EDITORIALE

Costruire insieme

Il meeting tra Istituzioni Ue e leader religiosi

“Io vengo dalla Bosnia Erzegovina e la mia gente ha sofferto molto per la guerra negli anni Novanta. Sono contento che Mladic sia stato assicurato alla giustizia. Noi musulmani in Europa nutriamo molte speranze verso l’Ue”. Mustafa Ceric è il gran mufti bosniaco ed era tra i rappresentanti musulmani durante il meeting tra istituzioni Ue e leader religiosi, svoltosi il 30 maggio a Bruxelles. Un appuntamento annuale, questo, che risponde al dettato dell’articolo 17 del Trattato di Lisbona, ma che in questi anni ha assunto il significato di un confronto aperto e sereno, di reciproco rispetto, per chi opera sul piano della politica e chi, invece, si impegna più direttamente per la promozione umana, la spiritualità e l’etica, la costruzione di valori condivisi attorno ai quali ogni donna e uomo del nostro tempo possa ritrovarsi. Non a caso sono continuamente risuonate al Berlaymont, sede della Commissione Ue, termini quali dignità umana, diritti essenziali, giustizia sociale, solidarietà.L’appuntamento di quest’anno non poteva trascurare le grandi trasformazioni in atto sulla sponda meridionale del Mediterraneo e in vari Paesi mediorientali, dove tanti giovani e varie forze popolari chiedono con vigore, spesso anche a costo della propria vita, i diritti basilari, la costruzione di democrazie moderne, il rispetto delle donne e delle minoranze, siano esse etniche, religiose, culturali. “Dall’inizio dell’anno – si legge in un commento della Commissione Ue diffuso al termine del meeting – assistiamo ad eventi epocali nei Paesi a noi più vicini che ci ricordano il vento di democratizzazione che ha investito l’Europa centro-orientale tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta. Con i nostri vicini abbiamo in comune il futuro”. L’Europa “è soprattutto determinata a promuovere e tutelare le libertà e i diritti democratici, non solo nel nostro continente, ma anche al di là dei suoi confini. La democrazia è stata il motore della pace e della prosperità in Europa e l’Ue intende condividere questi benefici con tutti i suoi partner”. Gli esponenti politici (Buzek per il Parlamento Ue, Van Rompuy per il Consiglio, Barroso per la Commissione) hanno parlato la stessa lingua dei capi religiosi. Autorevole e folta la rappresentanza della Chiesa cattolica, con mons. Adrianus Van Luyn e il card. Reinhard Marx, rispettivamente presidente e vice presidente della Comece e il card. Kaminierz Nycz, arcivescovo di Varsavia. Le parole risuonate a Bruxelles sono state le medesime, che si trattasse di cristiani, di musulmani, di ebrei, di buddisti. Le sottolineature circa la necessità di difendere la libertà di credo sono andate di pari passo con quelle intese a promuovere la tutela della dignità di ogni persona, la convivenza pacifica, i diritti inalienabili, la giustizia sociale che si raggiunge anche mediante un equilibrato sviluppo economico. Tra Ue e Chiese si è registrato un incontro che ha saputo guardare in alto, ai valori condivisi, all’etica, alla storia e al domani, senza peraltro mai perdere di vista le attese più urgenti e concrete dei popoli, europei ed extraeuropei. Il richiamo esplicito e reiterato alla figura di Giovanni Paolo II è parso infine indicare una strada di coraggio, di apertura e di determinazione che Wojtyla ha saputo manifestare nel corso del suo lungo pontificato.