STRADE D'EUROPA
35.000 morti nel 2009: la Commissione Ue cerca una soluzione
Sono dati che tornano ciclicamente, con variazioni minime, e ogni volta lasciano senza parole. Nel 2009, ad esempio, sono morte sulle strade europee, in seguito ad incidenti automobilistici, 35mila persone. Un migliaio erano bambini. Come se fossimo in guerra. Un’intera città di medie dimensioni rasa al suolo. Ma non basta. Sempre per l’anno passato si calcolano nell’Ue27 oltre 100mila individui rimasti invalidi in modo permanente, 350mila feriti gravi e oltre un milione di feriti lievi. Il tutto per un costo sociale (anche se vita e salute non hanno prezzo) stimato in 130 miliardi di euro. Numeri che nascondono sofferenze e tragedie, di fronte alle quali la Commissione Ue prova ancora una volta a predisporre dei rimedi.Una strage continua. “Ogni giorno sulle strade europee muoiono cento persone. Dal 2001 abbiamo fatto dei progressi e siamo riusciti a salvare quasi 80mila vite, ma il numero di deceduti e di feriti è ancora inaccettabile”. Siim Kallas, vicepresidente della Commissione e responsabile per i trasporti, ha presentato il 20 luglio a Bruxelles un “piano ambizioso” inteso a “dimezzare, nei prossimi 10 anni, il numero di vittime sulle nostre strade”. Il commissario ha illustrato una serie di tabelle con i risultati – indubbiamente positivi – ottenuti con gli “Orientamenti 2001-2010” in materia di sicurezza automobilistica. Giusto per citare il caso che per primo balza all’occhio, nel 2001 il numero dei morti sulle strade per ogni milione di abitanti era pari a 113 nell’Unione europea; il dato si è ridotto, nel 2009, a 69, con una contrazione del 36%. Progressi significativi in tal senso si riscontrano in diversi Paesi (in cima alla “classifica” si collocano Lettonia, Spagna, Portogallo, Estonia, Francia, Lituania, Slovacchia, Italia, Irlanda, Germania), anche se le situazioni iniziali erano molto differenziate. Minori progressi si verificano invece per Bulgaria, Polonia, Grecia, Danimarca, Repubblica ceca, Ungheria, Regno Unito, Austria, Paesi Bassi e altri Stati ancora. Le situazioni-limite sono rappresentate da Malta e Romania, dove la percentuale delle vittime della strada è addirittura aumentata. Proposte Ue, ma gli Stati frenano. Ecco quindi che la Commissione si predispone ad affrontare il prossimo decennio. “Vogliamo dimezzare il numero di vittime entro il 2020 – specifica Kallas – e per raggiungere questo obiettivo ci interesseremo al tipo di auto guidate così come alle condizioni e alle modalità di guida”. Sono sette gli obiettivi dichiarati, da raggiungere mediante iniziative concordate e realizzate da Ue e Stati membri: maggiori misure di sicurezza per i mezzi pesanti e le automobili; strade più sicure; messa a punto di “veicoli intelligenti”; rafforzamento della formazione e del sistema di rilascio delle patenti; maggiore controllo dell’attuazione delle norme; azioni mirate per i feriti; attenzione specifica ai motociclisti. Gli interventi spaziano dai dispositivi di sicurezza attivi (cinture, airbag…) e passivi (controllo elettronico della stabilità dei mezzi, sistemi frenanti) alla costruzione di infrastrutture viabilistiche moderne e sicure, dal controllo dei flussi veicolari e della velocità alle campagne di informazione rivolte ai viaggiatori. Incalzato con qualche domanda, Kallas deve però ammettere vari problemi. “Sono soprattutto i conducenti che hanno in mano le chiavi della sicurezza stradale”, afferma. Eppure ogni Stato ha proprie regole per quanto riguarda i limiti di velocità, il rispetto dei codici stradali, le multe… “È vero – riconosce il commissario -. Quando si violano le norme, specialmente viaggiando all’estero, si spera di farla franca. E spesso accade proprio così! Occorrerà assumere delle misure vincolanti. Per quanto riguarda velocità e contravvenzioni, la situazione non è ancora matura per una piena armonizzazione”. Gli Stati membri, lascia intendere Kallas, al momento non hanno alcuna intenzione di stabilire regole comuni.Indice puntato contro alcol e velocità. Dopo aver presentato le azioni intese a dimezzare le vittime della strada, il commissario Kallas ha presentato i risultati di un sondaggio di Eurobarometro, secondo il quale “i cittadini chiedono agli Stati membri di potenziare i loro sforzi per migliorare la sicurezza stradale”. “Nove europei su dieci (precisamente il 94%) considerano la guida in stato di ebbrezza il principale problema relativo alla sicurezza stradale, mentre otto su dieci (78%) credono che questo sia costituito dalla velocità”. Secondo il 52% degli intervistati (in totale 25mila cittadini Ue dai 15 anni in su) “il miglioramento della viabilità dovrebbe essere la prima o seconda priorità degli Stati membri”. Il 42% ritiene “che sia meglio concentrarsi su un’applicazione più severa delle leggi sul traffico e il 36% propende per una sanzione uguale per tutti i conducenti colpevoli di violazione del codice, siano essi residenti o in transito”. Kallas aggiunge: “Questi dati ci fanno capire che gli europei considerano la sicurezza stradale una questione importante. Siamo d’accordo con i cittadini nel dire che si può e si deve fare molto di più”.