COMECE

Crescere nella coesione

Il numero luglio-agosto di Europe Infos

Esce il numero estivo (luglio-agosto) della rivista Europe Infos, mensile pubblicato dalla Commissione degli Episcopati della Comunità europea (Comece) in collaborazione con il Jesuit European Office (Ocipe). L’editoriale, a firma di Piotr Mazurkiewicz, riprende il tema della libertà religiosa (e apre anche il n. 53 di SIR Europa), mentre il numero si snoda tra i resoconti del cambio di metà anno tra la presidenza spagnola e quella belga dell’Ue e il Consiglio europeo di giugno. Si commentano poi i frutti del gruppo di lavoro “Europe 2030”, come pure il piano d’azione legato al programma di Stoccolma e il summit Eu-America Latina dello scorso maggio. Si presenta infine il rapporto della Comece sulla non discriminazione.Europa 2030. Esiste un gruppo di riflessione, istituito nel 2007 per volere del Consiglio dell’Ue e presieduto dall’ex-primo ministro spagnolo Felipe Gonzalès, che è chiamato a riflettere sul tema delle frontiere dell’Ue. Il 9 maggio scorso il gruppo ha presentato il rapporto “Progetto Europa 2030. Le sfide da affrontare e le possibilità da cogliere” (www.reflectiongroup.eu/2010/06/16/project-europe-2030-translations). “Questo rapporto – sintetizza Marion-Valérie Grasset, della segreteria Comece – in sostanza rivolge un forte appello: l’Europa ha bisogno di una crescita economica solida e di coesione interna per continuare ad avere un ruolo politico ed economico sulla scena internazionale”. Tra le sfide che vengono segnalate, in primo luogo c’è il riscaldamento climatico: questione che esige una ricerca ancor più raffinata. Poi la sicurezza interna: considerato che l’Europa ha bisogno dell’immigrazione, occorre migliorarne il controllo. Altra sfida è la sicurezza estera: si ripropone il tema dell’esercito europeo e della polizia di frontiera. Alla sicurezza fa seguito l’invecchiamento della popolazione: far coincidere età reale ed età legale della pensione. Anche se il Consiglio europeo di giugno ha accolto favorevolmente questo lavoro, Grasset nota che “il gruppo non aveva una chiara struttura procedurale e le sue riunioni si svolgevano a porte chiuse”, mentre sarebbe necessario avvicinare l’Europa ai cittadini “democratizzando il dibattito europeo”. Resta il pregio di aver lucidamente denunciato il rischio della marginalizzazione politica ed economica dell’Europa sulla scena internazionale di qui al 2030, e il difetto di non aver approfondito alcune “seducenti intuizioni” contenute nel rapporto.L’attenzione delle Chiese. Il Consiglio europeo ha adottato nel dicembre 2009 il Programma di Stoccolma, che definisce le priorità relative all’elaborazione di uno spazio europeo di libertà, di sicurezza e di giustizia per i cinque anni a venire”, dice Joanna Lopatowska, esperta in questioni legali. Nell’aprile scorso è stato pubblicato dalla Commissione il “Piano d’azione” che traduce nel concreto di linee politiche e proposte legislative le diverse aree del Programma . Principale obiettivo dell’Unione dovrà essere di “far avanzare l’Europa dei cittadini” portatori di diritti e beneficiari dell’integrazione. Per questo la Commissione vuole guardare con particolare attenzione ai bisogni dei più vulnerabili (donne e bambini vittime di violenza e di diverse forme di discriminazione tra cui razzismo e xenofobia). Inoltre intende facilitare la mobilità e rafforzare la cooperazione in materia di giustizia penale (per esempio aumentando la protezione per le vittime della criminalità e del terrorismo) accrescendo la fiducia nello spazio giudiziario europeo attraverso il principio del reciproco riconoscimento dei giudizi e delle decisioni non giudiziarie. Altri ambiti d’azione saranno quello della protezione dei dati personali, l’aiuto alle imprese nelle operazioni transfrontaliere e i diritti dei consumatori. Questi documenti mettono al centro la persona umana e fanno riferimento ai valori fondamentali, commenta Lopatowska: questo “dovrebbe incoraggiare le Chiese a dare alle politiche proposte segni di riconoscenza positiva e a seguirle attivamente e costruttivamente”, al di là della complessità e tecnicità di numerose proposte. Immigrazione. Il programma di Stoccolma affronta tra l’altro i temi della migrazione e dell’asilo. Spiega Alessandro Calcagno, esperto in questioni legate all’immigrazione, che non vi sono sorprese sul fronte della migrazione legale, mentre il piano d’azione prevede si arrivi a una sorta di “codice per l’immigrazione”, vale a dire “la riorganizzazione della legislazione esistente”. Si rivedrà anche la direttiva sul ricongiungimento familiare, ambito in cui le Chiese saranno chiamate a dare il loro contributo. Come pure sarà necessario seguire da vicino la proposta legislativa intesa a creare un sistema di ingresso/uscita, dal momento che questa potrebbe avere ripercussioni sul rispetto dei diritti fondamentali. Le Chiese dovranno anche seguire con grande attenzione la valutazione dei programmi sulle politiche d’asilo (con particolare attenzione ai rifugiati appartenenti a minoranze religiose perseguitate). “Sarà solo nel 2014 – segnala Calcagno – che si rifletterà sulla possibilità di trattare congiuntamente le domande d’asilo nell’Ue e il reciproco riconoscimento delle decisioni prese in questa materia”. “La parte sulle migrazioni e l’asilo è solo una delle parti del piano d’azione che mette in pratica il programma di Stoccolma”, spiega Calcagno. Questo documento della Commissione, destinato a condizionare le politiche e la legislazione dei prossimi cinque anni, sarebbe potuto essere caratterizzato “da maggiore audacia”. Sarà necessario anche chiarire il rapporto tra piano d’azione e programma relativo; in sintesi, scrive Calcagno “una interazione più costruttiva tra le istituzioni dell’Unione europea è fortemente consigliata”.