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La famiglia, i figli e l’emigrazione femminile
“In Moldova viviamo in una società divisa tra coloro che sognano di fare parte dell’Unione europea e i nostalgici della Russia”. Ad affermarlo è mons. Antonio Cosa, vescovo di Chisinau, in un’intervista realizzata da Jacques Berset, direttore dell’agenzia di stampa svizzera Apic, in collaborazione con SIR Europa. La Repubblica di Moldova conta 4 milioni di abitanti, l’1% cattolici, il 93% ortodossi, i rimanenti di altre o nessuna religione.Chiesa e Stato. “Quando sono arrivato in Moldova nel 1990 – spiega il giovane vescovo di origini romene – c’era una sola parrocchia per tutto il Paese”, ma la Chiesa moldava, partita “quasi da zero”, è cresciuta rapidamente. Oggi, afferma, “le parrocchie sono 17, 33 i preti (di cui 5 moldavi) e 45 le religiose”. La lingua più utilizzata per la Messa è il polacco, seguito dal russo e infine dal romeno. Mons. Cosa riferisce di “rapporti sul piano personale molto amichevoli” con gli ortodossi con i quali “si collabora a livello pratico, ma l’ecumenismo non è sviluppato come Roma vorrebbe”. “Accettabili” le relazioni con lo Stato. Attualmente, spiega, è al potere “l’Alleanza per l’integrazione europea, composta da liberali e democratici che difendono i principi europei e sono in buoni rapporti con le Chiese. Il governo ha annunciato con chiarezza la propria intenzione di aderire all’Europa, cercando presso l’Ue un potente alleato”, ma, ricorda il presule, “occorre tenere conto anche dei legami storici con la Russia che rimane un punto di riferimento per la popolazione” in uno Stato nel quale “sono in programma il prossimo 28 novembre le elezioni anticipate”.Divisi tra Bruxelles e Mosca. All’interno della società, è aperta la “questione etnica e linguistica. Anche la lingua romena parlata dalla maggioranza dei moldavi è stata ribattezzata ‘moldava’”. “Particolarmente vivi”, inoltre, “gli antagonismi tra chi si volge verso l’Ue e chi guarda invece a Mosca”. Il vescovo di Chisinau si sofferma quindi sull’impoverimento della popolazione, iniziato dopo il crollo dell’Unione sovietica. “Con il cambiamento della moneta nazionale – spiega – la gente ha perduto i suoi risparmi”. Per questo alla fine degli anni ’90 sono iniziate le migrazioni verso l’Europa, prima di donne e ragazze, in seguito di uomini. Con le migrazioni è “cominciata anche la piaga della tratta di esseri umani e della prostituzione. Persone alle quali sono stati confiscati i documenti e sono rinchiuse in case da cui non possono uscire”. Un quarto della popolazione emigrato all’estero. Circa “un quarto della popolazione moldava è all’estero, le campagne si sono svuotate”, e giacché “gli emigrati sono per lo più donne, i loro figli rimangono nel Paese affidati ai nonni” fa sapere il presule secondo il quale “sono diverse centinaia di migliaia i bambini privati in tal modo dei propri genitori”. Una situazione di fronte alla quale la Chiesa cattolica “è troppo debole per cambiare le cose”: “Riceviamo aiuto dalla Chiesa di Lecce (capoluogo della regione Puglia, ndr) e dalla Fondazione ‘Regina Pacis’ di San Foca di Melendugno (nella stessa provincia) che dal 1997 lavora per promuovere l’integrazione degli immigrati moldavi in Italia e conduce programmi di integrazione sociale rivolti alle ragazze vittime di sfruttamento sessuale”. Oltre un migliaio “le giovani e le donne salvate che, dopo la restituzione dei documenti, sono ritornate in Moldova”. Il presule esprime gratitudine per la collaborazione “ammirevole” offerta dall’ambasciata d’Italia a Chisinau che “nel corso del 2009 ha emesso 25mila visti a cittadini moldavi”. La “povertà sociale” di orfani e anziani. Ritornando al tema della povertà – il salario medio nel Paese equivale a 182 euro – mons. Cosa sottolinea il fenomeno della “povertà sociale”: quella degli orfani e degli anziani. I primi, cosiddetti “orfani sociali”, sono “i bambini e i giovani le cui madri sono partite per l’Italia dove lavorano come collaboratrici domestiche e badanti”. “Ogni collaboratrice o assistente domestica in Italia – sottolinea il vescovo – è in effetti una madre assente nella sua famiglia in Moldova”. Ma c’è “un’altra categoria sociale duramente toccata dalla povertà: quella degli anziani, considerati appartenenti al passato e abbandonati a se stessi”. Per questo “la Chiesa cattolica in Moldova è molto presente in questi ambiti”. Oltre alle attività propriamente pastorali delle sue 17 parrocchie disseminate sul territorio, “dove lavorano preti e religiosi di diversi Paesi”, la Chiesa nazionale, conclude mons. Cosa, “esercita una quotidiana ‘pastorale di strada’ fatta di disponibilità verso i più svantaggiati , e offre servizi di assistenza e sostegno sociale”.