PARLAMENTO UE

Nessuno può fare da solo

La consapevolezza che passa dalla presidenza spagnola a quella belga

Il passaggio di consegne tra la presidenza di turno spagnola e quella belga, a metà dell’anno solare, offre l’occasione all’Ue per riflettere sui temi in agenda, sui risultati conseguiti negli scorsi, tribolati mesi e sui prossimi nodi da districare. Il Parlamento ospita così, durante la sessione plenaria di Strasburgo (5-8 luglio), i premier direttamente interessati alla presidenza “rotatoria”, lo spagnolo José Luis Zapatero e il belga Yves Leterme.Volontà politica. L’attenzione si focalizza soprattutto sulla presidenza spagnola, coincisa con il primo semestre di funzionamento del Trattato di Lisbona. Non a caso José Luis Zapatero, confrontandosi con gli eurodeputati, insiste sul concetto di “coordinamento” tra le istituzioni dell’Unione e i governi dei Paesi aderenti. “L’Europa di oggi – afferma -, sollecitata da sfide mondiali inedite, deve scommettere sui principi e sul metodo comunitario”. Sul versante della politica economica, spiega, “abbiamo raggiunto risultati notevoli, sospinti dalle difficoltà e uniti nella ricerca di una governance comune”. L’entrata in vigore del Trattato può creare, a suo avviso, “una Unione più efficace, ma occorre la volontà politica di agire insieme”. Zapatero si sofferma sui temi di politica estera: “In questi mesi abbiamo appoggiato la creazione del servizio di azione esterna”, ossia la nuova diplomazia Ue; “mediante il lavoro dell’Alto rappresentante Catherine Ashton sono stati dinamizzati i rapporti con numerosi Paesi e siglati vantaggiosi accordi commerciali”. Il politico spagnolo ammette però che “non è stato possibile realizzate il vertice programmato con il presidente degli Stati Uniti Obama” (un “fallimento” sottolineato da diversi deputati), “ma siamo giunti ad accordi transatlantici significativi per contrastare il terrorismo, per la sicurezza dei dati bancari” (Swift) “e sul traffico aereo” (Cieli aperti). È inoltre “saltato” il vertice euromediterraneo, che probabilmente si terrà nel mese di novembre. Tra i parlamentari europei c’è chi apprezza e chi ribatte sostenendo che “si sono persi sei mesi importanti”; a dar man forte a Zapatero arrivano gli “espliciti apprezzamenti” e i “sinceri ringraziamenti” da parte del presidente dell’Eurocamera, il polacco Jerzy Buzek.Metodo comunitario. Molte voci parlano di “metodo comunitario”: sembra quasi che, nella fase più contrastata della vita dell’Ue, si torni alle origini, ai “padri” dell’integrazione, come Robert Schuman. Cosa ne pensa il premier spagnolo? “In generale c’è consenso attorno al metodo comunitario, sospinto, credo, soprattutto dalla emergenza per la crisi economica”: Zapatero, sollecitato da SIR Europa, si sofferma sul processo di integrazione, sulle vie che l’Ue sta percorrendo “per applicare il Trattato di Lisbona e per rispondere alle attese dei cittadini”. Il metodo comunitario prevede un rafforzamento del ruolo di Commissione e Parlamento rispetto al metodo intergovernativo, dove la parte del protagonista è svolta dai governi degli Stati membri. “Tale metodo sta guadagnando terreno – prosegue il capo del governo di Madrid -. Si pensi in particolare al ruolo propositivo ch sta svolgendo la Commissione”. Zapatero parla di “dialettica interna all’Ue” sul tema (ovvero di differenti visioni del ruolo e dei compiti dell’Unione), ma insiste sulla “responsabilità condivisa, se vogliamo che l’Unione funzioni”, per “operare anche in campi dove serve più Europa, come il welfare, la concorrenza, l’istruzione…”. Per Zapatero “emerge una nuova consapevolezza, anche fra gli Stati più grandi, sul fatto che nessuno può fare da solo. I Paesi principali non devono essere tentati” di procedere sulla propria strada, “credendo di bastare a se stessi. In questi frangenti dobbiamo rafforzare l’Unione”. Voci discordanti. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone José Manuel Barroso: “Serve più Europa, più integrazione”. Poi afferma, entrando nel merito di alcuni temi sollevati da Zapatero: “Non siamo ancora a una svolta per quanto riguarda la vigilanza finanziaria, ma siamo sulla buona strada; in questi mesi abbiamo compiuto notevoli progressi e ora dobbiamo, con l’impegno di tutti, giungere a risultati operativi entro la fine dell’anno”. Analizzando la prima metà del 2010, e guardando alla seconda, che ha visto il Belgio assumere la presidenza di turno del Consiglio dei ministri Ue, il politico portoghese parla di “decisioni chiave adottate pur in un contesto molto difficile”; si sofferma “sul valore della strategia Europa 2020, cui si è giunti, anche grazie al sostegno del governo spagnolo, fissando obiettivi chiari per difendere i cittadini e la dimensione sociale dello sviluppo”. Ma Joseph Daul, francese, capogruppo dei Popolari, non sembra d’accordo sui progressi Ue e sottolinea “il terreno perduto nelle relazioni transatlantiche”. Alexander Graf Lambsdorff, tedesco, liberaldemocratico, solleva dubbi sulla politica esterna perseguita dalla presidenza spagnola e invita l’Ue “a una maggiore cautela verso la Turchia, per evitare brutte sorprese”.