Rom: la preoccupazione delle istituzioni europee “Gli eventi che hanno avuto ultimamente luogo in diversi Paesi europei”, e “più di recente le espulsioni di rom dalla Francia e dalla Germania”, “non rappresentano di certo misure adeguate per migliorare la condizione di questa minoranza vulnerabile. Al contrario, esse rischiano fortemente di alimentare il sentimento razzista e xenofobo in Europa”. Mevlüt Cavusoglu, presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, è stata una delle prime voci internazionali a riflettere sui fatti di cronaca che questa estate hanno riguardato le popolazioni nomadi. Il presidente – che ha posto il tema nell’agenda del suo viaggio in Romania dal 29 agosto al 1 settembre – ha fra l’altro ricordato che il Protocollo n. 4 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo vieta le espulsioni collettive di stranieri. “Alcuni gruppi e governi approfittano della crisi finanziaria per trarre vantaggio dai timori derivanti dall’assimilare i rom ai criminali, scegliendo un capro espiatorio che rappresenta un facile bersaglio, essendo i rom uno dei gruppi più vulnerabili” tra le minoranze presenti nel vecchio continente. Cavusoglu ha quindi sottolineato che “in 20 anni il processo d’integrazione dei rom non ha raggiunto gli obiettivi fissati” e ha invitato gli Stati membri CdE “ad assumersi le proprie responsabilità, impegnandosi a trovare una soluzione durevole al problema”. Cavusoglu si è peraltro rallegrato per l’adozione “da parte di numerosi Stati di strategie nazionali volte a migliorare la condizione e l’integrazione dei rom”. Altri uffici e articolazioni del Consiglio d’Europa sono intervenuti su questo tema. Ad esempio la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza ha espresso “preoccupazione per il trattamento attualmente riservato ai migranti rom in Francia” e ha invitato le autorità di Parigi a lottare contro gli atteggiamenti razzisti e “l’ostilità della maggioranza della popolazione nei confronti di tale comunità”. Dello stesso tenore un intervento di Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani CdE e di Viviane Reding, vice presidente della Commissione Ue, che ha invitato alla integrazione sociale dei gruppi rom. Promozione della cultura e politiche nazionaliSi intitola “La cultura e le politiche del cambiamento” l’appuntamento inteso ad analizzare gli aspetti legati alla promozione culturale nei diversi Paesi europei. L’appuntamento è fissato per il 6-7 settembre a Bruxelles, presso il Comitato economico e sociale europeo (Cese), che figura tra i promotori assieme a Consiglio d’Europa, Commissione Ue, Rete degli istituti culturali nazionali, Culture Action Europe, Osservatorio di Budapest, Federazione internazionale dei consigli artistici e delle agenzie culturali e Fondazione europea della cultura. “Nel momento in cui la crisi finanziaria e un mutato quadro degli ambiti di interesse del pubblico spingono a ripensare le strategie e le priorità” politiche di ogni paese, si legge in una nota degli organizzatori, “il ruolo dello Stato in quanto fornitore essenziale di servizi culturali è rimesso in discussione. Occorre ridefinire con urgenza i metodi e le pratiche, tenendo conto delle forze del mercato culturale e dell’evoluzione dei valori a livello mondiale”. La conferenza si propone di “valutare l’impatto diretto delle sostanziali riduzioni degli stanziamenti per la cultura e per le istituzioni culturali nel 2011”. Al ruolo di oratore ufficiale è stato chiamato Jeremy Rifkin, economista ed esperto sui temi della globalizzazione.Religioni e tolleranza, il ruolo dei mass mediaIl terzo incontro del Consiglio d’Europa sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale si svolgerà quest’anno a Ohrid, nella Repubblica di Macedonia, nei giorni 13 e 14 settembre. L’argomento della due-giorni, cui sono invitati rappresentanti delle religioni, politici, giornalisti, esponenti della cultura e della società civile dei 47 Stati aderenti, sarà “Il ruolo dei media nella promozione del dialogo interculturale, della tolleranza e della comprensione reciproca”. Saranno in particolare analizzati i diversi aspetti della libertà di espressione in rapporto alla diversità culturale e religiosa. L’incontro 2010 – si legge nel programma -, così come era avvenuto nelle due precedenti edizioni, si pone l’obiettivo di “promuovere e rafforzare i valori fondamentali del CdE”, come la tutela dei diritti dell’uomo e la promozione della democrazia e dello stato di diritto, allo scopo di “favorire nella società europea la conoscenza e il rispetto reciproci così come la tolleranza e la comprensione” tra credenti di diverse fedi. A questo riguardo si ritiene che giornali, televisioni, internet e altri strumenti di comunicazione sociale possano svolgere un ruolo delicato e fondamentale. Il programma dell’evento è disponibile on line sul sito ufficiale del CdE, www.coe.int.