ECUMENISMO
Il tema del convegno internazionale al Monastero di Bose (Italia)
“Comunione e solitudine” è il tema della XVIII edizione del Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, che si terrà presso il Monastero di Bose, dall’8 all’11 settembre. Organizzato in collaborazione con le Chiese ortodosse, da quasi vent’anni il convegno rappresenta un’importante occasione di dialogo sui temi essenziali della vita spirituale, dove le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente cristiani intersecano le attese profonde dell’uomo contemporaneo. L’itinerario del convegno si snoda in quattro intense giornate di studio e confronto fraterno, cui prenderanno parte teologi, storici, filosofi studiosi e rappresentanti ufficiali al più alto livello delle Chiese Ortodosse, della Chiesa Cattolica, e delle Chiese della Riforma, insieme a numerosissimi altri iscritti. Apriranno i lavori la prolusione del priore di Bose, Enzo Bianchi e la relazione del vescovo serbo Irinej di Baèka (Novi Sad) su “Chiesa ed esperienza monastica”. Il valore ecumenico. Un valore particolare sul piano ecumenico è la presenza delle delegazioni ufficiali delle Chiese d’oriente e d’occidente. Per la Chiesa Cattolica è presente, tra gli altri, mons. Brian Farrell segretario del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Parteciperanno poi delegati ufficiali delle Chiese ortodosse di Romania, Bulgaria, Ucraina (Patriarcato di Mosca), Bielorussia (Patriarcato di Mosca), Chiesa apostolica armena, Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta. Sarà presente anche un delegato dell’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e del Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra. “Il percorso tracciato – spiegano i promotori dell’iniziativa in un comunicato di presentazione del convegno – desidera offrire uno spazio di incontro fraterno tra le diverse Chiese cristiane, di comunione e condivisione delle loro multiformi tradizioni spirituali, come testimonia anche la straordinaria adesione di numerosi monaci e monache, provenienti da monasteri ortodossi e cattolici”. Anche papa Benedetto XVI in un messaggio fatto arrivare ai partecipanti del convegno attraverso il suo Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, ha voluto “esprimere il suo apprezzamento, anzitutto per la lodevole e promettente perseveranza di tali appuntamenti di carattere ecumenico; inoltre per la crescente adesione all’iniziativa” e infine “per l’interesse della tematica scelta, ricca di spunti per l’approfondimento e anche di grande attualità pastorale e culturale”. Il tema. “Comunione e solitudine”. Su questo tema si confronteranno per 4 giorni studiosi e teologi delle diverse confessioni. Secondo i promotori dell’iniziativa, “la contrapposizione tra individuo e collettività, sovente così conflittuale nell’età moderna, può trovare nella tradizione cristiana, e in particolare quella ortodossa, una via di umanizzazione nella tensione vitale tra comunione e solitudine, due dimensioni essenziali della vita spirituale”. È quanto sottolinea anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana in un messaggio ai partecipanti al simposio. “Viviamo in un tempo – scrive – in cui è particolarmente difficile vivere la comunione e la solitudine”. Ed aggiunge: “Voglio sottolineare l’attualità di questi temi, in un contesto culturale e antropologico in cui la solitudine è invasa e al tempo stesso svuotata, mentre sono insidiate le forme tradizionali della vita sociale: la storia del secolo scorso sembra dirci che la convivenza tra realtà umane diverse (etnie, religioni, culture) sia impossibile; oggi è gravemente messo in discussione il valore dell’accoglienza; gli altri appaiono perfino nemici della felicità propria, se non è possibile piegarli a diventarne strumenti”. “L’esperienza cristiana, orientale e latina – conclude il cardinale -, costituisce ancora una risorsa di umanità e di sapienza che può rappresentare la medicina per la malattia dell’uomo contemporaneo, reso fragile da individualismo e mercificazione dei rapporti”. Ne è convinto anche il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, che in un messaggio a Bose scrive: “Riteniamo che anche la cultura contemporanea, di fronte al pericolo di una completa secolarizzazione, priva di principio spirituale, abbia bisogno del benefico influsso degli asceti cristiani dei nostri giorni”. Anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I sottolinea l'”inestimabile contributo monastico nella nostra epoca”. Ed aggiunge: “La solitudine e il silenzio in ultima analisi ci insegnano il giusto modo di relazionarci e di essere in comunione con gli altri”.Il segno che “Dio è con noi”. Il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese, pone una domanda: “Non vi è solitudine più tragica di quella di Gesù sulla croce: ‘Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?’ (Sal 22)”. “Non c’è dubbio – prosegue – che i grandi maestri spirituali siano coloro che si sono sentiti interpellati da questa immagine di Gesù abbandonato e che hanno deciso di portare la loro croce e di seguirlo, perché hanno compreso che la croce è, in realtà, il segno per eccellenza che Dio è con noi. Questo significa che non c’è vera solitudine per quanti decidono di seguire il cammino della croce, poiché essi vedono la loro esistenza colmata da Dio. Non sono mai più soli. L’amore incondizionato di Dio li accompagna, li rafforza, li sostiene. La croce permette loro di vivere l’amore di Dio verso ogni essere umano e verso la creazione, anche nella solitudine, in un modo radicalmente altro, profondo, reale, irriducibile”.