POLONIA
I vescovi in campo per la famiglia e la presidenza polacca all’Ue
Pieno appoggio dell’episcopato polacco ad un’iniziativa promossa dalla società civile volta all’introduzione di un assoluto divieto delle pratiche abortive. Già a metà maggio il Consiglio per la famiglia della Conferenza episcopale polacca aveva sottolineto: “È una questione particolarmente pregnante introdurre il divieto totale della fecondazione assistita in vitro cui rischi sono sempre meglio conosciuti”. In questi giorni, in un comunicato, mons. Jozef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep) e mons. Kazimierz Gorny, presidente del Consiglio per la famiglia della Kep ribadiscono: “In concomitanza con il prossimo dibattito parlamentare in merito al progetto di legge in difesa della vita dal momento del suo concepimento sostenuto da quasi seicentomila firme dei cittadini bisogna incoraggiare tutti i fedeli, e soprattutto i movimenti e le organizzazioni cattoliche, ad una grande preghiera per i deputati ed i senatori affinché essi votino in conformità con la legge Divina in difesa della vita di esseri umani inermi”. Il progetto di legge e la difesa per la vita. La discussione del progetto di legge inizierà il prossimo 28 giugno. In vista dell’appuntamento, alcuni deputati hanno già aderito ad un gruppo parlamentare ad hoc costituito dai difensori della vita di diversi schieramenti politici che considerano l’eventualità di un respingimento del progetto di legge sebbene il dibattito può protrarsi fino alle elezioni parlamentari a cavallo tra i prossimi mesi di ottobre e novembre. Durate tutto il mese di maggio in varie città di tutta la Polonia sono state organizzate numerose “Marce per la vita” partecipate spontaneamente da migliaia di cittadini intenti a manifestare la loro gratitudine per la beatificazione di Giovanni Paolo II e, al contempo dare testimonianza della validità del suo magistero. “Con questa marcia vogliamo mostrare che la vita è bella e degna di essere vissuta dal momento del suo concepimento fino alla morte naturale”, ha affermato una delle organizzatrici della Marcia a Kielce dove l’iniziativa è stata promossa per la prima volta, mentre alla IX Marcia per la vita di Stettino hanno preso parte oltre 15 mila persone. Mons. Andrzej Dziega, arcivescovo di Stettino, nell’omelia pronunciata a conclusione dell’evento ha ribadito: “Da 50 anni la legge nazionale che sarebbe dovuta essere al servizio dell’uomo permette un’impunita uccisione degli innocenti. Quell’ecatombe costituisce una profonda ferita per due generazioni inflitta dalle mani polacche al nostro popolo”. Verso la presidenza polacca. L’episcopato polacco chiede inoltre che la libertà religiosa e il sostegno alle famiglie diventino dei principali temi della presidenza polacca del Consiglio UE che inizia il 1 luglio prossimo. Durante la riunione della Commissione mista del governo e dell’episcopato del 15 giugno scorso i vescovi hanno ricordato alle autorità governative l’impegno affinché il 2012 sia proclamato l’anno europeo della famiglia. Mons. Slawoj Leszek Glodz, il copresidente da parte ecclesiale della commissione mista (istituita nel 1949 per dirimere alcune questioni tra la Conferenza episcopale polacca e i rappresentanti delle autorità nazionali, e riattivata dopo l’avvento di Solidarnosc nel 1980) ha sottolineato l’importanza della difesa della libertà religiosa in Europa e nel mondo, e la necessità delle politiche a favore della famiglia, impellenti soprattutto nella prospettiva demografica del continente. Una visione per l’Europa. Ai lavori della commissione mista ha preso parte anche mons. Stanislaw Gadecki il quale, apprezzando molto la riuscita della presidenza ungherese, ha sottolineato che la presidenza polacca costituisce una delle tappe di crescita delle Nazioni unite d’Europa. Il presule ha osservato inoltre che la Chiesa avrebbe desiderato una maggiore rivalutazione del magistero di Giovanni Paolo II durante il semestre polacco. “Oggi è prevalente una visione diversa dell’Europa che non quella dei suoi padri fondatori” ha osservato mons. Gadecki riprendendo “una visione dell’Europa basata unicamente sugli aspetti economici e finanziari e su un acritica accettazione dello stile di vita consumistico”. Il presule conscio che “bisogna fare i conti con la realtà” ha sottolineato che “la nuova unità europea dovrebbe essere costruita anche su quei valori spirituali che inizialmente l’avevano formata in considerazione delle ricchezze, della diversità delle culture e delle tradizioni di varie nazioni”. “È proprio il Vangelo, comune a tutti i popoli europei, a costituire un fondamento durevole di tutti” ha rilevato, osservando inoltre a proposito della presidenza polacca: “Per meravigliare Europa non basta un cristianesimo scialbo, c’è bisogno di un cristianesimo autentico mentre oggi c’è il rischio di tradire l’anima dell’Europa. La dittatura del relativismo e la cultura della morte sono tanto promosse da sembrare onnipresenti mentre il cristianesimo viene sempre di più respinto nella sfera privata”.