GRAN BRETAGNA

Più vicini, più lontani?

Terza età e religiosità

È la terza età ad essere la più spirituale perché più vicina alla morte: ad attestarlo è lo studio delle università di St. Andrews e East Anglia, “The greying church: the impact of life expectancy on religiosity”, “La chiesa che invecchia: l’impatto della aspettativa di vita sulla religiosità”. Secondo la ricerca la religiosità, in Gran Bretagna, è in aumento soprattutto tra i più anziani, per i quali, tuttavia, il presente conta di più di ciò che accadrà dopo la morte. Abbiamo chiesto un parere a Clare Ward, responsabile per la evangelizzazione per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, e a Hannah Moruzzi che, nella stessa, si occupa di famiglia e matrimonio. Secondo la ricerca la longevità ritarda l’interesse per la religione e, come risultato, le chiese non dovrebbero concentrarsi solo sui giovani. Che cosa ne pensate?“Il lavoro dell’associazione dei nonni cattolici (Catholic Grandparents’ Association) e gli sforzi per sviluppare una rete in tutta l’Inghilterra e il Galles è un modo con cui la Chiesa cattolica cerca di incontrare la Terza età. Questo network garantisce momenti di preghiera da cui discende anche la forza di sentirsi parte di una comunità”.Dallo studio emerge che le persone sono più attratte dalle ricompense nella vita terrena che non da quelle nell’ultraterrena: vuol dire che le chiese dovrebbero offrire senso di comunità e sostegno spirituale anziché sottolineare i vantaggi che si hanno dopo la morte?“Una conferma in tal senso arriva anche da un rapporto dell’American Sociological Institute secondo il quale tra le influenze fondamentali sulla felicità di una persona ci sono anche la partecipazione a funzioni religiose e l’avere amici nella comunità ecclesiale. È uno dei motivi per cui la Conferenza episcopale ha collaborato con il ‘Passionist family group movement’ per avviare un movimento di gruppi famigliari in Inghilterra e Galles. Durante il programma ‘Listening 2004’ quindicimila famiglie in Inghilterra e Galles hanno parlato del loro desiderio di parrocchie accoglienti. I vescovi hanno risposto nominando undici responsabili della famiglia che hanno lavorato con padri, madri e figli, in tredici diocesi, per migliorare la qualità dei loro rapporti. La chiesa deve proclamare la realtà della vita dopo la morte, ma ha anche il dovere di condividere la realtà del regno di Dio qui ed ora. Il suo messaggio deve contenere tutte e due queste verità. È vero che alcune persone che non vanno in chiesa hanno detto chiaramente che trovano difficile vedere come la chiesa possa essere rilevante nel mondo di oggi, ma è dovere di tutti i battezzati sottolineare il ruolo chiave che ha la chiesa con le opere di carità nel sociale. In particolare nell’ultimo periodo i vescovi di Inghilterra e Galles hanno promosso diverse iniziative per incoraggiare l’impegno sociale che viene facilitato dalla rete di charities legate alla Caritas”.L’indagine afferma, inoltre, che la religiosità in Gran Bretagna è in aumento…“Un dato confermato da diverse ricerche che mostrano come sia cambiato il modo in cui le persone cercano e esprimono la loro spiritualità rispetto a cinquant’anni fa. Ovvero i bisogni spirituali vengono soddisfatti al di fuori della chiesa. Le persone cercano Dio su Internet dove vi sono numerose risorse a questo scopo. Nelle librerie è aumentata la vendita di libri religiosi che non sono quelli che venivano comprati cinquant’anni fa. Si è ampliata la sezione dedicata alle religioni alternative o quella sugli angeli. Questo non è negativo per la Chiesa perché un interesse sempre vivo per la vita spirituale può offrire un terreno fertile per la nuova evangelizzazione. Secondo alcuni studi tre milioni di persone andrebbero in chiesa se venissero invitate”.In che modo questo rapporto può essere utile alla Chiesa?“Diciamo che la ricerca ci offre senz’altro delle prospettive interessanti ma ha dei limiti da un punto di vista cattolico. È importante ricordarsi che lo Spirito Santo, come la Grazia di Dio, hanno un ruolo nella fede di una persona. La ricerca non sembra riconoscere, per esempio, che alcune persone, soprattutto chi lavora nelle comunità più povere e a più alto tasso di criminalità dove nessun altro vuole andare, si impegnano in una comunità di fede per ragioni altruistiche senza riceverne benefici socio religiosi. Queste persone sono guidate dalla loro fede. Inoltre la ricerca riguarda tutte le chiese cristiane e quindi alcune affermazioni non valgono per un contesto che è soltanto cattolico”.