Ucraina: il sinodo dei vescovi greco-cattoliciLe autorità ucraine non consentano “provocazioni basate sull’inimicizia religiosa, l’intolleranza e la limitazione della libertà e dei diritti costituzionali dei cittadini in materia di fede e simboli religiosi”. È la richiesta contenuta nel documento finale del sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica in Ucraina che si è svolto nei giorni scorsi a Lviv. I vescovi greco-cattolici, spiega l’agenzia Risu (Servizio informazione religioso ucraino) si riferiscono alla nota con cui l’eparchia di Odessa della Chiesa ortodossa ucraina – affermando che la Chiesa greco-cattolica prosegue nell’attività di proselitismo – chiede non venga autorizzata la costruzione di una sua cattedrale. “La costruzione di una cattedrale greco-cattolica nella città ortodossa di Odessa – si legge nella dichiarazione del metropolita Ahafanhel – provocherà l’indignazione e le proteste del clero e di tutti i fedeli creando nella nostra pacifica città una situazione di conflitto interreligioso, anziché rafforzare la pace e l’armonia sociale nella regione”. Richiamando l’art. 24 della Costituzione dell’Ucraina, i vescovi dell’Ugcc, sia quelli ucraini, sia quelli convenuti per il sinodo a Lviv da diversi Paesi europei, dall’America e dall’Australia, affermano che la nota dell’eparchia di Odessa “contiene gravi violazioni della Costituzione” e nuoce alla “armonia interconfessionale stabilitasi negli ultimi anni nel Paese”. I presuli fanno inoltre sapere di essere in attesa di “un intervento d’autorità” sulla questione da parte del presidente Viktor Yanukovych. Durante il sinodo sono stati trattati anche i temi dell’evangelizzazione – al cui riguardo i vescovi hanno fatto il punto sugli statuti, precedentemente approvati, dal comitato preposto e sulla prossima pubblicazione del catechismo – e delle migrazioni. “Negli ultimi 150 anni le migrazioni hanno costituito un elemento molto importante nella storia della nostra Chiesa – ha detto parlando con i giornalisti al termine dei lavori il cardinale arcivescovo maggiore di Kyiv-Haly, Lubomyr Husar -. I nostri migranti oggi sparsi per il mondo hanno bisogno di un numero sempre maggiore di pastori; in questo dobbiamo aiutarli”. Al sinodo hanno partecipato 39 vescovi greco-cattolici, il vescovo Milan Shashik della Chiesa latino-cattolica e alcuni ospiti dalla Repubblica ceca, dalla Grecia e dalla Bielorussia. Il prossimo sinodo si terrà a Kuritiba, in Brasile, nel 2011. Ungheria: la basilica restaurata di MáriapócsL’11 settembre è stata benedetta e inaugurata la basilica greco-cattolica di Máriapócs appena restaurata. A presiedere la liturgia l’arcivescovo Cyril Vasil, segretario della Congregazione per le Chiese orientali. Presenti tra gli altri il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente della Conferenza episcopale ungherese; il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn; Ferenc Mádl, precedente della Repubblica ungherese. “Tra Vienna e Máriapócs il rapporto è stretto” ha affermato il card. Schönborn nell’omelia, alludendo all’immagine della Madonna che collega le due città. “Perché ha pianto Maria? Per chi piange ancora oggi?” ha quindi chiesto il porporato sottolineando che “la risposta si trova nell’icona”. Con la mano destra Maria indica Gesù bambino che sta alla sua sinistra, mentre la mano di Gesù non è alzata per benedire come nelle altre icone bizantine, ma indica sua madre. “Maria, madre di tutti noi – ha spiegato l’arcivescovo di Vienna – piange perché Gesù non è abbastanza venerato. In Ungheria il regime ateo ha lasciato un vuoto spirituale, caratterizzato da corruzione e bugie che hanno avvelenato i rapporti umani. Affinché la gente sia felice il Paese deve volgersi nuovamente a Cristo, ma questo richiede la conversione di ognuno”. Al termine dell’omelia il card. Schönborn ha consegnato al vescovo diocesano Fülöp Kocsis, governatore apostolico di Miskolc, un pezzetto della cattedrale di santo Stefano di Vienna, una reliquia di santo Stefano protomartire patrono della diocesi di Hajdúdorog, e una di san Clemente Hofbauer, patrono di Vienna. Il culto ha origine dalle lacrime sgorgate nel 1696 dagli occhi dell’immagine di Maria custodita nella vecchia chiesa di legno di Máriapócs. Nel Settecento vennero costruiti una chiesa votiva e un monastero e da allora il luogo è divenuto meta di devozione e pellegrinaggio. Nel 1991 il santuario è stato benedetto da Giovanni Paolo II. I lavori realizzati nel complesso sono costati 470 milioni di fiorini (circa 1,67 milioni di euro) e hanno riguardato, tra l’altro, il restauro dell’iconostasi, il restauro strutturale delle torri, del tetto, del cortile interno e del sistema di riscaldamento. Il tutto è stato realizzato nel quadro del programma “Fede e salvezza – collaborazione tra Máriapócs e Nyírbátor”, del valore di 12,5 milioni di euro, a cui l’Unione europea ha contribuito per il 70 %. Nell’ambito di questo programma sono state restaurate anche le chiese calvinista e cattolica di Nyírbátor.