni del millennio, la Cei ha finanziato progetti nell’area per oltre 25 milioni di euro. Ad essi vanno aggiunti quelli degli Istituti religiosi e delle singole diocesi”. Ma non basta. Per l’arcivescovo “c’è bisogno di fare di più”.