EDITORIALE
Consiglio europeo a Bruxelles il 23 e il 24 giugno
Alla fine della prossima settimana, il 23 e 24 giugno, il Consiglio europeo si riunirà a Bruxelles sotto la presidenza di Herman von Rompuy. All’ordine del giorno il nuovo piano di aiuto alla Grecia, l’ufficializzazione della data di adesione della Croazia all’Ue e soprattutto la risposta positiva dell’Europa al difficile processo di democratizzazione nei Paesi arabi del Nord Africa. Una volta annunciato il nuovo piano di aiuto per la Grecia (con o senza partecipazione del settore privato) e l’ufficializzazione della data di adesione della Croazia all’Unione europea (1 marzo 2013), resterà giusto il tempo per presentare il nome del nuovo presidente della Banca centrale europea (l’italiano Mario Draghi), poi vedremo già i nostri capi riunirsi per la loro tradizionale foto di famiglia. Lì finirà la parte ritenuta importante, in ogni caso, dai media audiovisivi, che torneranno subito dopo ai fatti di cronaca, alle catastrofi naturali e sanitarie, alla politica nazionale. È la logica dei grandi media. Resta in piedi la questione di come fornire un’informazione più completa ai cittadini su questo fondamentale appuntamento europeo. Si rivolge al tempo stesso ai politici e ai cittadini, ed è primordiale affinché il fossato che vediamo scavarsi tra le azioni dei nostri responsabili al più alto livello e le preoccupazioni quotidiane degli europei non diventi un giorno invalicabile.Nei giornali più seri e più completi si parlerà ancora del “semestre europeo”, il nuovo esercizio congiunto per valutare i programmi nazionali in materia di riforme economiche e di risanamento del bilancio. Ci si può aspettare anche che la migrazione e la storia romanzata costruita intorno all’Area Schengen – altri due temi sull’agenda del vertice – trovino un’eco più sostenuta dall’uno o dall’altro Paese membro. Tuttavia, ciò che rischia di trasformarsi in una trappola è la messa in moto di una partnership globale con i Paesi del Sud del Mediterraneo. Non bisogna gridare allo scandalo prima che avvenga, ma questa disattenzione mediatica alla risposta positiva dell’Europa alla primavera araba sarà motivo di rimpianto.Il 25 maggio la Commissione europea ha annunciato la sua volontà di riformare la politica del vicinato europeo, che riguarda i sedici Paesi confinanti del Mediterraneo e dell’Est. Per sostenere la democratizzazione e lo sviluppo economico, la Commissione suggerisce di aumentare di 1,2 miliardi di euro i 5,7 miliardi già previsti per il triennio 2011-2013. Propone anche di negoziare a termine alcune zone di libero scambio e l’abolizione dei visti con i Paesi più avanzati. L’innovazione principale sarà invece che i finanziamenti non saranno più accordati secondo un criterio geografico (un terzo ai Paesi dell’Est e due terzi ai Paesi del Sud), ma in funzione delle evoluzioni politiche nei Paesi interessati. In tal modo, il rispetto delle libertà e dei diritti umani diventerà la bussola per l’impegno europeo.Sono state le difficoltà materiali e le aspirazioni delle giovani generazioni alla libertà ad aver scatenato la crisi attuale e la trasformazione dei regimi clanici (già descritti da Ibn Khaldoun nel XIV secolo con il termine assbiya). Spesso questi regimi hanno funzionato con una certa diversità culturale e religiosa. L’Unione Europea può vigilare alla preservazione dei diritti delle minoranze nei nuovi regimi politici che si installeranno adesso. Per esempio, la settimana scorsa, i Fratelli Musulmani in Egitto hanno annunciato di voler istituzionalizzare lo zakat, il contributo obbligatorio dei musulmani per i poveri. I cristiani sarebbero esenti da questa imposta, ma il loro statuto di cittadini di seconda classe li costringe a versarlo. La proposta positiva della Commissione, la promessa di un appoggio rafforzato e condizionale è importante ed è al tempo stesso incoraggiante il fatto che la Polonia – che assumerà la presidenza del Consiglio dell’Ue nel secondo semestre – abbia annunciato che il suo governo dedicherà un’attenzione particolare “al rispetto dei diritti delle minoranze, compresi i cristiani, in quei Paesi”.Tuttavia, il denaro non è tutto, e neppure la diplomazia. L’impegno dell’Europa per i suoi valori passa anche per le informazioni che riceviamo e per l’interesse che abbiamo nei confronti di ciò che costituisce attualmente il più grande progresso e la migliore speranza “per lo sviluppo integrale dell’umanità”. Papa Benedetto XVI ha adoperato questa espressione nella sua enciclica Caritas in veritate. I cristiani in Europa possono dunque sentirsi più specificamente interpellati dalla primavera araba e dalla risposta positiva dell’Ue.