cristiani perseguitati

Protezione da rafforzare

Testimonianze e proposte al Parlamento europeo

La libertà religiosa deve essere incorporata nelle politiche esterne dell’Ue aggiungendo agli accordi con i Paesi terzi una clausola vincolante relativa al rispetto di tale libertà. È la principale richiesta della Dichiarazione scritta presentata il 5 ottobre dai deputati europei Mari Mauro (Gruppo Epp) e Konrad Szymanski (Gruppo Ecr) in occasione della conferenza “Persecuzione contro i cristiani”, promossa dalla Comece (Commissione episcopati Unione europea) e da questi Gruppi in collaborazione con Kirche in Not e Open Doors International presso la sede del Parlamento europeo. Tale Dichiarazione dovrebbe essere presentata alla plenaria dell’Europarlamento nelle prossime settimane. Per essere adottata dovrà essere sottoscritta entro tre mesi da 380 deputati europei. Una “chiara” visione politica. Un appello alla comunità internazionale affinché protegga i cristiani in Iraq “a rischio estinzione” è stato lanciato da mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, in Iraq. “Dall’invasione Usa del 2003” ad oggi, ha reso noto, “sono state assalite 51 chiese; rapiti e uccisi un vescovo e tre preti; circa 900 cristiani innocenti uccisi e centinaia di migliaia obbligati a lasciare le proprie case. In Iraq e in altri Paesi c’è il rischio che la comunità cristiana si estingua”. Di qui l’appello: “Abbiamo bisogno di un sostegno più forte da parte di tutti, con una chiara visione ‘politica’ e piani precisi non solo per proteggere e incoraggiare i cristiani a rimanere in patria, ma anche per promuovere la riconciliazione tra gli iracheni, i diritti umani”, e per “far sì che i governi rispettino le regole”. Per mons. Sako “la comunità internazionale si deve assumere le proprie responsabilità”. Dall’arcivescovo, infine, l’auspicio che il Sinodo delle Chiese del Medio oriente (Roma, 10-24 ottobre) “susciti attenzione ai nostri problemi”. Esso “può essere un’opportunità per rivedere tutta la situazione dei cristiani in Medio oriente”. Speriamo, conclude “che sia altamente produttivo”.Nessuno dice “stop” alle uccisioni. “Questa conferenza può suggerire all’Ue di fare pressione sulle Nazioni Unite affinché rafforzino la loro legislazione a difesa dei diritti delle minoranze e specialmente dei cristiani?”. È una delle tre richieste con le quali mons. Eduard Hiiboro Kussala, vescovo della diocesi cattolica di Tombura-Yambio nel sud Sudan, ha concluso il proprio intervento. Dal presule anche le richieste che all’interno dell’Onu si costituisca una Commissione sulla libertà religiosa internazionale e che “atrocità” come “omicidi e persecuzioni” a sfondo religioso vengano perseguite dal Tribunale penale internazionale. Con riferimento al referendum sul futuro del Paese che si terrà il 9 gennaio 2011 mons. Kussala ha affermato: “Le minoranze, e in particolare i cristiani, hanno bisogno del sostegno della comunità internazionale per un referendum pacifico che favorisca la pace permanente”. Dalla comunità internazionale essi si aspettano solidarietà e aiuto; invece “nelle cosiddette nazioni civilizzate dell’Occidente cristiano nessuno dice ‘stop’ alle uccisioni dei cristiani”.Un grido a lungo soffocato. Un appello “ai membri dell’Europarlamento e alla comunità internazionale per contribuire a convincere il governo vietnamita a risolvere in modo pacifico” la situazione dei cristiani appartenenti alla popolazione indigena dei degar, e a rispettare i trattati Onu ratificati, è stato rivolto anche da Kor Ksor, presidente della Montagnard Foundation. “Il grido della mia gente è stato a lungo soffocato dal potere repressivo del governo” ha detto Ksor descrivendo una minoranza perseguitata brutalmente con attacchi militari che irrorano i villaggi di spray chimici, con arresti e torture, nonché con l’imposizione della Chiesa evangelica del Vietnam che è in realtà “un travestimento della strategia militare per mantenere la popolazione sotto il controllo governativo”. “Le violazioni del diritto alla libertà religiosa si verificano in ogni parte del mondo e colpiscono circa 100 milioni di persone” ha detto Arie de Pater, direttore di Open Doors International. Secondo la World Watch List realizzata ogni anno dall’organizzazione, che assiste in 45 Paesi i cristiani perseguitati, la top ten degli Stati con le peggiori persecuzioni è costituita da Nord Corea, Iran, Arabia saudita Somalia, Maldive, Afghanistan, Yemen, Mauritania, Laos e Uzbekistan. Anche Berthold Pelster (Kirche in Not) ha rivolto un appello: “Sono innanzitutto i politici a dover aiutare”. Illustrando l’attività della sua organizzazione ha spiegato che “compito specifico” è “curare il contatto con le minoranze perseguitate, ricostruire le Chiese incendiate e dare aiuti finanziari per la pastorale”. In occasione dell’incontro il segretariato Comece ha presentato il proprio Memorandum sulla libertà religiosa. Il testo contiene 11 raccomandazioni al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio europei, e al Servizio europeo per l’azione esterna, affinché contribuiscano, “secondo le proprie rispettive responsabilità, alla promozione della libertà religiosa nel quadro delle relazioni esterne Ue”.