Portogallo, Inghilterra, Austria

Portogallo: le sfide della nuova evangelizzazioneCon una lettera pastorale, intitolata “Nuova Evangelizzazione – una sfida pastorale”, il patriarca di Lisbona, mons. José Policarpo ha voluto richiamare l’attenzione di tutti i cristiani, “in particolare di quelli che già disimpegnano una missione pastorale”, sulla necessità di porre maggiore dinamismo nelle loro attività: “Un nuovo entusiasmo che porti a trasformare l’evangelizzazione da un mero e programmato dovere in una sentita passione”. Il documento trova la sua genesi nella parole e nella sollecitazione di Giovanni Paolo II, che ha utilizzato per la prima volta la definizione di nuova evangelizzazione nel 1983 ad Haiti: “Da allora mi sono sempre interrogato sul come tradurre questo tema in un dinamismo pastorale che possa coinvolgere e riguardare tutte le scelte e le strutture della diocesi” – ha dichiarato il massimo responsabile della Chiesa di Lisbona: “L’ingombro strutturale delle organizzazioni diocesane e parrocchiali è infatti grande, e tale da rendere spesso gli agenti pastorali degli esecutori molto generosi, ma privi di quell’ardore fiducioso in Gesù Cristo e nel Vangelo, che è necessario: evangelizzare non è un programma, è una pazzia d’amore”. Agli evangelizzatori, mons. Policarpo chiede maggiore “fedeltà, santità, spiritualità, preghiera”; “l’accoglimento della Sacra Scrittura e la pratica vera dei suoi insegnamenti devono diventare la condizione essenziale della nuova evangelizzazione per ministri abitati e divorati dalla Parola divina”. “Ciò potrà essere facilitato da una formazione adeguata che insista sulla fedeltà cristiana, e non solo sulla preparazione tecnica e culturale” – ha aggiunto il primate – “Si deve trattare di una pedagogia rivolta veramente a tutti i cristiani: sacerdoti, persone consacrate in famiglie religiose, e laiche, tra le quali coloro che hanno scelto il cammino del matrimonio: se il laico sposato non vive questo stretto legame come percorso di santità, come può essere un buon evangelizzatore?” – si chiede mons. Policarpo.Inghilterra: in digiuno per il RwandaVenerdì 1 ottobre la Chiesa inglese celebra il “Harvest fast day”, la giornata dedicata al digiuno e alla raccolta di fondi promossa dalla Cafod, la più importante charity cattolica per gli aiuti al terzo mondo. In migliaia, nelle scuole e parrocchie del Regno Unito, rinunceranno ad un pasto per donare il corrispettivo in denaro ai bambini vittime del genocidio in Rwanda, ai quali è dedicata l’edizione di questo anno. Nel 2009 la Giornata ha fruttato quasi 1,5 milioni di sterline l’equivalente di circa 1,7 milioni di euro. Testimonial della campagna 2010 è Jeanne, come spiega Lucy Cork, portavoce della Cafod: “la sosteniamo Jeanne da quando aveva tre anni. I genitori di Jeanne sono stati uccisi, davanti ai suoi occhi, durante il genocidio in Rwanda nel quale sono morte un milione di persone in 100 giorni. Oggi Jeanne ha 18 anni, comincia a lavorare e ha una sua famiglia, ma gli effetti di quel trauma rendono ancora la sua vita difficile”. L’esempio di Jeanne testimonia come Cafod sostiene per anni persone in difficoltà. Sul sito (www.cafod.org.uk), dove sono presenti sussidi per scuole e parrocchie che organizzeranno attività legate all’Harvest fast day, la charity ricorda, tuttavia, che non è solo il denaro che conta, ma che con la preghiera e la partecipazione a manifestazioni tutti possono contribuire a sconfiggere la povertà.Austria: Obiettivi millennio, da Onu solo paroleL’ufficio di coordinamento della Conferenza episcopale austriaca per lo sviluppo internazionale e la missione (Koo) si è pronunciato nei giorni scorsi a Vienna in modo negativo sul documento finale del vertice Onu sugli obiettivi del millennio. “È un riciclaggio di documenti precedenti”, ha criticato Heinz Hödl, direttore del Koo. “L’obiettivo del millennio di dimezzare le persone che vivono in povertà estrema verrà difficilmente raggiunto”, ha osservato Hödl, constatando come anche stavolta siano “mancate proposte concrete per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo e dei necessari provvedimenti”. Infatti, “il documento finale non è vincolante e gli Stati non devono ottemperare ad alcun obbligo giuridico. Sono state pronunciate molte belle parole, tutti hanno sognato un mondo migliore”, ha aggiunto. “Ma i tagli significativi negli aiuti allo sviluppo, apportati da molti Stati – soprattutto dall’Austria, accanto a Grecia, Italia e Portogallo – mostrano che manca definitivamente la disponibilità dei governi a mantenere davvero le promesse fatte”. Attualmente, l’Austria destina alla politica per lo sviluppo lo 0,3% del Pil – a fronte dell’impegno originario per lo 0,5% entro il 2010 -. Il governo ha annunciato ulteriori tagli a questa percentuale per il prossimo dicembre.