COMMISSIONE UE
Il futuro del lavoro e delle imprese nel mercato unico
Tra i molteplici impegni in campo politico e istituzionale – gran parte dei quali ancora rivolti a porre un freno alla crisi economica – la Commissione si è occupata nei giorni scorsi di diversi provvedimenti e proposte riguardanti il lavoro e lo sviluppo delle imprese, fra cui la mobilità professionale, il lavoro stagionale e le nuove tecnologie. Mobilità e professioni. “Sono ancora troppo pochi gli europei che sfruttano il diritto a trasferirsi per lavoro in uno dei Paesi dell’Unione”: la Commissione ha svolto una ricerca sulla mobilità professionale, definita “uno dei principali vantaggi del mercato unico”. Senza trascurare le difficoltà e le remore che permangono a lasciare casa propria per trasferirsi all’estero per trovare lavoro, dal sondaggio commissionato dall’Esecutivo emerge che “un europeo su due sarebbe disposto a trasferirsi se non trova lavoro in patria”. Attualmente circa 11,3 milioni di europei vivono in un Paese dell’Unione diverso dal proprio: “Sono 4 milioni in più rispetto a dieci anni fa, ma rappresentano ancora solo il 2,3% della popolazione”. Da tempo la Commissione tende a promuovere la mobilità professionale: le posizioni assunte dalla Commissione non trovano appoggi unanimi, ma in diversi ambienti economici, accademici, sindacali, si ritiene che la mobilità, specialmente se riferita ai giovani, possa considerarsi una opportunità per esercitare la propria professione, tenuto conto del fatto che le normative Ue tendono a tutelare le persone che si trasferiscono all’estero proprio a tale scopo. “La mobilità dei lavoratori può contribuire a ridurre la disoccupazione facendo incontrare domanda e offerta”, ha spiegato il 13 luglio il commissario László Andor. “Gli europei ne sono consapevoli, ma per andare a lavorare in un altro Paese dell’Ue bisogna ancora superare molti ostacoli”, fra cui quelli riferiti al pieno riconoscimento degli studi, quelli previdenziali, abitativi, quelli riguardanti le conoscenze linguistiche”. L’Ue, assieme agli Stati membri, dovrebbe prossimamente tornare a occuparsi di questo argomento, come sottolineato dallo stesso commissario Andor.Lavoratori stagionali. Sempre la Commissione ha proposto una direttiva sul lavoro stagionale allo scopo di istituire “una procedura comune per l’ingresso e il soggiorno nell’Unione dei lavoratori stagionali che sono cittadini di Paesi terzi” e per definirne i diritti. Si tratta di una iniziativa che si inserisce nel pacchetto di misure, nell’ambito del piano d’azione sull’immigrazione legale e approvato dal programma di Stoccolma del dicembre 2009. Cecilia Malmström, commissaria agli affari interni, ha spiegato: “I datori di lavoro dell’Ue dipendono sempre più dalla manodopera non europea in settori come l’agricoltura, l’orticoltura e il turismo, prevalentemente perché i cittadini comunitari si prestano sempre meno per questo tipo di lavori stagionali”. “Dal canto nostro, dobbiamo offrire ai lavoratori stagionali dei Paesi terzi, spesso vulnerabili, condizioni di lavoro migliori e uno status giuridico certo che li protegga dallo sfruttamento”. La proposta della Commissione, che ora passa al vaglio del Consiglio e dell’Europarlamento, stabilisce una procedura semplificata per l’ammissione di lavoratori stagionali provenienti da Paesi terzi, fissa un periodo standard di soggiorno (sei mesi per anno di calendario), prevede un permesso di lavoro multistagionale di tre anni o una procedura di reingresso agevolata per le stagioni successive.Nuove tecnologie. “Quasi nessuno avrebbe previsto dieci anni fa che il mondo delle imprese potesse rassomigliare a quello che è oggi. Non utilizziamo più le macchine da scrivere e la maggior parte delle informazioni sono disponibili e vengono scambiate elettronicamente. Come sarà il mondo dell’industria fra dieci anni?”. Muove da questa constatazione l’avvio dei lavori del Gruppo di esperti di alto livello sulle cosiddette tecnologie abilitanti fondamentali, istituito in settimana a livello Ue. Per tecnologie abilitanti fondamentali si intende, ad esempio, le nanotecnologie, la micro e la nano elettronica, la biotecnologia e la fotonica, che rivestono – per l’Esecutivo – un’importanza fondamentale allo scopo di modellare l’avvenire industriale dell’Unione. “La dimensione del mercato mondiale di tale tecnologie “è stimata dagli esperti fra i 500 e i 570 miliardi di euro l’anno e i tassi di crescita annuale attesi vanno dal 5 al 46%”: sono impiegate, ad esempio, in settori tradizionali come l’elettronica, l’industria chimica e quella farmaceutica, la mobilità e i trasporti, le comunicazioni. Secondo il commissario all’industria, Antonio Tajani, “l’Ue deve lavorare su una serie di misure politiche che abbiano come obiettivo quello di assicurare che le tecnologie abilitanti fondamentali siano diffuse efficacemente e che i risultati della ricerca” in questo settore siano sfruttati con successo. La Commissione presenterà un rapporto sui lavori del gruppo al Consiglio e al Parlamento nel 2011.