EDITORIALE
Perché lo scetticismo non cancelli storia e futuro dell’Europa
“Oggi ci vuole coraggio a dirsi pro-europei”, anche perché “quelli che giocano la carta nazionalista, appoggiati da una certa stampa euroscettica, hanno la meglio nelle urne”. È una osservazione sacrosanta. E non proviene da un illuso visionario o da un federalista “puro”, come avrebbe potuto essere l’Altiero Spinelli fondatore del Movimento federalista europeo. Si tratta, invece, del passaggio di una lettera aperta ai 27 capi di Stato e di governo dell’Unione firmata dai leader dei tre principali gruppi politici all’Europarlamento: Joseph Daul, francese, presidente del gruppo del Partito popolare; Martin Schulz, tedesco, alla guida dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici; Guy Verhofstadt, belga, leader dell’Alleanza dei liberali e democratici europei.Alla vigilia del Consiglio Ue del 23 e 24 giugno, i tre politici, ben assortiti per provenienza nazionale e appartenenza politico-culturale, hanno steso una pagina che merita di essere ripresa, anche alla luce degli esiti del vertice, nei punti salienti. Facendo infatti riferimento al tema principale del Consiglio, ovvero la governance economica, Daul, Schulz e Verhofstadt sviluppano un ragionamento sui motivi per i quali oggi serve “più Europa”, ribadendo che, in un’epoca globalizzata e sempre più interdipendente, l’integrazione comunitaria resta la sola via da percorrere per difendere stabilità e pace nel Vecchio continente, per costruire benessere e sicurezza per i cittadini, rimanendo solidalmente e responsabilmente aperti al mondo. “Se gli europei vogliono salvare e rafforzare quello che in questi decenni hanno saputo fare meglio, cioè lavorare e vivere sempre più e meglio insieme, essi devono accettare alcune verità”, affermano i tre leader. La prima: “Non c’è euro senza integrazione economica”. Ovvero, “gli europei si trovano di fronte a una scelta chiara: se vogliono mantenere la moneta unica, essi devono decidersi a far convergere le loro politiche economiche, vale a dire le politiche di bilancio, fiscali e sociali”. Da qui la ferma indicazione per una governance condivisa, “in grado di neutralizzare gli squilibri macroeconomici in uno spazio economico ancora eterogeneo”. La seconda “verità”: le “soluzioni alla giornata” e i bluff non servono a nulla. Di fronte a situazioni di recessione o alla instabilità dei conti pubblici occorre muoversi per tempo, costruendo strumenti politici e finanziari stabili, dimensionati sulla base delle sfide in atto. Il pensiero corre ai primi, benché tardivi tentativi di portare aiuto a Grecia, Irlanda e Portogallo: si è fatto molto, ma bisogna fare di più. Le nuove regole sulla governance, il Meccanismo europeo di stabilità, il Patto euro plus, il “semestre europeo”, le raccomandazioni rivolte di comune accordo agli Stati membri per le riforme strutturali e la riduzione di debito e deficit sono un ulteriore passo avanti che va riconosciuto proprio al Consiglio europeo della scorsa settimana.Infine la terza “verità” (sarebbe bastato usare un termine equivalente ma meno altisonante): “l’Unione fa la forza”. L’Ue “è la migliore arma possibile affinché l’Europa politica divenga una realtà e sia in grado di influenzare la scena mondiale”. “Per regolare i mercati finanziari, contrastare i cambiamenti climatici e preservare il nostro tenore di vita, un continente che unisce la propria sovranità e le proprie risorse ha dei punti-forza nettamente superiori a quelli di qualsiasi Stato nazionale”. Il ritorno allo Stato-nazione, dicono i tre politici, è una “illusione”, una pericolosa “non risposta”.Quindi la conclusione: “È tempo di ritornare a parlar bene dell’Europa. […] Fondandoci sui valori di libertà, solidarietà, giustizia sociale, pari opportunità e sviluppo sostenibile, abbiamo creato lo spazio economico più potente del mondo. Gli europei condividono, ogni giorno un po’ di più, gli stessi valori e le stesse speranze. In Europa, il successo economico e la coesione sociale sono visti come due facce della stessa medaglia, perché la libertà va sempre di pari passo con la responsabilità. L’Unione europea è una realtà, certo ancora imperfetta, ma che merita di essere difesa” e per far ciò è necessario dimostrare “lo stesso coraggio visionario dei padri fondatori dell’Europa unita”. Al di là di ogni divisione politica, di ogni retorica, di ogni parzialità, Daul, Schulz e Verhofstadt indicano un percorso obbligato ma virtuoso.