Libertà di religione: dichiarazione al Parlamento UeUn impegno esplicito del Parlamento e di tutta l’Ue contro le discriminazioni su base religiosa. È quanto chiede una Dichiarazione scritta degli eurodeputati Mario Mauro e Konrad Szymanski che sarà presentata a giorni per raccogliere il sostegno dei parlamentari europei (per essere approvato, il testo deve ottenere entro tre mesi l’appoggio della maggioranza assoluta dei deputati, che sono 736). Il testo anzitutto considera “che la promozione della democrazia e del rispetto dei diritti umani e delle libertà civili sono principi fondamentali dell’Unione”; che l’Ue ha ripetutamente espresso il suo impegno per il diritto e la libertà di pensiero, di coscienza e di religione in tutto il mondo; che “tale diritto include la libertà di cambiare religione” e di manifestare pubblicamente il proprio credo. A questo punto il Parlamento “esprime – stando alla Dichiarazione – la propria preoccupazione circa l’aumento degli attacchi contro le comunità religiose del mondo e condanna la violenza e le discriminazioni basate sulla religione”. La Dichiarazione invita quindi l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton, a inserire tale tema nella politica europea in campo internazionale, con l’aggiunta, negli accordi con i Paesi terzi, di “una clausola vincolante per il rispetto della libertà di religione”.Appello dei figli di Sakineh agli eurodeputati”La nostra unica speranza resta la comunità internazionale e per questo motivo chiediamo al Parlamento europeo di intervenire, in modo deciso, con tutti gli strumenti a disposizione, al fine di aiutare nostra madre”: Sajjad e Sahide, figli di Sakineh (la donna condannata a morte in Iran), hanno inviato un messaggio al Parlamento europeo, letto in emiciclo il 6 ottobre mentre era in corso un dibattito sulla pena capitale e sulla Giornata mondiale contro la pena di morte (10 ottobre). I figli di Sakineh aggiungono: “Vi supplichiamo di non abbandonarci e di accogliere la nostra richiesta di aiuto”, “con la speranza che tali punizioni primitive, come la lapidazione e l’impiccagione, vengano eliminate per sempre e in tutto il mondo”. Il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, a questo proposito afferma: “Ribadiamo la richiesta”, rivolta dall’Onu “a tutti i Paesi, di procedere con una moratoria della pena capitale”. Il politico polacco sottolinea come in “troppi Stati esista ancora questa pratica”. Infine afferma: “La morte non può mai essere considerata un atto di giustizia”.Sono nove i candidati al Premio Sacharov 2010Sono nove i candidati al Premio Sacharov 2010, assegnato ogni anno dal Parlamento europeo a una persona o a un’organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani. I nomi sono stati resi noti il 5 ottobre durante una riunione delle commissioni affari esteri e sviluppo, e della sottocommissione per i diritti dell’uomo dell’Eurocamera. Il 18 ottobre tra i nove candidati (presentati da un gruppo politico o da almeno 40 eurodeputati) saranno scelti i tre finalisti, mentre il 21 i presidenti dei gruppi politici sceglieranno il vincitore che riceverà il premio (un assegno da 50mila euro) il 15 dicembre a Strasburgo. I candidati sono: Access, movimento che aiuta i difensori dei diritti umani; Haytham Al-Maleh, attivista e avvocato siriano; Breaking the Silence, ong fondata dai veterani e dai soldati dell’esercito israeliano; Guillermo Fariñas, giornalista e dissidente politico cubano; Aminetu Haidar, sostenitrice dei diritti umani, soprannominata “la Gandhi del Sahrawi”; Dawit Isaak, giornalista eritreo con cittadinanza svedese, prigioniero politico dal 2001; Birtukan Mideksa, politico etiope ed ex giudice, è la leader del partito di opposizione; padre Thadeus Nguyên Van Ly, religioso vietnamita e attivista per i diritti umani; Open doors, organizzazione che sostiene i cristiani che vengono perseguitati negli Stati in cui costituiscono una minoranza religiosa.Diversità culturale: i libri “oltre le frontiere”Promuovere la pubblicazione internazionale dei libri e celebrare la diversità culturale dell’Europa: sono i due principali obiettivi del Premio Ue per la letteratura, che ha fatto tappa in settimana alla Fiera del libro di Francoforte. Mediante il programma “Cultura”, l’Unione europea, assieme alle federazioni degli scrittori, degli editori e dei librai europei, sostiene l’edizione oltre le frontiere nazionali di volumi meritevoli scritti da autori comunitari. Gli 11 vincitori del 2010 (che riceveranno il premio di 5mila euro durante una cerimonia che si terrà a Bruxelles il 18 novembre), provengono da Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Romania, Slovenia, Spagna e Macedonia. Androulla Vassiliou, commissario alla cultura e al multilinguismo, ha spiegato: “Spero che il premio dia la possibilità a queste opere di essere tradotte e di raggiungere un numero di lettori più vasto al di là del loro Paese d’origine”. Dal 2007, il programma “Cultura” ha destinato 8,5 milioni di euro per permettere la traduzione di 1.500 libri.